Bombe a grappolo al regime di Kiev? Una tragedia controproducente

3165
Bombe a grappolo al regime di Kiev? Una tragedia controproducente

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



PICCOLE NOTE

Da tempo l’Ucraina e i falchi Usa fanno pressioni per inviare a Kiev le bombe a grappolo, ordigni vietati da una convenzione internazionale alla quale Washington non ha aderito. Si tratta di micro ordigni incapsulati in vettori che vengono sparati verso l’obiettivo; quindi, il vettore esplode prima di toccare terra, disseminando l’area interessata di mine.

Alyssa Blakemore, su Responsibile Statecraft, spiega perché inviare tali armi a Kiev è del tutto controproducente.


Pericoli duraturi per i civili, soprattutto bambini

“Queste armi – scrive la cronista – sono giustamente stigmatizzate per i pericoli che causano ai civili, sia nell’immediatezza del loro utilizzo che nel lungo periodo. Stime non di parte riferiscono che il tasso di fallimento delle bombe a grappolo è tra il 10 e il 40 per cento, così che gli ordigni inesplosi possono uccidere o mutilare ignari civili molto tempo dopo la conclusione di un conflitto. Molte delle vittime [di tali ordigni] sono bambini, perché essi sono particolarmente attratti dalla forma, dalle dimensioni e dal colore delle mine che restano nel terreno”.

“[…] L’amministrazione Biden ha giustamente espresso preoccupazione per la fornitura di queste armi all’Ucraina, ma ha rifiutato di escluderla del tutto quando sono emersi i primi sussurri sulla richiesta pervenuta dall’Ucraina. Più di recente, la Casa Bianca ha rigettato le dichiarazioni dell’ambasciatrice degli Stati Uniti presso la NATO Linda Thomas-Greenfield, secondo la quale le bombe a grappolo non devono arrivare nel teatro di guerra. Eppure, in qualche modo, la politica degli Stati Uniti è ben conscia delle preoccupazioni della Thomas-Greenfield: la fornitura di bombe a grappolo all’Ucraina, infatti, richiederebbe una deroga presidenziale” alle norme vigenti sull’esportazione di armi.

“[…] La Casa Bianca vuole davvero scommettere sulle immagini strazianti di bambini ucraini sfigurati e senza arti a causa delle armi provenienti dalle sue scorte? Solo lo scorso agosto, gli Stati Uniti hanno annunciato che avrebbero inviato 89 milioni di dollari per aiutare l’Ucraina a rimuovere gli ordigni inesplosi dal suo territorio. Mine antiuomo e residui di munizioni inesplose sono disseminati in aree dell’Ucraina che equivalgono a Virginia, Maryland e Connecticut messi assieme, secondo Politico. La sfida di eliminare tali esplosivi sarebbe solo ulteriormente aggravata” dall’invio delle armi richieste da Kiev.

Nessun vantaggio, tanti i rischi

“[…] Il valore strategico di queste armi non è certo, ma il rischio sì – conclude la Blakemore – ‘La possibilità che l’Ucraina ottenga dei vantaggi nelle fasi attuali e future del conflitto non è in nessun modo dipendente o collegata all’invio di tali armamenti’, ha dichiarato a dicembre un assistente del Congresso alla CNN”.

“L’ammorbidimento della posizione del presidente registrato per i carri armati Abrams e i caccia F-16 è una cosa. Inviare un’arma condannata a livello internazionale è tutt’altro. Il presidente Biden dovrebbe resistere alle pressioni in tal senso sia dell’Ucraina che dei politici statunitensi […]. Non vale la pena correre i rischi reputazionali connessi alla fornitura di un’arma così controversa”.

Alla possibile fornitura di bombe a grappolo all’Ucraina avevamo già dedicato una nota. In questa, riferivamo che uno dei più accesi sostenitori di tale  spedizione è il repubblicano Mike Rogers, il quale spiegava che gli Stati Uniti hanno nei loro “magazzini 3 milioni” di bombe a grappolo e inviarle in Ucraina consentirebbe al governo di risparmiare sullo stoccaggio e di smaltire esplosivi dell’era della Guerra Fredda che altrimenti dovrebbero essere distrutti con costi aggiuntivi (in realtà, probabilmente costerebbe più spedirli a Kiev…).

Tale la controversia sull’ennesima arma magica che potrebbe apparire sul suolo ucraino. Hanno fallito le altre, non sortirebbe l’effetto desiderato neanche questa. Ma la querelle è indicativa del disinteresse degli iper-atlantisti per la sorte degli ucraini, sia di quelli mandati a morire al fronte in una guerra che sanno che non si può vincere, sia dei civili – soprattutto bambini – che inciamperebbero negli anni a venire sui nuovi giocattoli made in Usa.

 Piccole Note

Piccole Note

 

Piccole Note è un blog a cura di Davide Malacaria. Questo il suo canale Telegram per tutti gli aggiornamenti: https://t.me/PiccoleNoteTelegram

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza di Fabrizio Verde Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)   Una finestra aperta Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia? di Francesco Santoianni In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke" di Paolo Desogus Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke"

Gli errori (da non ripetere) della "cultura woke"

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad di Marinella Mondaini La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad

La nuova provocazione della NATO nei pressi di Kaliningrad

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Il caro prezzo della Bari "attrattiva" di Antonio Di Siena Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti