Non serve il Nostradamus dell'economia

Il modello classico IS-LM si è rivelato il migliore a prevedere la crisi in atto

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Non serve il Nostradamus dell'economia

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Riprendendo le recenti dichiarazioni dell'economista Noah Smith sul numero crescente di economisti che si vantano oggi di aver “predetto la crisi”  senza però specificare cosa – la bolla immobiliare, la caduta di Lehman Brothers o la lentezza della ripresa – Paul Krugman in Non prophet economics, uno dei suoi ultimi post sul suo blog per il New York Times, sottolinea come sarebbe importante nella teoria economica poter giudicare i modelli e non gli individui. Ovviamente c'è bisogno di persone che sappiano interpretare questi modelli, ma l'obiettivo deve essere la ricerca di una struttura economica corretta, non il nuovo Nostradamus. Inoltre, prosegue nell'analisi il premio Nobel, si dovrebbero valutare i modelli sulla performance tendenziale e non su singoli eventi: se l'approccio prevedeva, ad esempio, il collasso immobiliare ma anche l'inflazione per la politica monetaria espansiva sulla Fed deve essere giudicato come un approccio che funziona. 
E' importante comprendere inoltre che l'obiettivo di ricerca deve essere di previsioni condizionali – quello che accade dati gli eventi che sono parti del modello – non assolute. Era, ad esempio, difficile nell'inverno del 2011 sapere come la Bce di Mario Draghi avrebbe risposto alla crisi della zona euro ed era difficile pensare che avrebbe iniziato ad acquistare i titoli del debito pubblico dei paesi maggiormente indebitati. Ma non è un fallimento del modello.
Secondo Krugman il modello classico della politica macro-economica – IS-LM – ha previsto molto bene le recenti accadimenti: non ha predetto la bolla immobiliare e la profonda recessione conseguente, come gli altri modelli. Ma ha previsto che un volta vicino allo zero, i paesi avrebbero accumulati grandi deficit senza poter utilizzare la leva dei tassi d'interesse; che le Banche centrali possano aumentare drasticamente la base monetaria senza inflazione in questa situazione; che le politiche fiscale in contrazione avrebbero prodotto spirali recessive.
Ammettendo alcuni errori nel recente passato proprio per essersi discostatosi dal suo modello di riferimento - in particolare l'annuncio di una crisi fiscale imminente nel 2003, senza comprendere che, al contrario dell'Argentina, gli Stati Uniti non erano vulnerabili perché potevano acquistare ancora nella loro moneta – Krugman conclude che per il bene del dibattito politico futuro è il modello che deve essere giudicato, non le singole persone.

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