La Russia si prepara a inviare un secondo carico di petrolio a Cuba

Dopo l’arrivo a Matanzas di 100mila tonnellate di greggio, Mosca annuncia una nuova spedizione. Díaz-Canel ringrazia Putin

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La Russia si prepara a inviare un secondo carico di petrolio a Cuba

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Mosca non abbandona L’Avana, la solidarietà continua. Il governo della Federazione Russa ha confermato l’invio di un secondo carico di petrolio a Cuba, un gesto che sa molto di sfida politica all’imperialismo statunitense, ma anche di abbraccio tra alleati che hanno condiviso una lunga storia.

A dare l’annuncio è stato il ministro dell’Energia russo, Sergej Tsiviliov, con parole che non lasciano spazio a dubbi: “Cuba è sotto un blocco totale, è isolata. Ma una nave russa ha già rotto quel blocco, e ora stiamo caricando la seconda. Non lasceremo i cubani nei guai”. L’incontro decisivo si è svolto a San Pietroburgo, dove i rappresentanti dell’isola caraibica hanno chiesto aiuto e trovato una sponda pronta a rispondere, come riferisce teleSUR.

La dichiarazione arriva a sole 48 ore dall’attracco nel porto di Matanzas della petroliera Anatoli Kolodkin, con centomila tonnellate di greggio nelle stive. Un carico che rappresenta una vera e propria ancora di salvezza per Cuba: è infatti il primo carico di petrolio che riesce a raggiungere l’isola in tre mesi, dopo che l’amministrazione Trump ha intensificato pressioni diplomatiche e finanziarie su Paesi come Venezuela e Messico, costringendoli dietro minaccia a fermare le spedizioni verso L’Avana che subisce un criminale blocco energetico.

Per capire la portata del gesto, bisogna guardare alla mappa delle difficoltà quotidiane dei cubani. La crisi energetica non è un’astrazione: colpisce gli ospedali, la produzione industriale, i trasporti, le scuole, persino l’approvvigionamento idrico. Ogni interruzione elettrica non è solo un disservizio, ma una piccola emergenza umanitaria. E in questo situazione drammatica, la Russia prova a frenare la crisi, a tamponare questa situazione emergenziale.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, María Zajárova, ha definito l’isola “l’alleato e il socio più stretto nel Mar dei Caraibi”, chiarendo che non si tratta di una solidarietà occasionale, bensì di una “postura storica” contro le pressioni esterne. Parole pesanti, che riecheggiano la Guerra Fredda, ma che oggi suonano come una dichiarazione di intenti in un mondo sempre più colpito dalla tracotanza imperialista.

Dal canto suo, L’Avana non ha nascosto la gratitudine. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ringraziato pubblicamente Vladimir Putin e il governo russo con un messaggio sui social che mescola realismo e orgoglio: “Ci portano la certezza di un’amicizia provata nei momenti più duri. Si sta già lavorando allo scarico, al trattamento e alla distribuzione di questo carico che, sebbene insufficiente in mezzo all’acuta scarsità, allevierà gradualmente la situazione”.

Nelle parole di ringrazimento del presidente cubano c’è tutta la consapevolezza di un Paese abituato a fare i conti con l’emergenza. Perché una nave, anche carica di centomila tonnellate, non può spegnere da sola la sete di energia di un’intera nazione. Ma può accendere una speranza. E, forse, mandare un segnale a Washington: l’assedio, per quanto stretto, può ancora essere violato.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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