Autobomba a Damasco

I ribelli minacciano il centro della capitale

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Almeno 53 persone sono state uccise giovedì 21 febbraio dall’esplosione di un’autobomba nei pressi della sede del partito Baath e dell'ambasciata russa, nel quartiere di Mazraa a Damasco: l’attacco il più letale nella capitale dopo il doppio attentato suicida del 10 Maggio 2012, in cui morirono 55 persone.
 I colpi di mortaio che martedì 19 febbraio hanno colpito una delle residenze di Assad a Damasco e mercoledì 20 uno stadio di calcio potrebbero suggerire la volontà dei ribelli, che controllano i sobborghi a est e a sud della capitale, di trasferire il conflitto nel centro di Damasco, che è rimasta relativamente isolata in due anni di guerra civile e ha evitato la violenza su larga scala che ha distrutto le altre città siriane, anche se è stata teatro di attacchi che hanno preso di mira edifici governativi e  sedi della sicurezza.
L'attacco è stato condotto mentre la Coalizione nazionale siriana era riunita a Il Cairo per discutere la proposta avanzata dal leader della Coalizione, Moaz al-Khatib, che ha dichiarato di essere disposto al dialogo con esponenti del regime “che non hanno le mano sporche di sangue” in cambio della liberazione di 160mila prigionieri politici e il rinnovo dei passaporti dei siriani all’estero
L’opposizione si è detta disposta a negoziare un accordo di pace per porre fine al conflitto a condizione che Assad non ricopra nessun ruolo e il suo regime venga considerato responsabile delle oltre 70mila vittime di due anni di conflitto.

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