Sentenza Assange: una testimonianza da Londra

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Sentenza Assange: una testimonianza da Londra

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di Patrizia Cecconi - Pressenza

Sono da poco passate le 11, ora locale, quando dalla folla di attivisti e giornalisti accalcati fuori del Central Criminal Court arriva un acutissimo grido e poi altre grida altrettanto acute.

Ci spostiamo tutti verso quella direzione temendo qualcosa di drammatico, ma in meno di due secondi si scopre che erano urla di felicità e si aggiungono voci che scandiscono: Julian Assange is free.

 

 

Bene, la giudice non ha concesso l’estradizione per le gravi condizioni psico-fisiche in cui Assange è stato ridotto in questi lunghi mesi passati nel famigerato carcere britannico di Belmarch e ha motivato la sentenza con il rischio che Assange correrebbe se finisse in un carcere di massima sicurezza negli Usa.

Rischio di suicidio, dice la sentenza. Quindi no all’estradizione.

Assange è la prova vivente del coraggio della verità, non quella “medicata” delle veline del potere, anche quando si maschera di democrazia, ma quella vera. Quella che racconta i crimini segreti e che quindi il potere non può tollerare.

Al momento Assange ha superato il rischio più grande: quello dell’estradizione nel paese di cui ha denunciato i crimini più abietti e le bugie che hanno addormentato l’opinione pubblica affinché i crimini denunciati potessero passare come “esportazioni di democrazia”. Cioè l’estradizione negli USA.

Ora vedremo il seguito, ma intanto possiamo condividere l’emozione, la soddisfazione e la gioia delle centinaia di persone che, fuori del tribunale, aspettavano – e temevano – la sentenza.

Un cartello diceva: dopo Assange chi sarà il prossimo?

Ora possiamo avere un briciolo di speranza, ma la lotta per la verità non è finita e neanche quella per restituire ad Assange i suoi diritti. Gli Usa intanto fanno sapere che si appelleranno contro la sentenza di non estradizione.

Chiudiamo questa prima parte della mattinata con una frase pronunciata da Assange una decina di anni fa proprio qui a Londra: “Se le bugie servono alle guerre, la verità può essere utile per iniziare la pace”.

Per ora da Londra è tutto, ma ricordiamo che il no all’estradizione non è ancora la vittoria completa.

 

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