Lettere dalla Siria

Alcuni racconti di storie umane e prospettive future che contraddistinguono la rivoluzione siriana

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Thomas Friedma in Letters from Syria racconta della sua recente visita al confine tra Siria e Turchia, dove è stato accolto da un contingente locale del Free Syrian Army, fuori dalla città siriana di Darkush. Nonostante questo sia un territorio “liberato”, la guerra è costante. Il comandante ribelle locale, Muatasim Bila Abul Fida, intervistato da Friedman sostiene come: “Senza l'aiuto di Iran ed Hezbollah, Assad cadrebbe”, ma anche in quel caso “ci vorranno cinque o sei anni, perché i paesi vogliono la Sharia e noi vogliamo la democrazia”. 
E' proprio questo l'elemento che Friedman rimarca nella sua analisi, vale a dire le diverse storie e prospettive future che contraddistinguono la rivoluzione siriana. Un uomo d'affari cristiano d'Aleppo gli ha confidato che se le elezioni si tenessero oggi, Assad vincerebbe “con il 75% dei voti”, perché molti siriani vogliono l'ordine e si sono stufati della guerra. Poche ore prima nel campo profugo turco di Antakya, un giovane sunnita scappato dal feudo alawita di Latakiya gli ha invece parlato delle ingiustizie nel sistema siriano attuale e dichiarato come il problema della Siria sia la famiglia Assad, non la setta Alawita che domina il regime. I membri della Camera di Commercio di Antakya, il cui presidente gli mostra orgogliosamente le 20 differenti chiese, moschee ed una sinagoga ancora operante nella città a pochi chilometri dal confine con la Siria. Ci sono radici culturali propensi per il multiculturalismo nella regione che un nuovo governo siriano dovrebbe appoggiare — ma c'è anche l'opposto. A Antakya, Friedman ha anche  incontrato due esperti strategici, che hanno sottolineato come la legione straniera araba di combattenti islamisti  che dalla Cecenia alla Libia si sono uniti in Siria per combattere contro Assad non fanno pensare che il dopo Assad sarà una democrazia liberale. Se i principali sostenitori e finanziatori dei ribelli sono Arabia Saudita e Qatar, la nuova Siria si potrebbe trasformare da un regime iraniano-sciita a sunnita. 
La soluzione per un processo di transizione positivo del dopo Assad sarebbe la presenza di un leader forte con una visione che possa unire le diverse anime e sostenuto dalla comunità internazionale. Ma ancora manca. Ed il disordine in Siria può avere conseguenze drammatiche in tutta la regione medio orientale: se il dopo Assad sarà seguito da una guerra civile, lo scontro varcherà i confini — con i sciiti del Libano che cercheranno legami con gli Alawiti/Sciiti della Siria, i curdi in Siria, Iraq, Iran e Turchia che avranno il pretesto definitivo sul Kurdistan, ed i sunniti dell'Iraq, Giordania e Siria si opporranno ai sciiti di Libano, Siria, Iran, Iraq, Arabia Saudita e Bahrein. Potremo entrare in una nuova fase di ridefinizione dei confini del Medio Oriente, conclude Friedman, non da forze coloniali come alla fine della prima guerra mondiale ma dalle logiche settarie interne.

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