Le minacce di Juncker per "Bruxelles Capitale"

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Le minacce di Juncker per "Bruxelles Capitale"

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di Simone Nastasi

Evidentemente l'inchiesta sul “mondo di mezzo” deve avere fatto il giro del mondo. Evidentemente perchè adesso ad utilizzare quei toni minacciosi e intimidatori che i magistrati italiani definiscono sovente un “metodo mafioso”, non sono soltanto quei personaggi coinvolti a vario titolo nell'inchiesta della Procura di Roma, che sono stati ascoltati mentre al telefono profferivano minacce o intimidazioni di vario genere verso i propri malcapitati interlocutori di turno. A quanto pare anche dalle parti di Bruxelles, nel mandamento in cui rientra la sede della Commissione Europea, devono conoscere, e bene, l'utilizzo di metodi che se in Italia vengono considerati “mafiosi” in altre parti d'Europa, evidentemente, sono considerati efficaci e basta. D'altronde come ha scritto il New York Times, in Italia non “c'è un angolo di terra immune dal crimine” e allora, avranno pensato a Bruxelles, meglio adattarsi al contesto ed utilizzare quei metodi che in Italia, meglio che da altri parti devono conoscere così bene.

Questo allora deve avere pensato anche l'attuale capo della Commissione europea Jean Claude Juncker  - l'ex premier lussemburghese che secondo le malelingue avrebbe l'abitudine di bere cognac di prima mattina - quando l'altro giorno, ha voluto dettare ai giornalisti del quotidiano tedesco “Faz” una dichiarazionie sull'Italia dagli stessi toni che si possono leggere nelle conversazioni registrate e contenute negli atti dell'inchiesta sul cosiddetto “mondo di mezzo”.  Va subito scritto a scanso di equivoci, e per fortuna si potrebbe aggiungere, che le dichiarazioni di  Juncker, almeno per adesso, non presumono l'utilizzo della violenza nè tantomento il ricorso alle armi. Dichiarazioni dal chiaro tono intimidatorio secondo le quali qualora l'Italia si rifiutasse di fare quelle riforme che dall'Europa o dalla Germania le stanno chiedendo di fare ci sarebbero per lei “gravi conseguenze”. Almeno per adesso, nonostante i toni siano più da “cupola” del crimine che da organismo istituzionale, siamo ancora sul campo delle parole. Ma quali siano queste conseguenze Juncker non lo dice apertamente, aggiungendo tuttavia “che se alle parole non seguono i fatti, a marzo, interverremo severamente”.

Per fortuna di Juncker, a Bruxelles e dintorni, non esiste almeno per ora un magistrato della severità di Giuseppe Pignatone, Capo della Procura di Roma, titolare dell'inchiesta che a quanto pare, avrebbe sgominato una vera associazione a delinquere con base a Roma che agiva con metodi mafiosi, ossia facendo ricorso all'uso della forza (mediante violenza fisica o soltanto verbale) per raggiungere i suoi scopi.  

Dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Juncker la domanda potrebbe allora essere una: come le avrebbe giudicate il Giuseppe Pignatone di turno? La risposta, per forze di cose, non può essere data. Per adesso, in attesa che chissà magari un domani arrivi qualcuno a punire veramente tali modi di fare politica, la risposta dell'Italia alle minacce di Juncker si è affidata alle dichiarazioni del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan il quale, in maniera educata ma non troppo intimorita, ha detto che “le riforme le facciamo perchè servono a noi e non perchè ce lo dicono gli altri”. Aggiungendo inoltre, a proposito della richiesta pervenuta da Bruxelles, che “è una cosa che già sappiamo”. Come a dire, perchè ce lo ripetete? A Palazzo Chigi allora, qualcuno si è voluto interrogare sulle ragioni che hanno spinto Juncker ad esprimersi con questi toni. Per adesso nessuna risposta ma soltanto un dubbio: sarà stata colpa del cognac?

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