La tigre di carta argentina: Milei, BRICS e Brasile dopo le elezioni

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La tigre di carta argentina: Milei, BRICS e Brasile dopo le elezioni

“Tutti i reazionari sono tigri di carta”, affermava nel 1946 il leader rivoluzionario cinese Mao Tse Tung. Il presidente eletto dell’Argentina, il fanatico neoliberista Javier Milei, quello che in campagna elettorale diceva di voler segare la ‘casta’ a colpi di motosega e voler rompere ogni rapporto con Cina, Russia e Iran, conferma in pieno la definizione del leader cinese. 

La novella tigre di carta Milei, infatti, dopo aver giurato di non voler fare affari con i paesi comunisti, quindi chiudere ogni rapporto con i principali partner commerciali di Buenos Aires Brasile e Cina, oltre a voler impedire che l’Argentina si incorpori nei BRICS nel gennaio 2024, adesso assume una postura molto più conciliante tramite il suo futuro ministro degli Esteri. 

Secondo il media argentino TN, che cita fonti vicine al partito La Libertad Avanza (LLA), la  futura squadra incaricata delle relazioni internazionali del governo del presidente eletto dell'Argentina, il libertario Javier Milei, sta seriamente considerando la possibilità di mantenere l'inclusione dell'Argentina nei BRICS, anche se con una partecipazione definita come passiva. 

"Non farò affari con nessun comunista. Sono un difensore della libertà, della pace e della democrazia. I comunisti non c’entrano con questo", aveva dichiarato indicando l’intenzione di fermare l'ingresso dell'Argentina nei BRICS, che entrerà in vigore il 1° gennaio, e assicurando di voler rompere i legami del Paese con Brasile e Cina. 

Tuttavia, il ripensamento del presidente eletto sull'appartenenza dell'Argentina al blocco, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, sarebbe in linea con il tono moderato di politica estera deciso dalla squadra del fanatico neoliberista. Non a caso, proprio questa settimana, il possibile futuro ministro degli Esteri di Milei, Diana Mondino, ha avuto un incontro con l'ambasciatore cinese in Argentina, Wang Wei, in cui si sono impegnati a lavorare insieme.

La decisione di non cancellare l'adesione dell'Argentina ai BRICS risponderebbe a una realtà che gli esperti in materia hanno esposto al Gabinetto di Milei: che il Paese "non è in grado di rifiutare spazi di appartenenza". Diversi uffici diplomatici e accademici, spesso consultati dal team di Milei, ritengono che i BRICS rappresentino più un'opportunità che un rischio.  

"Molti vorrebbero sedersi a quel tavolo e non possono", ha dichiarato una delle fonti a TN, spiegando che il lavoro dei BRICS non si svolge solo durante il vertice annuale dei leader, ma richiede un coordinamento preventivo tra diversi settori in ciascuno dei Paesi membri, il che consente un legame quasi esclusivo con i funzionari che rappresentano quelle nazioni.

La Cina è il secondo partner commerciale di Buenos Aires appartenente ai BRICS, che comprende anche il Brasile, primo partner dell'Argentina, quindi mantenere i legami con entrambi i Paesi aiuterebbe non solo a sostenere il mercato delle importazioni e delle esportazioni, ma anche a incrementarlo.

Le fonti aggiungono che l'adesione e l'adozione di una posizione moderata consentirebbe all'Argentina di occupare un posto in un gruppo di influenza, senza esporsi a legami con partner scomodi per il nuovo governo.

Disgelo col Brasile

Javier Milei, che aveva accusato il presidente brasiliano Inácio Lula da Silva di essere un “socialista avvelenato” e che durante la campagna elettorale aveva promesso di non incontrare i paesi “comunisti”, anche in questo caso sembra aver cambiato idea, confermandosi una ‘tigre di carta’.

Due settimane prima di assumere la presidenza, il libertario ha inviato una lettera a Lula in cui si rivolge al capo di Stato brasiliano scrivendo "stimato signor presidente", sottolineando il legame tra i due paesi e chiedendo a Lula di lavorare insieme sul rapporto bilaterale, oltre ad invitarlo alla sua cerimonia di insediamento. La lettera è giunta a Lula dalle mani di quella che sarà la futura ministra degli Esteri del libertario: Diana Mondino, durante un viaggio compiuto questa domenica a Brasilia, senza preavviso, e organizzato dall'ambasciatore argentino in Brasile, Daniel Scioli.  

L’ex candidato peronista alla presidenza che uscì sconfitto nel confronto con Mauricio Macri. Scioli avrebbe negoziato con il partito di Milei per ricoprire lo stesso incarico per i prossimi quattro anni. 

Diana Mondino ha inoltre voluto negare che Milei abbia problemi personali con Lula: "Una cosa è la critica all'ideologia, un'altra è la persona. Questo è diverso e dobbiamo separare gli Stati, il governo e il popolo. Il rapporto con il Brasile continuerà nella miglior forma”. 

Il ministro degli Esteri brasiliano Vieira ha affermato che questo primo contatto è stato "molto produttivo". Ha sottolineato che Mondino gli ha detto che il futuro governo vuole un "Mercosur più grande e migliorato". "Abbiamo discusso di questioni relative alle relazioni bilaterali Brasile-Argentina, questioni del Mercosur e questioni relative alle relazioni regionali. Ad esempio, abbiamo parlato di corridoi bioceanici, dei negoziati esterni del Mercosur e dell'espansione delle decisioni del Mercosur, vogliamo un Mercosur più grande e migliore a vantaggio dell’integrazione regionale", ha sottolineato. 

Insomma, sembra proprio che la cosiddetta realpolitik porti il fanatico neoliberista Milei a più miti consigli dopo le sparate della campagna elettorale. 

In conclusione, l'evoluzione della posizione di Javier Milei, dal suo tono radicalmente anti-comunista durante la campagna elettorale all'attuale tentativo di normalizzare i rapporti internazionali dell'Argentina, rivela la fragilità della sua retorica. Nonostante le promesse di tagli netti e di rifiuto dei legami con paesi considerati "comunisti", Milei sembra ora orientato verso una partecipazione passiva nei BRICS e un disgelo nei confronti del Brasile. Questo ripensamento dimostra la mancanza di coerenza nelle dichiarazioni del presidente eletto, definendo la sua figura come quella di una 'tigre di carta' invece che il leone utilizzato prima delle elezioni come simbolo distintivo. Il tentativo di normalizzazione, evidenziato dalla lettera inviata a Inácio Lula da Silva e dagli incontri diplomatici, sembra essere una reazione alla realizzazione che l'Argentina non può ignorare nessuna opportunità di appartenenza internazionale. Tuttavia, resta da vedere se questa apparente moderazione sarà effettivamente tradotta in azioni concrete o se rimarrà solo un adattamento strategico alle nuove responsabilità governative.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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