Il tempo è scaduto per l'euro a 17 paesi

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Il tempo è scaduto per l'euro a 17 paesi

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Gideon Rachman, in Time to plan a velvet divorce for the euro, si allinea a coloro che sostengono come ormai non vi sia più alternativa alla fine delle esperimento dell'Unione monetaria a 17. Nonostante abbia spesso evidenziato gli errori di fondo su cui è stata costruita la zona euro, in passato Rachman non era mai arrivato a sostenere l'interruzione dell'esperimento euro, per il rischio dell'armageddon economico che ne sarebbe conseguito. Ma, sostiene il Columnist del Financial Times, l'Europa è arrivata ormai ad una situazione tale per cui la migliore opzione perccoribile non è un ritorno immediato alle monete nazionali, ma quella che definisce un “divorzio di velluto”, vale a dire la continuazione dell'unione monetaria solo per un nocciolo duro di stati europei, con la Germania al centro del sistema.
L'euro attuale non può continuare e la transizione sarà drammatica e pericolosa. Martin Wolf ha tracciato in un articolo di venerdì sul FT il peggior scenario possibile: rottura dell' ordine legale in Grecia ed il collasso finanziario in Europa. Come qualcuno con un minimo di responsabilità potrebbe correre questo rischio?, si chiede Rachman. La risposta è che l'alternativa non è praticabile e anche meno attrattiva. Nel weekend i leader del G8 hanno ribadito il loro impegno a tenere la Grecia nell'euro, attraverso un mix magico di stimolo alla crescita ed austerità, che possa restaurare pareggio di bilancio e sviluppo. E la cosa peggiore è che anche se anche questo curioso piano di politica economica dovesse funzionare e tamponare i problemi attuali, i limiti strutturali dell'Unione rimarrebbero e si riproporrebbero in futuro. Senza la possibilità di svalutare le proprie monete,infatti, le economie periferiche rimarrebbero infatti in una situazione di svalutazione interna, vale a dire calo dei salari e crescita della disoccupazione. 
Il vero problema è che l'euro non ha una unione politica alle spalle, nessun governo centrale in grado di porre la disciplina fiscale e nessun budget federale per trasferire fondi dai paesi ricchi a quelli più in difficoltà. Cambiamenti oggi impossibili da ipotizzare: l'idea di un trasferimento permanente di sovranità da Atene a Bruxelles è stata rigettata più volte dai politici greci ed in Germania il federalismo fiscale rimane un'anatema. Poi, anche se i politici europei riuscissero a superare le resistenze popolari e creare un'unione politica, questa nuova entità creerebbe un vuoto pericoloso per le democrazie nazionali. Sacrificando i parlamenti nazionali per l'euro, la cura potrebbe anche essere peggio della malattia, fomentando sentimenti nazionalisti e xenofobi in tutta Europa. 
Dato che le alternative alla rottura perdono di giorno in giorno sempre più credibilità, è necessario pensare a come gestire quest'evento nel modo meno traumatizzante possibile. I piani previsti da Bruxelles sono inefficaci, limitandosi a prevedere un'uscita della Grecia, seguita da uno sforzo supplementare per un muro di protezione per gli altri paesi a rischio. Piani che rispecchiano i tentativi falliti di limitare ad Atene la crisi. L'uscita della Grecia produrrà inevitabilmente un contagio, rendendo chiaro che la permanenza nell'euro non è inevitabile. I mercati si scaglieranno contro la prossima vittima: permettere all'euro di essere soggetto del panico dei mercati finanziari sarebbe lo scenario peggiore e molto peggiore della rottura della moneta unica. Vorrebbe dire la perdita di miliardi di soldi pubblici, frutto di tagli su educazione e ricerca, il caos politico ed economico che causerebbe panico pubblico ed ulteriore discredito per la classe dirigente. Sarebbe preferibile per la classe dirigente europea preparare quei paesi che sono in grado e volenterosi di restare nella zona euro e annunciare un piano per un divorzio amichevole e ordinato con quelli che non possono per i fondamentali economici per continuare. Solo in questo modo potrebbero essere evitati conseguenze dolorose e squilibri sociali. Quasi tutti i paesi membri hanno adottato l'euro senza un referendum, e potrebbero lasciare allo stesso modo.

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