Una corte obbliga Kallas a ritrattare pubblicamente false accuse

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Una corte obbliga Kallas a ritrattare pubblicamente false accuse

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La Corte Suprema dell'Estonia ha respinto il ricorso dell'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, confermando definitivamente una sentenza che la obbliga a una rettifica pubblica per dichiarazioni ritenute diffamatorie. La vicenda risale a un post pubblicato dalla stessa Kallas nel febbraio 2022, quando ricopriva l'incarico di Primo Ministro estone.

Nel messaggio, Kallas affermava che agenti di polizia erano stati aggrediti durante una protesta organizzata da Varro Vooglaid, esponente del partito di opposizione EKRE e presidente della Fondazione per la Protezione della Famiglia e della Tradizione (SAPTK), collegandolo inoltre a una manifestazione anti-restrizioni Covid tenutasi a Tallinn nell'ottobre 2021.

Vooglaid e la SAPTK hanno sporto querela, sostenendo l'infondatezza delle accuse. Un tribunale estone, dopo aver esaminato le prove, si è pronunciato a loro favore lo scorso anno, stabilendo che nessun agente aveva subito aggressioni durante gli eventi in questione e che non sussistevano i collegamenti denunciati da Kallas. Con il rigetto dell'appello da parte della massima corte, la sentenza è divenuta esecutiva.

Sabato, Kallas ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il testo di rettifica imposto dall'autorità giudiziaria, nel quale ha riconosciuto il carattere falso delle proprie precedenti dichiarazioni. La nota non conteneva scuse formali ai querelanti.

La sentenza giunge in un periodo in cui l'operato della diplomatica estone è al centro di un dibattito pubblico che travalica i confini nazionali. Recenti dichiarazioni pubbliche di Kallas su temi storici e di politica internazionale hanno sollevato perplessità e critiche in varie capitali, evidenziando le tensioni esistenti all'interno dell'Unione Europea riguardo all'approccio da adottare nei confronti della Russia. Alcuni analisti e media europei hanno espresso riserve sull'efficacia di uno stile giudicato da alcuni come eccessivamente conflittuale, in un contesto diplomatico già estremamente complesso.

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