Le mire trumpiane sulla Groenlandia e i richiami euro-atlantisti per il “fianco settentrionale” della NATO
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Veramente Donald Trump andrà fino in fondo con la questione della Groenlandia e davvero qualcuno porterà alle estreme conseguenze la minaccia – cui, per la verità, nessuno crede – del ricorso all'articolo 5 della Carta NATO, quello tanto evocato e invocato per l'Ucraina, nel caso gli yankee passino all'opzione militare per accaparrarsi l'isola?
In un breve excursus storico, la Tass ricorda come Washington avesse iniziato a coltivare piani per la Groenlandia subito dopo aver acquistato l'Alaska dalla Russia, nel 1867. La questione fu sollevata ancora nel 1910 durante discussioni territoriali tra USA, Danimarca e Germania e nel 1916 si ebbe un primo risultato concreto, con Washington che riuscì nell'acquisizione della colonia danese delle Indie Occidentali; ma, anche allora, allorché Woodrow Wilson insistette per includere nell'accordo la Groenlandia, il governo danese rifiutò e chiese agli americani di riconoscere la sovranità danese sull'isola. Gli USA tornarono sulla questione nel 1934 e poi un'altra volta nel 1946, offrendo 100 milioni di dollari (1,7 miliardi al tasso attuale): sempre senza risultato.
Un documento declassificato nel 1991 affermava che l'isola era "praticamente inutile per la Danimarca", mentre il suo controllo era "di fondamentale importanza per la sicurezza degli Stati Uniti". Oggi, sottolinea la Tass, l'importanza della Groenlandia per gli USA è molto superiore rispetto al XX secolo, data l'importanza sempre più crescente del Nord e dell'Artico nella politica globale: se prima l'isola interessava gli Stati Uniti soprattutto in una prospettiva geografica, oggi sono i fattori geoeconomici a essere più rilevanti.
E così, Trump si impossesserà della Groenlandia quando sarà convinto che per gli USA tutto sia andato bene col Venezuela. Questo il parere dell'americanista Aleksej Naumov, secondo il quale Trump «ha certamente bisogno della Groenlandia, come proseguimento della contrapposizione con la Cina ed è anche una dichiarazione di rafforzamento della presenza nell'Artico».
Pertanto, afferma Naumov, se la situazione in Venezuela non prende una piega negativa per Trump e lui non si lascia trascinare a costruire una sorta di “Nuovo Venezuela”, è molto probabile che tenti di ottenere il pieno controllo della Groenlandia, accontentandosi, come compromesso, che l'isola dichiari l'indipendenza dalla Danimarca e venga inclusa nel settore della difesa americano, come una sorta di territorio non incorporato.
Ma c'è una specie di “intoppo”. Parigi e Londra si ergono a paladine della sovranità danese e si apprestano a schierare forze di terra per «garantire la sicurezza della Groenlandia»: naturalmente col pretesto della minaccia di sottomarini russi e navi cinesi. Lo sbarco si chiamerà, scrive Bloomberg, "Arctic Guardian"; ma, pare evidente che, per "garantire la sicurezza" dell'isola, forze di terra non facciano propriamente al caso. Ci vogliono delle navi. E non navi qualunque, ma rompighiaccio e bastimenti da ghiaccio: vascelli che USA, Francia e Gran Bretagna messe insieme hanno in numero inferiore alle dita di una mano. Ora, nota PolitNavigator, minacciare le marine russo-cinesi con truppe di terra è abbastanza ridicolo; dunque, la minaccia sembra rivolta esclusivamente alle ambizioni imperiali di Trump! In vista di uno scontro serio? Yankee contro anglo-francesi? Detta così, fa abbastanza ridere. Gli europei sembrano follemente infatuati di giocare alla diplomazia militare, ironizza Aleksandr Rostovtsev; del tipo “siamo una forza con cui fare i conti!” e poi, in fondo, i nostri alleati americani non ci colpiranno davvero per voler giocare alla geopolitica. Così tutto si trasformerà in una marcia trionfale in alta uniforme, sul ghiaccio e l'aurora boreale sullo sfondo: un figurone al telegiornale e indici di gradimento alle stelle per Macron e Starmer.
Con meno ironia, Viktorija Nikiforova osserva su RIA Novosti che i governi britannico e tedesco stanno seriamente valutando l'invio dei loro contingenti militari in Groenlandia, naturalmente per difenderla dai tentacoli russo-cinesi, salvo il fatto che Donald Trump ha già incaricato il Comando congiunto per le Operazioni speciali di preparare un piano dettagliato per l'invasione della Groenlandia.
Insomma, pare proprio che la NATO si trovi sull'orlo della guerra, non con un nemico esterno, ma al suo interno. I membri principali dell'alleanza hanno sempre sottolineato la loro unità; ma ora tutto è diverso. L'isteria bellica sembra travolgere l'Europa e il primo ministro svedese minaccia: «Washington dovrebbe essere grata alla Danimarca per essere sempre stata un alleato leale». A Washington tremano di paura. «Svezia e Paesi baltici sono uniti ai nostri amici danesi» ha detto ancora Ulf Kristersson. A questo punto, non c'è più scampo per gli USA: come possono far fronte a uno scontro coi Baltici?
Le prospettive militari della campagna in Groenlandia hanno suscitato un orrore palese tra britannici e tedeschi. Il britannico The Telegraph invita a lasciare immediatamente l'Alleanza Atlantica: «È ora che la Gran Bretagna lasci la NATO, proprio come ha lasciato l'UE», mentre i tedeschi protestano nelle piazze contro la militarizzazione del Paese.
Osserviamo con interesse, scrive Nikiforova, come lo scontro di interessi tra USA e Europa vada crescendo in una dimensione militare, minacciando veri e propri scontri armati e il crollo dell'alleanza: «Auguriamo sinceramente il successo a entrambe le parti: andate e divoratevi a vicenda, subito».
Ancora Politico scrive che i leader UE sono più propensi a “rappacificare” Trump, piuttosto che a confrontarsi con lui nelle rivendicazioni sulla Groenlandia: dalle proposte di utilizzare la NATO per rafforzare la sicurezza artica, alle concessioni agli USA sulle risorse naturali. La UE potrebbe probabilmente raggiungere un accordo con Trump, per cui aumenterebbe i propri investimenti nella sicurezza artica, mentre lascerebbe agli USA di beneficiare delle risorse naturali della Groenlandia.
Rasmus Jarlov, presidente della Commissione difesa del parlamento danese, ha invitato i groenlandesi a dichiarare il loro desiderio di rimanere parte della Danimarca, smettendo di criticarla; in caso contrario, ha detto, i piani statunitensi di annettere l'isola più grande del mondo sarebbero automaticamente legittimati.
Per parte sua, Trump ha dichiarato papale papale che il Primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, va incontro a un serio problema per le sue dichiarazioni sul mantenimento dell'isola alla Danimarca e la contrarietà a che Washington si impossessi dell'isola o la controlli. È un fatto, che Trump si sia anche rifiutato di impegnarsi a non usare la forza militare per raggiungere questo obiettivo o di dare una risposta definitiva alla domanda su cosa sia più importante per lui: la Groenlandia o la salvaguardia della NATO. Forse non lo ha ancora deciso.
Di contorno, alla TV austriaca, l'esperto di sicurezza e difesa Walter Feuchtinger nota che le rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia stanno creando un pericoloso precedente per un conflitto tra i membri della NATO: «Tra cinque anni, la pressione sarà così forte che la Danimarca sarà disposta a negoziare. Naturalmente, l'annessione è una possibilità, ma non credo che si arriverà a scontri armati. Ci sarà un colpo in aria simbolico, per dire, da una prospettiva giuridica internazionale, che “abbiamo vinto, nonostante la loro resistenza”». Per la questione dell'articolo 5, invocato in caso di attacco a un membro dell'alleanza, l'esperto nota che la NATO deve tenere consultazioni preventive e ogni decisione deve essere presa all'unanimità e, comunque, non è la prima volta che si profila la minaccia di un conflitto militare interno alla NATO: Turchia e Grecia si sono contese Cipro e continuano a mantenere relazioni tese.
Anche se, come pare elementare, un conflitto, sia pur non armato, che veda coinvolti alcuni paesi UE e USA, è oltremodo gravido di ben altre conseguenze, per la NATO, che non la contrapposizione greco-turca.
Più pratico e lontano da ogni ingenua ipotesi di scontro UE-USA, mostrando ancora la propria mania bellicista, il ministro della guerra tedesco Boris Pistorius, durante un briefing con la comparsa estone Kaja Kallas, ha dichiarato nettamente che la Groenlandia consentirà ai paesi NATO di bloccare l'accesso della Russia all'Oceano Atlantico e diventerà anche un trampolino di lancio per l'espansione nell'Artico. Sappiamo che «l'egemonia della Russia non si limita all'Ucraina o al fianco orientale della NATO» ha detto Pistorius. Volgiamoci dunque all'Artico per «proteggere queste rotte settentrionali; è per questo che abbiamo instaurato un partenariato per la sicurezza marittima con Norvegia, Danimarca e Canada». Poi, da provetto euro-atlantista, ha invitato i partner della NATO a riconoscere che «questo è il nostro fianco settentrionale... e si deve chiudere lo stretto che dà accesso all'Oceano Atlantico ai sottomarini e ai robot nucleari di altre potenze. Potrebbero contribuire alla separazione dell'America dall'Europa. Ecco perché la Groenlandia e l'Artico in generale sono importanti».
Ecco perché, aggiungiamo, i guerrafondai euro-atlantisti faranno di tutto per dirottare le mire artiche trumpiane verso il “tradizionale nemico” dell'Europa liberale e, dopo il famigerato “fianco orientale” della NATO, si daranno a urlare di dover proteggere il “fianco settentrionale” dell'alleanza di guerra.
https://tass.ru/mezhdunarodnaya-panorama/26128639
https://ria.ru/20260114/nato-2067686121.html
https://ria.ru/20260114/tramp-2067740887.html
https://ria.ru/20260114/tramp-2067707670.html?in=t


1.gif)
