Per una candidatura indipendente di Bloomberg

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Thomas Friedman in One for the country, riprende un tema che ha già sostenuto più volte nelle scorse settimane: la presenza di un candidato indipendente alle elezioni presidenziali del prossimo novembre in grado di dare al sistema bipolare americano quello shock positivo di cui ha bisogno. E Friedman sostiene che l'uomo perfetto sarebbe l'attuale sindaco di New York, Bloomberg.
Il primo mandato di Obama deve essere considerato positivo. Nonostante avesse ereditato la peggior crisi dal 1929, l'amministrazione vanta buoni risultati sul lato dell'economia, della sicurezza nazionale ed ha il merito di aver intrapreso importanti riforme strutturali, dalla sanità pubblica all'imposizione di standard ambientali. Ma con l'Europa in pericolo, il Medio Oriente in subbuglio, i prezzi petroliferi in aumento ed il cambiamento climatico sempre più minaccioso, il prossimo mandato presidenziale dovrà affrontare sfide ancora maggiori. Per fare in modo che gli Stati Uniti restino il punto di riferimento di stabilità per il mondo, è necessario che nei prossimi 5 anni siano prese decisioni storiche. E per farlo c'è bisogno di quella leadership che i due partiti al momento non sembrano offrire.
In gioco ci sono scelte difficili e sacrifici condivisi da affrontare, in particolare come riorientare l'economia in un sentiero di crescita sostenibile per l'ambiente, come garantire maggiore occupazione ed al contempo migliorare le infrastrutture, come riequilibrare i conti del bilancio garantendo maggiori investimenti per educazione e ricerca. Con il dibattito ingolfato sul veto repubblicano a nuove tasse e la difficoltà di individuare i settori dove tagliare, nessun partito sembra oggi in grado di poter dare le risposte giuste. Per questo, ribadisce Friedman, un candidato indipendente – “come l'ottimo oratore, moderato socialmente e fiscalmente conservatore Bloomberg” — potrebbe orientare nuovamente il dibattito presidenziale su ciò che è necessario per restaurare le fondamenta della leadership globale americana prima che imploda del tutto. Mitt Romney non può essere quella persona, per la sua ostinata avversione ad ogni possibile aumento delle tasse. Il presidente Obama, che ha un piano credibile di riduzione del deficit e di nuovi investimenti, avrebbe le credenziali per continuare a guidare il paese, ma al momento sembra più interessato a facili slogan populisti, in particolare l'imposizione della “Buffett tax”, che ad impegnarsi in difficili riforme strutturali. Sebastian Mallaby, un esperto di economia internazionale del Council of Foreign Relations, in un articolo sul FT ha recentemente sostenuto che è comprovato che i ricchi debbano pagare più tasse ma “una campagna populista è più semplice di una proposta seria”. 
Secondo Friedman, Bloomberg non deve vincere o concorrere fino alla fine, ma, per il bene delle riforme necessarie al paese, dovrebbe semplicemente partecipare ai dibattiti e ottenere quel 15-20% d'elettorato in grado di spostare il risultato finale ed il corso della nuova amministrazione di qualunque partito sia. Offrendo gli strumenti per compiere importanti riforme e mostrare il supporto di un numero crescente di americani che si descrivono indipendenti rispetto alla logica bipolare, forzerebbe i due candidati ad assumere le sue posizioni seriamente. “Un candidato indipendente spiegherebbe che il problema delle tasse è questo: dato che devono aumentare, come posso farlo in modo che gravino il meno possibile sull'economia?” ha scritto il columnist del Washington Post Matt Miller. 
Dopo la scadenza del suo mandato da sindaco di New York nel 2013, Bloomberg avrà più tempo per la sua fondazione. Ma, conclude Friedman, il gesto di maggior filantropia che potrebbe compiere in questo momento sarebbe concorrere come indipendente alla carica presidenziale, almeno il tempo necessario per partecipare a tutti i dibattiti. I principali beneficiari sarebbero le generazioni future di americani.

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