La guerra dei PIIGS: Tsipras denuncia l'asse iberica contro Atene

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Lo scorso mese, nel vivo dei negoziati, o meglio dell'atteggiamento che circondava l'estensione del piano di salvataggio greco, di tutti i paesi in Europa, era stata la Francia, apparentemente stanca di camminare all'ombra della Germania, ad annunciare di essere "pronta a sostenere la Grecia" nei negoziati sul debito. "La Francia è più che pronta a sostenere la Grecia", ha detto il ministro delle Finanze francese Sapin, aggiungendo che gli sforzi della Grecia per rinegoziare il suo debito erano "legittimi". Sapin ha sollecitato un "nuovo contratto tra la Grecia e i suoi partner."
 
Naturalmente, riassume ZeroHedge, questa fretta non ha portato da nessuna parte perché, come tutti sanno, la Francia è irrilevante in Europa e conta solo l'opinione della Germania: la Germania ha accettato solo un'estensione del salvataggio della Grecia respingendo tutte le richieste di Syriza e così il governo Tsipras non ha mantenuto le sue promesse pre-elettorali, e per molti versi, si è rivelato solo la continuazione del precedente governo Samaras. Del sostegno dei francesi per una svalutazione del debito greco, comprensibile dal momento che un giorno, prima o poi, richiederanno una simile negoziazione del debito, è stato preso atto ... e prontamente ignorato:
 
Tuttavia, l'aspetto più singolare è che sono stati i pari finanziari della Grecia, gli altri PIIGS insolventi, in particolare Spagna e Portogallo, che esistono solo grazie alla buona volontà della BCE di acquistare le loro obbligazioni, che hanno avuto un approccio molto più intransigente verso la Grecia, e infatti erano fermamenti contrari alla proposta di rinegoziazione del debito greco come la stessa Germania.
 
Tsipras ha chiarito il suo dispiacere per il tradimento di quelli che un tempo erano i suoi compagni insolventi quando ha accusato la Spagna e il Portogallo il Sabato di "condurre una cospirazione conservatrice per rovesciare il suo governo anti-austerità"
 
Come riporta Reuters, in un discorso al suo partito Syriza, Tsipras ha dichiarato:

"Abbiamo trovato contro di noi un'asse di poteri guidata dai governi di Spagna e Portogallo che, per ovvie ragioni politiche, hanno cercato di far finire l'intero negoziato nel baratro. Il loro piano era ed è indebolire, rovesciare o costringere il nostro governo a una resa incondizionata prima che il nostro lavoro inizi a dare frutti e prima che l'esempio greco influenzi altri paesi, in particolare prima delle elezioni in Spagna".

Questo non deve sorprendere: che il nuovo movimento Podemos sia una seria minaccia per il Partito del primo ministro Mariano Rajoy è confermato dagli ultimi sondaggi.

La reazione di Madrid e Lisbona non si è fatta attendere. Secondo quando riporta Bloomberg, Rajoy ha scritto al Consiglio europeo e alla Commissione una lettera in cui chiede che siano loro a rispondere alle accuse. “Spagna e Portogallo hanno votato esattamente come il resto dei paesi europei e non sono responsabili della frustrazione generata dalla sinistra radicale greca che ha promesso ai suoi cittadini qualcosa che questi sapevano non poter mantenere, come è stato dimostrato”. 

Niente di tutto questo si tradurrà in un ritiro delle dichiarazioni da parte deigoverni coinvilti ma porterà ad ancora più animosità, non solo tra il "Nord" e il "Sud" Europa, ma fra le nazioni periferiche stesse. Forse proprio come la Merkel ha voluto fin dall'inizio. 

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