L'austerità è figlia dell'irrazionalità dei mercati.

Le scelte dei governi europei secondo Paul de Grauwe

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L'austerità è figlia dell'irrazionalità dei mercati.

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La crisi del debito che ha investito lʼEuropa a partire dal 2009 ha spinto molti paesi dellʼeurozona meridionale ad adottare dei programmi di austerità molto rigidi. Il 1° gennaio 2013 è entrato in vigore il Trattato sulla Stabilità (Fiscal Compact) che pone ai governi nazionali dei vincoli molto stringenti in materia fiscale. Ma quali forze hanno spinto questi paesi verso lʼausterità? Questʼultima è stata lʼinevitabile conseguenza del deterioramento di alcuni fondamentali macroeconomici o piuttosto il risultato della paura e del panico che si sono diffusi nei mercati finanziari stringendo in una morsa i policymakers? E quali implicazioni tali misure di austerità hanno avuto nei paesi che le hanno adottate? Paul De Grauwe e Yuemei Ji hanno cercato di rispondere in Panic-driven austerity in the Eurozone and its implications (Vox).
 
Austerity e Spread. La percezione che si ha sulle soluzioni adottate dagli stati maggiormente investiti dalla crisi del debito è che quei paesi che hanno sentito lʼurgenza di introdurre misure di austerità lʼabbiano fatto sotto la pressione dei mercati finanziari. De Grauwe e Ji hanno posto in relazione il livello di spread di diversi paesi con il grado di austerità: lʼesito è stato che più elevato era il livello di spread di alcuni paesi, più severe sono state le misure di austerità adottate. Ecco, allora, che la Grecia, che aveva il livello di spread più elevato, ha adottato misure di austerità pari al 10% del PIL pro capite mentre la Germania non ha adottato alcuna misura. I due studiosi hanno, quindi, concluso che i mercati hanno esercitato differenti pressioni sui paesi forzando quelli con livelli di spread più elevati ad adottare politiche fiscali austere.
 
Due teorie sullo spread. Ma il giudizio del mercato (misurato dallo spread) è un indicatore corretto da utilizzare quando i politici si trovano a dover decidere quanta austerità adottare? Secondo una prima teoria, lʼaumento del livello di spread sarebbe il risultato del deterioramento di alcuni fondamentali macroeconomici: mercato come messaggero di cattive notizie. In base ad una seconda teoria, movimenti collettivi di paura e panico possono guidare gli spreads lontano dai fondamentali. Sebbene i fondamentali non vadano ignorati, in momenti in cui panico e paura invadono i mercati, il ruolo delle Banche Centrali risulta fondamentale a restituire fiducia: nel settembre 2012 lʼannuncio della BCE di impegnarsi illimitatamente come prestatore di ultima istanza ha pacificato i mercati scongiurando il collasso dellʼeurozona.

Da quel momento in poi, infatti, lo spread ha iniziato a diminuire in tutti i paesi a rischio. E i fondamentali macroeconomici? Hanno un ruolo sul contrarsi del livello di spread? Per De Grauwe e Ji la risposta è negativa in quanto alla diminuzione dello spread causato dallʼeffetto annuncio della Banca Centrale non è seguito un rispettivo calo del rapporto debito/PIL: tale rapporto, anzi, è aumentato in tutti i paesi in cui lo spread ha iniziato a declinare a seguito dellʼannuncio della BCE. In pratica, quindi, se i fondamentali avessero davvero un ruolo nel definire i movimenti dello spread, questʼultimo sarebbe dovuto aumentare ulteriormente. Ma così non è stato. De Grauwe e Ji concludono quindi che le oscillazioni dei livelli di spread sono fortemente sensibili ai sentimenti dei mercati. 
 
Gli effetti dellʼausterità guidata dal panico. Lʼincertezza e il panico nei mercati finanziari hanno, quindi, spinto molti governi ad adottare misure di austerità.
In base allʼanalisi dei due economisti, i paesi che hanno attuato le politiche più austere hanno sperimentato anche un declino più deciso del PIL. Non solo: più intensa lʼausterità, maggiore lʼincremento del rapporto debito/PIL. Le misure di austerità, quindi, non hanno condotto né ad un miglioramento dei fondamentali né alla ripresa economica, spingendo anzi i paesi che le avevano adottate in una recessione ancora più profonda. La medicina austerità, quindi, non si è rivelata adeguata alla malattia da curare, ovvero gli elevati livelli di debito pubblico di molti paesi.
Conclusioni. Fin dallʼinizio della crisi del debito i mercati finanziari hanno dato segnali sbagliati: presi dalla paura e dal panico, i mercati hanno spinto lo spread a livelli artificialmente elevati e costretto molte nazioni ad adottare severi programmi di austerità che hanno causato una grande sofferenza a molte persone. In secondo luogo, i sentimenti dei mercati, panico e paura, non possono essere considerati come guide per lʼadozione di politiche economiche. I paesi dellʼeurozona che hanno problemi nelle finanze pubbliche devono certamente mettere a posto i loro conti. Ma il tempismo e la severità dei programmi di austerità sono stati dettati dai sentimenti di mercato e non da processi decisionali razionali. Infine i mercati finanziari non indicano ai paesi del nord di stimolare le loro economie, introducendo così una tendenza deflazionistica che accentua la recessione.

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