Quelli che.... "Meglio la Troika a decidere per noi"

Alle origini dell'auto-razzismo. Una volta fatta la confusione tra sovranità e sovranisti è facile imbrogliare le carte

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Quelli che....  "Meglio la Troika a decidere per noi"

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di Lorenzo Ferrazzano


Triste è quell'idea secondo cui l'Italia, in tutte le sue forme politiche, sociali e gestionali sia da meno rispetto agli altri paesi. Un pensiero ricorrente di questi giorni di guerra a Bruxelles può essere infatti sintetizzato con lo stupido assunto: «Meglio che sia la Troika a decidere per noi». Perché noi non saremmo capaci di organizzare i conti, perché siamo un popolo immaturo, ottuso, svogliato, furbo.


Triste è quel pensiero secondo cui la sovranità sarebbe “inutile e dannosa”. Una volta fatta la confusione tra sovranità e sovranisti è facile imbrogliare le carte; come se la sovranità sancita nella nostra costituzione abbia qualcosa a che fare con gli affaristi alla Salvini o i palazzinari come Bolsonaro. E invece è lo strumento più prezioso che lo Stato abbia a disposizione per proteggere le minoranze sociali, per tutelare i lavoratori.
Ma certo la sovranità in mano agli italiani sarebbe pericolosa. La sovranità in mano agli Stati invece deprecabile. Perché lo Stato deve accompagnare i processi economici senza intervenire negli equilibri fisiologici o metafisici del Mercato. È questo il grande dogma contemporaneo. Le risorse vadano solo al privato, all'impresa che crea lavoro, anche quando delocalizza (ma fa parte del gioco, Marattin docet). Non un euro venga mai investito in spese sociali, importante conquista di civiltà dell'ultimo secolo. Troppi sprechi: il welfare lo chiamano assistenzialismo.


L'Unione Europea si basa su questa scuola di pensiero e agisce secondo queste modalità di azione. Ci siamo entrati secondo queste regole, per decisione autonoma delle élite, senza alcun dibattito pubblico. Il sistema Europa si basa sull'unica convinzione comune della competizione economica, industriale e geopolitica tra gli Stati. E a suggello di questo struttura c'è Maastricht, una sorta di bacio di Giuda contemporaneo.
E così l'Europa non solo può ma deve intromettersi nel nostro sistema fiscale e legislativo. È la riforma che conta. Meglio ancora se a vantaggio di qualche cosiddetto frugale. Allora vediamolo di nuovo cosa hanno combinato i paesi de Nord, e Germania in testa, quando hanno deciso di insegnare le buone maniere ai nostri fratelli greci.


Dal 2009 al 2017 il Pil ellenico è crollato del 25% e la spesa pubblica del 22%. Nel 2013 la disoccupazione ha toccato il 27,8%, mentre la disoccupazione giovanile era pari al doppio. Nel 2012, secondo l’Oxfam, un terzo dei Greci viveva al di sotto della soglia di povertà e il 17,5% delle persone che avevano tra i 18 e i 60 anni (circa un milione) viveva in famiglie in cui nessuno percepiva lo stipendio. Dal 2008 al 2012, secondo l’UNICEF, i bambini in povertà sono aumentati dal 23% al 40,5%. Dal 2010 al 2012, il tasso dei suicidi legato all’austerità è aumentato del 35%.


Ricordate gli scontri a Bruxelles durante i giorni più difficili dell'epidemia? Quando il virus era soltanto un affare dell'Italietta e non suscitava alcuna “solidarietà”? Repubblica pubblicava in prima pagina “La brutta Europa” e i più fanatici degli europeisti diventavano patriottici all'improvviso, in una sorta di 8 settembre del XXI secolo.


Adesso che il peggio è passato stanno tornando di nuovo sul carro del vincitore, tra le braccia del più forte. Perché l'Italietta in fin dei conti non vale niente rispetto all'efficienza e al grande stile del Nord Europa. Anche quando ti disprezza, anche quando ti odia. Perché “rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno, ma in fondo abbiam capito che il mondo è un teatrino”.

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