L’Ucraina consentirà all’esercito Usa di entrare sul proprio territorio

La Rada ha approvato due provvedimenti molto controversi rispetto agli accordi siglati a Minsk

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L’Ucraina consentirà all’esercito Usa di entrare sul proprio territorio

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di Eugenio Cipolla

Giornata molto intensa quella di ieri per la Rada. Il Parlamento ucraino, infatti, ha approvato una serie di provvedimenti che hanno fatto tremare e non poco i fragili equilibri degli accordi di Minsk-2, siglati lo scorso febbraio. Senza dubbio importante  è stato il via libera allo status speciale per le aree del sud-est del paese controllate dai ribelli filorussi. L’autonomia dovrebbe durare tre anni, ma potrà essere avviata esclusivamente dopo lo svolgimento di elezioni locali sotto la supervisione delle autorità ucraine.
 
Una postilla, quest’ultima, che ha mandato su tutte le furie le autorità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, così come il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov. «Quella dell’Ucraina è una grossolana violazione degli accordi di Minsk», ha detto il ministro degli Esteri di Mosca. «E’ un tentativo di far dipendere la messa in atto del provvedimento dalle elezioni nelle regioni del sud-est, che si svolgeranno senza la partecipazione degli attuali leader delle autoproclamate repubbliche popolare di Donetsk e Lugansk».
 
«E’ un punto di non ritorno nel processo di pace», gli ha fatto eco qualche ora dopo Denis Pushilin, primo ministro della Repubblica di Donetsk, facendo capire che i ribelli non staranno certo a guardare. Il clima da qualche giorno, almeno politicamente, è tornato infuocato. «Noi tratteremo solo con i rappresentanti di Donetsk e Luhansk eletti legittimamente secondo la legge ucraina», ha detto nel fine settimana il presidente Poroshenko. «E questo dovrà avvenire in un processo che rispetterà gli standard internazionali, inclusi quelli dell’Osce, in elezioni riconosciute da tutto il mondo civile». Insomma, Kiev ci ha tenuto ribadire che considera le elezioni presidenziali e legislative dello scorso 2 novembre una farsa. E lo ha sottolineato nella proposta approvata ieri, dove si prevede che regolari elezioni potranno tenersi solo dopo che tutti i miliziani filorussi e i loro leader avranno abbandonato il Paese.
 
Una dichiarazione di guerra in piena regola, se si considera anche che, qualche ora dopo, la Rada, su spinta dei deputati più filo-occidentali, ha approvato due risoluzioni molto controverse rispetto agli accordi siglati a Minsk: la prima definisce i territori sotto il controllo dei ribelli «provvisoriamente occupati», mentre la seconda contiene un appello al Consiglio di Sicurezza dell'Onu e al Consiglio dell'Unione europea affinché in Ucraina venga dispiegato un contingente di peacekeeping. Sull’ultima questione i separatisti si sono già espressi in maniera nettamente contraria, convinti che un’eventualità del genere possa impedire la piena attuazione degli accordi di Minsk. La Russia, al contrario, ha lanciato timidi segnali di apertura. «Se ne può discutere, ma ci deve essere il consenso di entrambe le parti in conflitto», ha precisato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov.
 
Nel corso dell’intensa sessione di ieri, infine, il Parlamento ucraino ha approvato anche un provvedimento (snobbato dai media occidentali) che consentirà alle truppe statunitensi e polacche di entrare sul proprio territorio per effettuare esercitazioni militari in diverse parti del paese (Mykolaiv, Kherson, Odessa, Lviv). Per il 2015 sono previste tre manovre congiunte fra le forze di Kiev e quelle Usa. Si prevede che da Washington arriveranno all’incirca un migliaio di soldati con attrezzature militari al seguito. Ed è difficile a questo punto non chiedersi se, nei container pieni di roba americana, non ci sarà anche qualche “regalo” speciale per l’esercito ucraino.  

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