4 punti per capire cosa sta succedendo nell'Eurogruppo

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4 punti per capire cosa sta succedendo nell'Eurogruppo


di Paolo Desogus*
 

Vorrei che fossero chiari alcuni punti:


1. Germania, Austria e Olanda non vogliono gli Eurobond per tante ragioni, ma soprattutto perché la loro introduzione metterebbe fine a quel meccanismo criminale chiamato "spread". In quel caso questi paesi dovrebbero infatti cominciare a finanziarsi a tassi sul debito leggermente più alti, mentre per noi, all'opposto, i tassi sarebbe decisamente più bassi. Per noi sarebbe un vantaggio enorme, che oltretutto ci metterebbe al riparo da ulteriori incursioni speculative ricattatorie; mentre per i paesi del nord sarebbe un leggero aggravio che, oltre a pesare sui conti - in maniera sostenibile, sia chiaro - farebbe loro perdere tutta la spocchia di paesi "virtuosi" (verrebbe da dire: "di virtuosi col culo degli altri").


2. Perché il MES? Perché ce lo vogliono imporre? Per commissariare l'economia italiana più di quanto non sia già commissariata. Poche balle: questo fondo ha in dotazione cifre molto basse e riuscirebbe a dare all'Italia circa 35 miliardi, troppo poco per risollevare l'economia, ma abbastanza per far introdurre nel paese la Troika e le sue politiche di tagli e privatizzazioni. E chi si avvantaggerebbe della svendita dei nostri asset nazionali? Da quali paesi arriverebbero i soldi per fare incetta dei nostri beni pubblici? L'esperienza greca dovrebbe averci insegnato qualcosa. Quel che resta di Eni, Enel, porti, aeroporti, Ferrovie dello Stato, Fincantieri, Finmeccanica finirebbe tutto in mano straniera, con conseguenze disastrose. E non ci sarà golden power che tenga.


3. Per carità, in Italia ci sono così tanti fanatici che credono che alla fine, pur di stare in Europa, pur di poter sventolare la bandiera blustellata, dovremmo sottostare a queste amare e umilianti condizioni. Cerchiamo allora di vedere le cose in prospettiva, tenendo conto che negli ultimi 12 anni abbiamo vissuto due crisi economiche. Se da questa ne usciamo svendendo tutto, con la semplice ambizione di sopravvivere, quando tra 10 anni o 15 anni si presenterà l'ennesima crisi, magari anche molto più piccola, in quel caso come la fronteggeremo? Che garanzie potrà dare lo stato, oramai ai minimi termini, per non morire? Cos'altro ci chiederanno di dare in pegno per l'ennesimo MES? Se volete una risposta, date un'occhiata a quello che ora sta accadendo in Grecia, in cui lo stato non ha letteralmente i mezzi per affrontare la crisi sanitaria e l'incipiente crisi economica.


4. Il sogno europeo, settantanni di pace, la fine delle barriere e dei confini, l'Erasmus, l'Inno alla gioia: tutte cose belle, per carità, ma del tutto secondarie rispetto ai vantaggi economici che i paesi del nord hanno costruito sulla pelle degli altri e in particolare dei greci, ma anche sulla nostra. Sia chiaro, non che l'Italia non abbia commesso errori: gli errori ci sono stati, ma ci sono stati anche 30 anni di avanzi primari, senza i miracolosi effetti promessi dai burocrati di Maastricht. Ecco forse dovremmo cominciare a includere nel novero degli errori l'aver scelto di sottostare a dei parametri europei assurdi che non solo non hanno migliorato il paese, ma ora ci stanno spingendo verso il baratro.


*Professore alla Sorbona di Parigi

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