L’arma che l’Occidente non può fermare: il segnale strategico di Mosca con “Oreshnik”

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L’arma che l’Occidente non può fermare: il segnale strategico di Mosca con “Oreshnik”

L’utilizzo per la prima volta in combattimento della nuova arma ipersonica russa “Oreshnik” segna un salto qualitativo nel conflitto ucraino e, soprattutto, nel confronto strategico tra Russia e Occidente. Il missile balistico ipersonico è stato impiegato in un attacco di rappresaglia contro infrastrutture critiche in Ucraina, in risposta al tentato attacco del regime di Kiev contro una residenza del presidente russo Vladimir Putin nella regione di Novgorod.

Secondo il Ministero della Difesa russo, l’operazione ha colpito obiettivi energetici e industriali legati al complesso militare-industriale ucraino, inclusi impianti per la produzione di droni. Tutti i bersagli sarebbero stati centrati. L’elemento politico-militare centrale è però l’uso di “Oreshnik”, un sistema ipersonico di medio raggio, mobile e dichiarato “impossibile da intercettare”, capace di superare Mach 10 e con una gittata fino a 5.000 chilometri. La stampa internazionale ha colto immediatamente la portata strategica dell’evento.

Bloomberg sottolinea che, per caratteristiche tecniche, il missile potrebbe raggiungere gran parte dell’Europa e persino la costa occidentale degli Stati Uniti. El País evidenzia come il colpo su Lvov, vicino ai confini UE e NATO, rappresenti un segnale diretto all’Alleanza Atlantica. France 24 riporta l’immediata reazione di Kiev, che ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, parlando di “minaccia alla sicurezza del continente europeo”. Sul terreno, le conseguenze sono pesanti, mentre anche la Russia denuncia attacchi ucraini contro infrastrutture civili nella regione di Belgorod, con oltre mezzo milione di persone rimaste senza servizi essenziali. Una spirale di colpi e contro-colpi che allontana ogni ipotesi di de-escalation.

“Oreshnik” non è solo un’arma, ma un messaggio politico. Mosca ribadisce il proprio diritto alla rappresaglia e alza l’asticella della deterrenza, rispondendo all’uso da parte ucraina - e occidentale - di missili a lungo raggio contro obiettivi in territorio russo. Il fatto che il sistema sia già stato schierato anche in Bielorussia rafforza l’idea di una postura strategica orientata a ridefinire gli equilibri regionali.

In controluce emerge il fallimento della strategia occidentale: l’escalation controllata promessa da Washington e Bruxelles si trasforma in un conflitto sempre più tecnologico e pericoloso, mentre l’Europa appare spettatrice vulnerabile. L’uso di “Oreshnik” mostra che la Russia non intende arretrare e che il mondo unipolare, fondato sulla superiorità militare occidentale, è messo in discussione.


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