Proteggere il mercato Usa dalla Cina? L'offensiva del senatore repubblicano che rischia di rivelarsi un boomerang

La proposta di Bernie Moreno di estendere il divieto a hardware, software e partnership con Pechino si scontra con la realtà di una filiera globale profondamente interconnessa. Gli esperti: "Così si penalizzano le imprese USA"

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Proteggere il mercato Usa dalla Cina? L'offensiva del senatore repubblicano che rischia di rivelarsi un boomerang

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La guerra tecnologica e commerciale tra Stati Uniti e Cina si appresta a entrare in una nuova fase, con un fronte destinato a scaldare nuovamente gli animi: quello dell’automotive. Il senatore repubblicano Bernie Moreno ha annunciato - come riporta il quotidiano Global Times - di voler presentare a breve una proposta di legge per inasprire ulteriormente il divieto già imposto dall’amministrazione Biden nei confronti dei costruttori cinesi. L’obiettivo dichiarato è blindare il mercato statunitense in modo totale, impedendo non solo l’ingresso di auto complete, ma anche di componenti hardware, software e persino qualsiasi forma di partnership industriale.

Un’iniziativa che, secondo gli esperti, appare più politica che concreta, destinata a scontrarsi con la realtà di una filiera globale già profondamente interconnessa. "Si tratta di un’interpretazione forzata del concetto di sicurezza nazionale, usata come strumento politico", spiega al Global Times Zhou Mi, ricercatore senior presso l’Accademia cinese per la cooperazione economica e commerciale internazionale.

La mossa arriva a pochi mesi di distanza dalle restrizioni introdotte dall’amministrazione Biden, che già a gennaio 2025 aveva vietato di fatto la vendita di autovetture di fabbricazione cinese sul suolo statunitense, motivando la scelta con il timore che tali veicoli potessero raccogliere dati sensibili sui proprietari statunitensi. Il nuovo progetto di legge presentato da Moreno, intervenuto a un forum automobilistico in occasione del Salone di New York, punta a compiere un ulteriore passo avanti: "Dobbiamo assicurarci che non ci sia mai uno scenario in cui un’automobile cinese entri nel nostro mercato; parlo di hardware, software e partnership".

Non solo. Il senatore repubblicano ha lanciato un vero e proprio appello ai Paesi dell’America Latina, al Canada, al Messico e all’Europa, invitandoli a seguire l’esempio USA. Un invito che però, secondo gli analisti, rischia di restare in gran parte inascoltato. "Spingere altri Paesi ad adottare misure simili significherebbe frammentare ulteriormente le catene globali del valore e minare la stabilità del sistema multilaterale del commercio", osserva Gao Lingyun, ricercatore presso l’Accademia cinese delle scienze sociali.

A rendere la proposta di Moreno di difficile attuazione non è solo la sua portata ideologica, ma la struttura stessa dell’industria automobilistica odierna. Oggi un’auto, anche quella concepita e assemblata negli Stati Uniti, attraversa confini e continenti prima di arrivare su strada. Batterie, sistemi di controllo elettronico, componentistica software: in molti di questi settori, le case americane mantengono legami più o meno stretti con la filiera cinese. Tentare di reciderli completamente, spiegano gli esperti, non danneggerebbe solo le aziende cinesi, ma obbligherebbe quelle statunitensi a ristrutturare la propria supply chain con costi elevati e minore efficienza. "Politiche di questo tipo - sottolinea Zhou Mi - finiscono per colpire principalmente le industrie e i consumatori statunitensi".

E mentre i legislatori a Washington alzano le barriere, i consumatori statunitensi sembrano guardare con crescente interesse proprio alla Cina. Un sondaggio condotto da Cox tra gli statunitensi che prevedono di acquistare un’auto nei prossimi due anni rivela che quasi la metà degli intervistati giudica le vetture cinesi di ottimo o eccellente valore, e il 40 per cento si dice favorevole alla loro presenza sul mercato USA. Rich Benoit, un noto appassionato di auto con milioni di visualizzazioni sui suoi video YouTube dedicati ai modelli cinesi, sintetizza così l’attrattiva: "Quello che molti cercano è efficienza, silenziosità e un prezzo basso. E le auto cinesi offrono proprio questo".

Sullo sfondo, resta la posizione netta della Cina, già espressa in occasione delle precedenti restrizioni. A settembre 2024, il ministero del Commercio cinese aveva definito la proposta USA "un atto di protezionismo privo di basi fattuali", che viola i principi dell’economia di mercato e della concorrenza leale. Parole che oggi risuonano con forza, mentre il senatore repubblicano prova a trasformare una battaglia politica in una legge.

Ma per quanto suggestiva possa essere l’idea di un “recinto” che separi completamente l’industria automobilistica statunitense da quella cinese, la realtà dei fili incrociati, di acciaio, cavi e algoritmi, che tengono insieme l’auto globale sembra destinata a rivelarsi più forte di qualsiasi disegno legislativo.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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