Cina. La strategia del “filo di perle” per il fabbisogno energetico

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Cina. La strategia del “filo di perle” per il fabbisogno energetico

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Diego Angelo Bertozzi

Lo sviluppo economico della Cina popolare, così come il proseguimento delle riforme pianificate nell’ultimo Plenum del Partito comunista, sono necessariamente legate alla capacità di coprire un crescente fabbisogno energetico. Circa il 70% del petrolio che arriva a Pechino dal Nord Africa e dal Medio Oriente transita sul Mar Cinese Meridionale, attraverso lo Stretto di Malacca. La strategia marittima del “filo di perle” è una risposta a questa situazione oggettiva.

Tra i punti di appoggio che lo compongono c’è il porto di Gwadar in Pakistan, in gran parte costruito e finanziato dal Paese di Mezzo. Ora questo snodo situato nei pressi dello Stretto di Hormuz potrebbe diventare il terminale di una rete autostradale e ferroviaria lunga 2.000 km - invece dei quasi 13.000 marittimi! - in grado di collegare Gwadar con la Xinjiang. Un corridoio economico che garantirebbe le importazioni da Africa e Medio Oriente e alimenterebbe le esportazioni di regioni cinesi come il Gansu e il Qinghai. Secondo le stime - l’accordo è stato siglato il luglio scorso - potrebbero servire fino a 10 anni di lavori per un totale di 15 miliardi di dollari. 

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