Cuba alza la voce: L'Avana in piazza per i 32 caduti in Venezuela

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Una marea umana ha invaso questo venerdì la Tribuna Antiimperialista José Martí dell'Avana per un potente atto di solidarietà con il Venezuela, per commemorare i cubani cauduti e di condanna alle azioni degli Stati Uniti. Sotto lo sguardo della monumentale statua dell'eroe nazionale e patriota, più di mezzo milione di cubani, secondo le stime, hanno reso omaggio ai 32 militari caduti durante quella che L'Avana descrive come una "aggressione militare statunitense" contro Caracas, conclusasi con il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores.

La scelta del luogo non è casuale. Questo palco è storicamente il punto da cui Cuba lancia i suoi messaggi di sfida e di unità continentale. La concentrazione di oggi è stata una riaffermazione dei principi rivoluzionari: il rifiuto dell'ingerenza straniera, la denuncia dell'ingiustizia e la proclamazione di una solidarietà incrollabile con la vicina Repubblica Bolivariana.

Tra la folla, le motivazioni personali si intrecciavano con la causa politica. "Vengo per mio nonno, che mi insegnò che la dignità non si negozia", ha detto Ana Laura, studentessa di medicina. Per Gilberto, 78 anni, veterano di molte battaglie, "essere qui oggi è dare ragione a chi è caduto, dimostrare che il loro sacrificio non è stato vano". La maestra Dayanis ha visto nella partecipazione un dovere pedagogico: "Marcio affinché i miei alunni capiscano che di fronte all'aggressione contro un popolo fratello non ci si può girare dall'altra parte".

Dallo stesso palco, il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha infiammato la piazza con un discorso di fuoco contro Washington. Rivolgendosi idealmente agli Stati Uniti, ha dichiarato con voce rotta dall'emozione: "Dovrebbero sequestrare milioni di persone o cancellarci dalla mappa, e anche così li perseguiterebbe per sempre il fantasma di questo piccolo arcipelago che avrebbero dovuto polverizzare perché non sono riusciti a sottometterlo". Un chiaro riferimento alle recenti minacce provenienti dall'amministrazione Trump.

"Non ci intimoriranno", ha tuonato il leader, definendo l'unità nazionale "l'arma più potente" della Rivoluzione, paragonandola ai fasci di canne strettamente legati che campeggiano sullo stemma del paese.

La giornata si è conclusa con le strade dell'Avana che hanno riecheggiato di slogan di fratellanza cubano-venezuelana, mentre la folla si disperdeva. L'immagine della statua di Martí che pare indicare la via e la mole di persone che l'hanno seguita hanno consegnato al mondo un messaggio preciso: di fronte alle pressioni, la risposta di Cuba è una sola, ed è quella dell'unione e della resistenza ad oltranza.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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