La Turchia ha segretamente venduto 200 tonnellate di oro all’Iran

"Uno dei più complessi sistemi di finanziamento illecito che i procuratori hanno mai visto"

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La Turchia ha segretamente venduto 200 tonnellate di oro all’Iran

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Lo scambio “oro per gas” tra la Turchia e l’Iran che tanto aveva irritato gli Usa si è rivelato essere parte di "uno dei più complessi sistemi di finanziamento illecito che i procuratori hanno mai visto", una rete che si estendeva dalla Turchia, alla Cina, a Dubai e all'Iran. Sono queste le conclusioni di un rapporto redatto dagli inquirenti turchi e visionato da Bloomberg
 
Nel 2013, l’allora ministro dell’economia, Zafer Caglayan, stava affrontando una situazione che non prometteva nulla di buono per le elezioni municipali di fine marzo e per le presidenziali di agosto: inflazione in aumento, lira debole, crescita in rallentamento e alto deficit corrente.
 
Una misura essenziale della salute finanziaria era estremamente preoccupante: il paese importava molti più beni, servizi e capitali di quelli che esportava. 
 
In ottobre, in un’intervista alla CNBC, Caglayan aveva definito la situazione “insostenibile” e aggiunto che il governo avrebbe dovuto adottare delle misure a riguardo.
 
Quello che non ha menzionato era un un'operazione clandestina per truccare i conti sulle esportazioni avviata più di un anno prima. 
 
Al momento dell’intervista dell’ottobre 2013, l’operazione era ancora in corso. Tre settimane prima, invece, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’ex ministro Caglayan, dopo un incontro di due ore con il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva dato ordine ai suoi collaboratori di trovare il modo di truccare i conti sulle esportazioni in Turchia, migliorando il deficit delle partite correnti di un miliardo di dollari all’anno.

Il modo escogitato ha coinvolto un uomo d’affari iraniano, Sarraf, attraverso il quale Ankara avrebbe esportato 200 tonnellate di oro all’Iran, aggirando il divieto posto dalle sanzioni, via Dubai. Nel mese di aprile, era stato lo stesso Sarraf ad avere ammesso alla TV A Haber di avere facilitato il trasferimento di oro verso l’Iran per un valore di 12 miliardi, pari al 15-15,5% del deficit corrente. 
 
"Tutti questi stratagemmi per mostrare numeri nelle esportazione sempre più elevati non hanno alcuna rilevanza per l'economia reale", ha spiegato Sinan Ulgen, presidente del Centro di Studi Economici e Politica Estera di Istanbul. 
 
Come una team che comprendeva il ministro dell’economia ha cercato di gestire il disavanzo delle partite correnti vendendo oro all’Iran in modo da truccare i conti sulle esportazioni, è descritto in un documento di 300 pagine redatto dagli inquirenti turchi nel 2013. Caglayan e i suoi collaboratori sono anche accusati di aver percepito decine di milioni di dollari in tangenti, secondo il documento, che è stato citato in parlamento dall’opposizione.
 
Quando le indagini a carico di Caglayan e di altri ministri  per un presunto caso di corruzione diffusa sono diventate di dominio pubblico, il ministro dell’economia si è dimesso il 25 dicembre, rimanendo però membro del parlamento e quindi  immune da procedimenti penali. L'indagine stessa, parte di un'inchiesta più ampia su corruzione, contrabbando di oro e collusione illegale, è in fase di stallo dal mese di gennaio quando il procuratore Muammer Akkas è stato rimosso per aver denunciato pressioni su una nuova fase dell'indagine sullo scandalo corruzione in Turchia.
 
Durante la campagna elettorale per le elezioni comunali dello scorso marzo, il primo ministro turco aveva definito l'indagine un tentativo di colpo di stato, accusando membri della polizia e della magistratura che seguono il religioso islamico statunitense Fethullah Gulen di aver fabbricato le prove nel tentativo di rovesciare il suo governo.  

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