Blocco energetico contro Cuba, l'Onu tratta con gli Usa
Blackout e medicinali introvabili: la popolazione dipende dalle autobotti per l'acqua potabile
Le Nazioni Unite stanno trattando con il governo degli Stati Uniti per sbloccare l’invio di carburante a Cuba, dove la crisi energetica sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario e i servizi essenziali dell'Isola. Lo ha confermato ieri il portavoce del segretario generale dell’Onu, Stéphane Dujarric, spiegando che l’organizzazione è al lavoro con diversi Stati membri - inclusa Washington - per garantire che gli aiuti umanitari possano arrivare senza ostacoli.
Il nodo è il criminale blocco navale e petrolifero imposto dall’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi ha ulteriormente stretto la morsa attorno a Cuba, limitando l’accesso a finanziamenti internazionali, carburante e forniture essenziali. Ora l’Onu cerca una deroga che consenta di far entrare combustibile destinato esclusivamente a operazioni umanitarie.
Prima di entrare nei dettagli delle trattative, Dujarric ha lanciato un allarme sulla situazione sanitaria cubana, definendola ormai vicina al punto di rottura. Gli ospedali sono alle prese con blackout continui e una carenza drammatica di medicinali. A farne le spese sono soprattutto i reparti di emergenza, i pazienti oncologici, i bambini e le donne in gravidanza.
???? Crisis en #Cuba ???????? por bloqueo petrolero de #EstadosUnidos????????
— teleSUR TV (@teleSURtv) March 10, 2026
???? La situación en Cuba sigue marcada por una profunda crisis energética y económica, bloqueos petrolero impuesto por Estados Unidos ha intensificado los problemas de abastecimiento y estabilidad.
????? Rolando… pic.twitter.com/FaCM1khgVZ
I numeri parlano chiaro: circa sessantamila malati di cancro che necessitano di radioterapia e altre dodicimila persone in attesa di chemioterapia non possono ricevere cure regolari a causa dei tagli alla corrente e della mancanza di risorse nei centri sanitari.
La crisi energetica si riverbera anche su altri fronti. L’acqua potabile scarseggia e la distribuzione degli alimenti è sempre più a rischio. “Quasi un milione di persone dipende dall’acqua trasportata da autobotti”, ha spiegato Dujarric, sottolineando che quei mezzi hanno bisogno di carburante per funzionare. Oltre l’ottanta per cento dei sistemi di pompaggio, inoltre, si regge sulla rete elettrica, con interruzioni che si fanno sempre più lunghe.
Il coordinatore residente dell’Onu a L’Avana, Francisco Pichón, ha ribadito che l’obiettivo delle trattative è garantire la sopravvivenza dei servizi per i più vulnerabili. Il carburante destinato alle agenzie umanitarie è oggi ridotto all’osso, ha spiegato, e senza energia l’intera macchina degli aiuti rischia di fermarsi. “È urgente la solidarietà che il paese richiede in un momento come questo”, ha detto, aggiungendo di aver già discusso la situazione con lo stesso António Guterres.

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