Basi devastate e famiglie abbandonate: il disastro segreto degli USA contro l’Iran

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Basi devastate e famiglie abbandonate: il disastro segreto degli USA contro l’Iran

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La narrazione dell'invincibilità militare statunitense in Asia occidentale si infrange contro una drammatica serie di prove visive e testimonianze dirette.

Nuove fotografie, filmati e drammatici racconti sul campo documentano gli ingenti danni subiti dalle installazioni delle forze armate degli Stati Uniti e l'incapacità del Pentagono di proteggere i propri soldati e i loro familiari dalla risposta missilistica e aerea dell'Iran. A squarciare il velo sulla reale portata del conflitto è una dettagliata inchiesta firmata da MeidasTouch e VALOR Media Network, pubblicata il 23 ottobre.

Il report traccia il ritratto di un apparato militare colto del tutto impreparato: velivoli distrutti sulla pista, caserme incenerite, scorte essenziali azzerate e una cronica mancanza di coordinamento e preavviso da parte dei comandi di Washington. "La situazione è molto peggiore di quanto la gente immagini", ammette senza mezzi termini una fonte militare citata nell’inchiesta. Molti uomini in divisa si dicono sconvolti dalla cattiva gestione e dalla totale assenza di pianificazione strategica fin dalle prime fasi dell'offensiva. C'è chi era stato inviato nell'area per un incarico temporaneo di tre settimane a metà febbraio e si è ritrovato bloccato al fronte per oltre sette mesi. Ma l'elemento più sconcertante riguarda l'inizio delle ostilità: diversi militari impiegati direttamente nel conflitto hanno appreso dell'attacco congiunto statunitense e israeliano sferrato contro l'Iran il 28 febbraio unicamente guardando i telegiornali.

Sui campi di battaglia della regione, la percezione delle truppe è quella di essere state trasformate in facili bersagli. I droni di fabbricazione iraniana, in particolare, si sono rivelati un incubo imprendibile: "Non si vedono di notte. Non hanno luci e navigano via GPS. Il rumore è identico a quello di un piccolo Cessna e a 120 metri d'altezza sembrano grossi falchi. Non avevamo alcuna difesa efficace contro di loro", racconta un soldato.

I dettagli forniti dalle immagini raccolte da soldati e appaltatori civili descrivono una devastazione capillare su scala regionale. Pressappoco ovunque, le difese americane sono state messe a dura prova o ampiamente aggirate.

Presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, le immagini mostrano mense, uffici e alloggiamenti devastati dai raid iraniani sferrati tra marzo e luglio. Tra i velivoli colpiti figurano un aereo da ricognizione radar AWACS E-3 Sentry e due aerei cisterna KC-135. I video documentano inoltre come i cacciatorpediniere d'attacco americani abbiano fallito l'intercettazione di missili balistici diretti contro l'impianto.

La situazione non è stata migliore in Giordania, presso la base aerea di Muwaffaq Salti. Sotto un fuoco d'artiglieria e missilistico talmente frequente che i sistemi d'allarme non riuscivano a tenere il passo, le forze americane hanno registrato il danneggiamento di caccia F-15, F-35, droni MQ-9 Reaper ed elicotteri. Durante la notte del 17 luglio, un attacco diretto contro le caserme ha provocato la morte di tre militari e il ferimento di altri quattro, mentre le fonti riferiscono drammatici tentativi di soccorrere i soldati bloccati dalle fiamme, vanificati dalla totale assenza di adeguati mezzi d'emergenza.

In Kuwait, presso Camp Buehring, per scampare alle bombe diversi reparti si sono dispersi nel deserto, con soldati costretti a vivere all'interno di furgoni per mesi. Le immagini scattate a settembre rivelano che la base è stata quasi completamente abbandonata dall'esercito statunitense.

Negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein la catena di comando ha mostrato ulteriori falle. In assenza di preavvisi o di bunker antiaerei per proteggersi dalle ritorsioni iraniane, i militari negli EAU sono stati costretti a scavarsi trincee di fortuna o a cercarsi rifugio in hotel civili. In Bahrein, le foto della base della Quinta Flotta mostrano danni imponenti alle strutture di comando del quartier generale.

L'aspetto più oscuro di questo report riguarda la gestione delle famiglie dei militari. Nonostante le procedure previste dopo lo scoppio del conflitto di 12 giorni tra Stati Uniti, Israele e Iran nel giugno 2025, il Pentagono si è rifiutato di autorizzare l'evacuazione dei civili. La motivazione ufficiale era che un'evacuazione avrebbe "peggiorato la situazione d'immagine in patria", mentre alti ufficiali venivano portati in salvo al riparo di presunte esercitazioni.

"Siamo stati usati come pedine in una guerra. C'erano molte opportunità per farci evacuare prima del disastro, ma l'ordine non è mai arrivato. Poi l'aeroporto del Bahrein è stato colpito e siamo rimasti intrappolati", denuncia la moglie di un militare. Durante le prime ondate di bombardamenti ritorsivi dell'Iran, molte famiglie con bambini sono state costrette a nascondersi nei parcheggi sotterranei dei centri commerciali, lasciando ai più piccoli traumi psicologici devastanti. Un prezzo umano e strategico altissimo, tenuto finora nascosto all'opinione pubblica.

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La Redazione de l'AntiDiplomatico

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