Quale peso politico hanno i disoccupati?

Perché un'economia di sottoccupazione permanente non crea un clima di oltraggio pubblico?

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Il rapporto sull'occupazione di venerdì mostrava segnali incoraggianti, ma dato lo stato depresso attuale dell'economia, sostiene Paul Krugman in Defining prosperity down,  si dovrebbero aggiungere 300 mila lavori al mese, non meno di 200 mila. Secondo l'Economic Policy Institute, gli Stati Uniti avrebbero bisogno di oltre cinque anni a questo tasso per ritornare al livello di occupazione precedente alla Grande Recessione. 
Il rischio, sostiene Krugman con una visione più pessimistica, è che le politiche scelte dall'autorità governative attualmente semplicemente non lo renderanno possibile. Sconfitta da un punto di vista intellettuale, l'austerità continua a condizionare ancora la maggior parte delle scelte del governo dal punto di vista fiscale. L'azione monetaria aggressiva della Fed, quello che ad esempio la Banca di Giappone ha deciso di intraprendere, come risposta alla stagnazione economica si è improvvisamente interrotta. 
Di fronte a questo scenario, il settore privato mostra alcuni segnali positivi, ma largamente insufficienti: gli investimenti nell'high tech è già oltre i livelli pre-recessione e dopo sei anni dove in America non si è più costruita una casa, il settore immobiliare sta cercando un rimbalzo. Il problema è che il processo di guarigione privata non potrà concludersi in modo ottimale se non alimentata correttamente dalla politica. Al momento i mercati finanziari stanno effettivamente scommettendo sul fatto che la Fed stia offrendo un altro caso storico di errori di politica monetaria che impediscono o rallentano le riprese economiche: dopo il rapporto di venerdì sul lavoro, i tassi d'interesse di lungo periodo, che riflettono perlopiù le aspettative sul futuro di quelli a breve, si sono impennati. In questo nuovo quadro il settore immobiliare è frenato dai costi finanziari crescenti, con i mutui a 30 anni che sono cresciuti di un terzo da quando la Fed ha iniziato a parlare di rilassare i suoi sforzi espansivi due mesi fa.
La Fed ha cambiato strategia in parte per assecondare quelli che Krugman definisce “i falchi monetari” che utilizzano l'inflazione potenziale ad ogni segno di ripresa economica per chiedere tassi d'interesse più alti all'istituto di Bernanke. Si sono sbagliati sull'aumento dei prezzi, ma hanno ideato nuove ragioni — stabilità finanziaria e possibili bolle – per continuare nella loro lotta. Per questo, c'è una possibilità concreta che una cattiva politica possa prevenire una ripresa adeguata. Ma, prosegue Krugman nella sua analisi, a questo punto dovrebbe intervenire il processo democratico che sembra però bloccato: sono gli elettori che devono chiedere un cambiamento di rotta.
Si potrebbe pensare che un'economia di sottoccupazione persistente in cui milioni di persone rimangono inoccupati e spesso per un periodo di tempo consistente si crei un clima di oltraggio pubblico. Ma le prove di scienza politica sul rapporto tra economia ed elezioni è ambiguo: ad esempio nel caso in cui la disoccupazione cresce dal 6 al 7% durante un anno elettorale il presidente in carica perderebbe le elezioni, ma se il tasso dovesse restare ad un livello di 8% resterebbe invece in carica. Questo dimostra come i disoccupati permanenti abbiano pochissima capacità di pressione politica. Ma, conclude Krugman, è inevitabile che una situazione esterna capovolge il trend dell'inoccupazione di massa. Il problema è che l'ultima volta in un momento comparabile si è trattato della seconda guerra mondiale.

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