Una potenza irresponsabile

La negligenza di Washington minaccia l'economia globale

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In "America cannot live so carelessly forever", Gideon Rachman affronta il tema dello shutdown. Secondo il Columnist del Financial Times, i politici americani sembrano convinti che la ricchezza e il potere della propria nazione lasceranno impunito e senza conseguenze il comportamento irresponsabile che ha portato all'interruzione delle attività non essenziali del governo.   
Già in passato il Congresso ha giocato alla roulette russa con l'arresto del governo e più in generale, negli ultimi 50 anni della storia americana, dall'assassinio di John F. Kennedy, si sono susseguiti diversi melodrammi politici, dal Watergate all'impeachment del presidente Bill Clinton. Ad ogni crisi sono stati in molti a pensare che il sistema americano era prossimo al disfacimento eppure, puntualmente, gli Stati Uniti si sono salvati. Mentre i difetti politici americani sono molto visibili, i suoi punti di forza economici e sociali sono dati troppo per scontati, commenta Rachman. 
Nel corso del tempo, però, sono stati i paesi stranieri ad aver pagato a caro prezzo il comportamento negligente di Washington. Per Bruxelles, la crisi nella zona euro è stata innescata dal crollo di una banca d'affari americana, Lehman Brothers. Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo monetario internazionale, ha avvertito dei danni che la paralisi Usa potrebbe causare all'economia mondiale. Ma queste denunce sono soffocate da litigi egoistici al Congresso. 
La sensazione che gli Stati Uniti siano inclini a un comportamento "negligente", che mette a rischio gli altri, si estende alla politica internazionale. L'America ha pagato un alto prezzo in vite e denaro durante la guerra in Iraq e da quando ha ritirato le truppe sono totalmente disinteressati alle sorti del paese, che nel frattempo, sta scivolando in una violenta guerra settaria
 
 
 
La crisi attuale ha evocato reazioni contrastanti negli stranieri. Molti, come la Lagarde, sanno che il resto del mondo potrebbe pagare un prezzo pesante per la follia di Washington. I detrattori degli americani sostengono, invece, che proprio coloro che si vantano di esportare la democrazia non ne stanno facendo un buon uso in casa. I cinesi saranno stati invece contenti che gli sforzi americani di affermare la loro leadership in Asia attraverso il vertice Apec siano stati contrastati dal fatto che il presidente Barack Obama ha dovuto annullare la sua partecipazione a causa della crisi a Washington. Quanto a Vladimir Putin, il presidente della Russia - che di recente ha firmato un editoriale sulle pagine del New York Times per mettere in guardia gli americani contro i pericoli del credersi "eccezionali" - avrebbe senza dubbio piacere se fossero i mercati stessi a dire che gli americani non sono poi così eccezionali.
Il fatto che l'America sia sopravvissuta più volte al suo comportamento negligente sembra aver convinto i politici americani che possono prendere rischi sempre maggiori con le finanze della nazione. Ma l'America non può continuare a giocare con il fuoco, ammonisce il Columnist.
Se repubblicani e democratici raggiungeranno un accordo sull'innalzamento del tetto del debito prima del 17 ottobre questa storia sarà probabilmente archiviata come una "crisi come le altre". Ma se l'America si bloccherà, avverte Rachman, le cose si faranno serie: si dovrà fare ricorso ad una forma di austerità forzata immediata come quella che ha causato profonde crisi in paesi come la Grecia e la Spagna. La differenza sarà però che l'austerità degli Stati Uniti non sarà stata dettata dalle pressione dei mercati o del Fmi, ma auto-inflitta ai danni dei cittadini americani e dell'economia globale.  

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