L'euro sta portando l'Italia al capolinea

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L'euro sta portando l'Italia al capolinea

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Il cambio sta portando l'Italia al capolinea. Con queste parole Ambrose Evans-Pitchard sul Telegraph sostiene come il paese resterà intrappolato nella crisi economica e come l'aumento di fiducia segnalato nel mese di giugno – indice salito miracolosamente da da 71,7 a 91,6 in un mese - sia stato solo un inganno per contenere l'immensa deflazione da debito.
 
Molti hanno letto quei dati come il fatto che la crisi dell'Europa era ormai alle spalle e gli investitori di tutto il mondo si sono riversati sugli asset italiani senza soffermarsi su dettagli. I rendimenti dei bond italiani a 10 anni sono scesi di 40 punti base in una settimana e l'indice MIB della Borsa di Milano ha raggiunto i massimi a 19.496 punti.
 
Ma poi l'istituto di statistica italiano Istat, sostiene il Columnist del Telegraph, ha rilevato alcuni dettagli della sua indagine solo un mese dopo, ma soltanto pochi economisti italiani vi avevano prestato attenzione. Le autorità italiane - in balia dei Bocconi Boys - danno grande peso alle teorie per le quali solo la fiducia può vincere l'austerità fiscale, insieme a una moneta sopravvalutata e una restrizione monetaria. E la moneta è sicuramente in contrazione. L'aggergato monetario italiano M3 si è contratto negli ultimi cinque mesi (passando da  1.329 miliardi a 1.312 miliardi di €). Il premio Nobel Paul Krugman deride questa sotto- branca dell'economia come la "fata fiducia".
 
"La recessione si è appiattita, e questo è tutto", dice Antonio Guglielmi di Mediobanca . "Il rapporto tra debito pubblico e PIL è aumentato di 15 punti percentuali nel corso degli ultimi 15 mesi, perché non c'è crescita. E' tutto a causa degli effetti dell'austerità e del moltiplicatore fiscale. Stiamo facendo lo stesso errore che hanno fatto in Grecia." I dati sulla crescita presentati dal governo dell'1% nel 2014 per poi aumentare progressivamente fino al 2017 sono una finzione secondo Guglielmi. Citigroup, del resto, ha precisato sarà vicino allo zero sino al 2017. 
 
Il tasso di cambio sta portando alla resa dei conti. Da giugno l'euro è salito quasi dell'8% contro il dollaro e lo yuan cinese. E' una situazione grottesca per una regione impantanata in una disoccupazione record. La Banca del Giappone ha appena fatto scendere lo yen del 22% grazie a una strategia massiccia anti-deflattiva e la Banca nazionale svizzera sta tenendo il franco a 1,20 €, giurando di difenderlo contro il mondo intero. E' molto facile indebolire una valuta, sostiene Pitchard ma la zona euro è politicamente incapace di organizzare una politica in tal senso.
 
Per l'Italia questo è un massacro. Secondo Mediobanca l'economia Italiana è molto sensibile al tasso di cambio a causa delle tipologie di prodotti fabbricati (price sensitive), più della Germania.Nel corso degli ultimi 40 anni ogni volta che l'Italia ha agganciato il cambio alla Germania la crescita della sua produttività e competitività si è indebolita, e come si è velocemente ripresa dopo ogni svalutazione. Secondo il rapporto ripreso sul Telòegraph la zona euro ha permesso alla Germania di stabilizzare a proprio vantaggio un surplus commerciale in "stile cinese", accumulando un surplus di 1.400 miliardi di €, il 50% del PIL tedesco, e che ciò equivale a " un pericoloso ' beggar-thy -neighbor" (politica di “frega il tuo vicino”, ndt) , un gioco a somma zero per la zona euro".
 
Nel rapporto si scrive anche come l'Italia è entrata in una "spirale negativa della produttività" solo dopo aver fissato i tassi di cambio prima dell'entrata nella UEM, nel 1996. Non riconoscerlo, "significa negare l'evidenza" . E ha citato il cosiddetto "Ciclo di Frenkel" , quando arriva alla settima e ultima fase del "collasso", il brutale epilogo di ogni sistema a cambi fissi e di ogni unione monetaria che non riesce a soddisfare le quattro condizioni di base di un'area valutaria ottimale. Che sono la mobilità del lavoro attraverso le frontiere, la flessibilità dei salari e dei prezzi, i trasferimenti fiscali e i cicli economici allineati. L'area dell'euro non ne soddisfa nessuna.
 
L'Italia, conclude Evans Pitchard, non è un caso disperato. La sua posizione patrimoniale netta sull'estero è – 30% del PIL, rispetto al – 92% per la Spagna , e – 100% per il Portogallo. Ha un debito ipotecario molto basso. La ricchezza mediana degli italiani è di € 173.500, che li rende quattro volte più ricchi dei tedeschi, a 51.400 €. L'Italia è il più virtuoso dei grandi Stati della zona euro, con un avanzo primario di 2.5% del PIL. Questo naturalmente significa che può lasciare l'euro quando vuole, senza incorrere in una crisi di finanziamento, ed è abbastanza grande da superare lo shock. I leader europei possono arrestare il deterioramento del paese in qualsiasi momento, intraprendendo una strategia anti-deflattiva che cambierebbe completamente i contorni della crisi e metterebbe in salvo il sud. Ma se non lo fanno - e non vi è alcun segno, ancora - gli italiani saranno costretti a riprendere in mano il proprio destino nazionale.

Per una traduzione completa si rimanda e si ringrazia a: 
http://vocidallestero.blogspot.it/2013/10/telegraph-la-velata-minaccia-di.html#more

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