La sinistra tedesca si interroga sulla moneta unica

2009
La sinistra tedesca si interroga sulla moneta unica

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In un'interessante articolo su The Guardian, e Costas Lapavitsas Heiner Flassbeck  analizzano la profonda crisi dell'Eurozona, sottolineando come l'euroscetticismo montante non è più appannaggio solo della destra. 
Nonostante i disastri che li hanno colpiti, i paesi periferici sono troppo terrorizzati per affrontare apertamente la questione e perfino in Grecia, dove l'economia è stata distrutta e la coalizione di governo appare instabile, l'unico partito d'opposizione credibile Syriza è riluttante a mettere in discussione la partecipazione all'euro. E, proseguono i due autori nella loro analisi, paradossalmente è solo in Germania - l'unico paese che in apparenza sta reggendo all'urto anche se è solo il rimpiazzo di una domanda interna in stagnazione - dove avviene il dibattito più vivace sul futuro politico europeo. 
La destra tedesca è da lungo tempo scettica riguardo l'Unione Monetaria. L'economista conservatore Hans-Werner Sinn, ad esempio, ha dichiarato che i paesi periferici farebbero meglio ad uscire dall'Eurozona per recuperare la loro competitività.  La sinistra tedesca, al contrario, ha criticato l'austerità, chiesto più investimenti, controlli sulle banche e redistribuzione del reddito, ma sostenendo che il problema dell'Europa è rappresentato dalle politiche neoliberiste e non dall'unione monetaria. Un recente intervento di Oskar Lafontaine, leader di Linke, ha cambiato però le carte in tavola. Uno dei padri fondatori dell'euro come ministro delle finanze alla fine degli anni '90, Lafontaine ha invocato il ritorno alle monete nazionali in un sistema gestito di tassi di cambio, dichiarando esplicitamente come che la moneta unica agisca come meccanismo per l'espansione della Germania a spese dei suoi vicini. Accumulando surplus commerciali e diventando prestatore verso il resto del mondo, Berlino ha mandato in rovina le economie periferiche costringendole ad una posizione di deficit e debito. Gli unici che ne traggono un evidente vantaggio dal sistema: le grandi imprese esportatrici e le grandi banche, in Germania e altrove.
In questo sistema è assurdo, concludono i due autori, che la sinistra rifiuti l'austerità e intanto finga che l'unione monetaria non sia da criticare o che addirittura sia desiderabile. La verità è che i paesi periferici sono imprigionati in una trappola monetaria che genera austerità e prima l'euro sarà rimpiazzato da un meccanismo di tassi di cambio controllati e prima l'Europa potrà tornare a respirare. L'attuale dibattito all'interno della sinistra tedesca offre la prospettiva di una critica coerente e di sinistra verso l'unione monetaria e verso l'Unione Europea. 
 
Per una traduzione completa del testo di  Costas Lapavitsas e Heiner Flassbeck si rimanda e si ringrazia http://vocidallestero.blogspot.it/2013/07/in-germania-la-sinistra-inizia-dubitare.html

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