L'Occidente nel vicolo cieco della tecnica
di Alessandro Mariani
Lo smarrimento dell’uomo di fronte alle macchine da lui stesso create costituisce il nucleo centrale della riflessione di Gunter Anders (al secolo Gunter Stern,1902-1992) uno dei filosofi più originali ed interessanti (e meno conosciuti) del novecento. Secondo il filosofo “senza patria” per eccellenza (non solo in senso geografico ma anche filosofico) nel rendersi conto di esser ormai superato dalle sue creazioni l’uomo si sente inutile e obsoleto, provando la cosiddetta “vergogna prometeica”. A questo ha fatto esplicito riferimento Giorgio Agamben nella sua rubrica online (cfr. Il bastone e la mano- “Una voce”-, www.quodlibet.it, 16 marzo 2026).
Agamben parte da lontano, citando un verso del profeta Isaia per affermare che al giorno d’oggi l’intelligenza artificiale è il bastone che, sfuggito al controllo, si ritorce contro chi lo brandisce. Va detto che nella storia certi timori sono tutt’altro che nuovi e si ripropongono con formule adattate ai tempi ma con sostanza immutata. O per lo meno apparentemente immutata.
Come è noto nello Zauberlehrling (1797), l’apprendista stregone non riesce più a controllare i fantasmi da lui evocati e i tentativi effettuati in tal senso si risolvono nell’effetto opposto. Ma se in Goethe c’è sempre un maestro in grado di rimediare ai disastri e all’ingenuità dell’allievo, in Anders (Stern) il pessimismo è radicale, volutamente esagerato. Egli dirà poi che l’esagerazione svolge la funzione di una lente di ingrandimento. Dagli anni 50’ in poi il filosofo sarà in prima fila contro i rischi dell’era atomica, mentre la sua denuncia di una società sempre più dominata dalla tecnica passerà sottotono facendo di lui una sorta di Cassandra, condannato ad essere usato incidentalmente e strumentalmente.
Di tanto pessimismo Agamben sembra aver raccolto il testimone ma se in questo può dare legittimamente l’impressione di un ricorso esagerato all’ ”esagerazione”, per altri versi la sua è una riflessione spietatamente realista. Così è ad esempio quando rileva che né Hitler né Stalin ebbero la sfrontatezza di parlare dei loro nemici come fa il capo pro-tempore del paese che in occidente viene considerato il caposaldo della democrazia. Nessuno dei due dittatori disse a proposito del leader di un paese ostile “lo uccideremo” e men che meno, riferito agli abitanti, di quel paese “li massacreremo” (cfr. Capi di stato ed assassini - “Una voce”-, www.quodlibet.it, 10 marzo 2026). Oggi, dopo gli attacchi proditori al Venezuela e all’Iran, è definitivamente caduto il velo della superiorità-rispettabilità liberaldemocratica. Di cotanta “sincerità”, per lo meno, va dato atto a colui che è nel contempo nominalmente capo (quindi carnefice) e per altri versi vittima della cosiddetta coalizione Epstein.
Quo usque tandem!... si sarebbe detto in altri tempi. Resta da vedere fino a quando nelle cosiddette democrazie si continuerà ad ammucchiare la polvere sotto il tappeto. Fino a quando continuerà la collaborazione, più o meno sotterranea, con quello che è ormai diventato lo stato canaglia per eccellenza stante il fatto che, a quel che si dice, il 90% delle popolazione dell’ “unica democrazia del medio-oriente” sostiene l’operato di un criminale di guerra, in tandem con il “pericoloso pagliaccio part time e sociopatico a tempo pieno” (copyright Michael Moore) che siede alla Casa Bianca.
Finora, al di là della meritoria presa di posizione di Sanchez, nella compagine occidentale l’unica ver bordata anti trumpiana l’ha sparata il leader di un paese confinante, il Canada. Si tratta di Marc Carney, un ex banchiere, intervenuto guarda caso contro i dazi e.. giusto per cambiare, in ossequio al vitello d’oro del libero mercato.
Questi i leaders. E i popoli dei cosiddetti paesi civili e democratici cosa fanno? La risposta è tutt’altro che consolante; i nuovi conformismi sono colture idroponiche, tanto quelli di ieri erano rassicuranti quanto quelli di oggi portano alla disperazione. C’è solo da chiedersi fino a quando continuerà la cecità di un mondo che, soggiogato dal miraggio dell’AI, crede di potersene giovare per risolvere i problemi e le contraddizioni presenti e future. Magari fino a quando sarà la stessa AI (il bastone sfuggito di mano) a suggerire l’olocausto nucleare come soluzione finale per un mondo sempre più angusto ed affollato?
In questo marasma le riflessioni di Agamben, sono limpida acqua di fonte rispetto a quella putrida che da più rivoli, inclusi quelli della cosiddetta libera informazione, ci viene propinata tutti i giorni.

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