La prima base militare cinese in Africa cambia le prospettive del continente

Nel 2016 l'Africa potrebbe diventare un nuovo "peso" per gli Stati Uniti e "un'ancora di salvezza" per la Cina

3377
La prima base militare cinese in Africa cambia le prospettive del continente

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


Alla fine del 2015, la Cina ha accettato di aprire  la sua prima base navale africana a Gibuti, un piccolo stato che è già sede di installazioni militari negli Stati Uniti, Francia e Giappone. Tale decisione porterà ad un maggiore coinvolgimento di Pechino in Africa, in modo che "gli Stati Uniti dovrebbero essere molto nervoso", scrive l'analista James Poulos su 'The Week'.
 
Secondo l'esperto, i due paesi devono affrontare una situazione complessa e, nel caso dello stato americano, "inquietante". "A causa delle differenti sfide e priorità delle due potenze, l'intervento in Africa sta emergendo come una festa per la Cina e un problema per gli Stati Uniti", ha detto Poulos.
 
Gibuti è un piccolo paese africano che si distingue per la sua posizione strategica: situato tra la Somalia e l'Eritrea e di fronte allo Yemen, è bagnato dal Mar Rosso e dal Golfo di Aden. Peraltro, questo Stato potrebbe diventare un nuovo luogo di accoglienza degli investimenti provenienti dalla Cina. Come dice James Poulos, il gigante asiatico ha trovato in Africa "non solo un mercato per i soldi, ma per forza lavoro e terreni, componenti essenziali della crescita economica sostenuta."
 
Un analista finanziario privato ha detto al Council on Foreign Relations degli Stati Uniti "La Cina opera in Africa con un maggiore aplomb e dispone di relazioni più definite e vantaggiose di quelle delle aziende e del governo degli Stati Uniti." Gli investimenti asiatici nella zona avranno la forma di prestiti e crediti all'esportazione, a differenza degli aiuti senza interessi occidentali, che impediscono la crescita economica nella regione.
 
La Cina sta progredendo in Africa, mentre gli Stati Uniti non stanno avendo molto successo. Le principali priorità di sicurezza americana sono neutralizzare e contenere gruppi terroristici come Al Shabab in Somalia, lo stato islamico in Libia e Boko Haram in Nigeria. Tuttavia, tali piani "gridano disperazione", dice Poulos.
 
"L'influenza di Al Shabab è stata notevolmente ridotta e la vicina Etiopia ha deciso che i droni americani non decolleranno più dalla città meridionale di Arba Minch. In altre parole, mentre la Cina inizia qualcosa di nuovo a Gibuti, gli Stati Uniti sono limitati a quel paese per sviluppare le loro operazioni in Africa orientale: un punto di appoggio precario in un ambiente competitivo ", spiega l'analista.
 
Gli Stati Uniti d'America non hanno prosperato nella lotta contro lo Stato Islamico e Boko Haram. Tuttavia, "è difficile considerare il coinvolgimento degli Stati Uniti in Africa quest'anno a qualcosa di più di un'improvvisazione reattiva e di scarse risorse e risultati in un luogo vasto e ostile."
 
Sulla base di tutto ciò, nel 2016 l'Africa potrebbe diventare un nuovo "peso" per gli Stati Uniti e una "ancora di salvezza" per la Cina, sintetizza l'editorialista.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza di Fabrizio Verde Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)   Una finestra aperta Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia? di Francesco Santoianni In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke" di Paolo Desogus Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke"

Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke"

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad di Marinella Mondaini La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad

La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Il caro prezzo della Bari "attrattiva" di Antonio Di Siena Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti