Fiamme e sistemi in tilt sulla USS Gerald Ford: il video della CNN che imbarazza il Pentagono

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Fiamme e sistemi in tilt sulla USS Gerald Ford: il video della CNN che imbarazza il Pentagono

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Un video esclusivo ottenuto dalla testata giornalistica statunitense CNN ha gettato nuova luce sul grave incendio scoppiato lo scorso marzo a bordo della USS Gerald R. Ford (CVN-78), rivelando che le conseguenze del sinistro sono state notevolmente più severe rispetto a quanto inizialmente dichiarato dai portavoce della Marina degli Stati Uniti. Le immagini, rimaste finora riservate, mostrano una realtà di devastazione interna che contrasta con le prime rassicurazioni ufficiali della US Navy, riaprendo il dibattito sulla vulnerabilità strutturale della portaerei a propulsione nucleare più avanzata e costosa del mondo.

I fotogrammi passati al setaccio dagli esperti mostrano danni ingenti e strutturali all'interno degli alloggiamenti riservati all'equipaggio. Intere sezioni destinate alle cuccette dei marinai appaiono completamente distrutte, ridotte a cumuli di resti carbonizzati e scheletri metallici contorti dal calore estremo, al di sotto di soffitti parzialmente collassati. Dalle intercapedini pendono fasci di cavi elettrici tranciati e fusi, mentre l'intera superficie del pavimento risulta coperta da un massiccio strato di cenere e detriti combusti. Uno scenario che testimonia la violenza del rogo e l'altissimo rischio corso dall'unità navale e dagli uomini a bordo.

Il collasso dei sistemi automatizzati e la lotta per la sopravvivenza

A rendere il quadro ancora più critico sono le testimonianze dirette raccolte tra i membri dell'equipaggio. Secondo quanto riferito da un marinaio imbarcato sulla Ford alla CNN, nelle prime fasi dell'emergenza l'impianto antincendio automatizzato della nave avrebbe smesso improvvisamente di funzionare. Questo catastrofico guasto tecnico ha costretto il personale di bordo a intervenire manualmente, affrontando le fiamme in condizioni di estremo pericolo e senza il supporto dei protocolli tecnologici di contenimento.

"Ho pensato seriamente che avremmo perso la nave", ha raccontato il testimone alla testata americana, descrivendo la situazione come una drammatica lotta per la sopravvivenza. "È stata una questione di vita o di morte. Tutto il personale disponibile, senza distinzione di grado o specializzazione, è stato mobilitato e ha partecipato direttamente alle operazioni di spegnimento".

Stando alle ricostruzioni interne, sono state necessarie circa 30 ore di sforzi ininterrotti per domare completamente le fiamme, bonificare i locali e mettere in sicurezza l'intera area interessata, scongiurando il pericolo di fatali riaccensioni a ridosso dei sistemi sensibili della nave. L'estensione dei danni ha privato circa 600 marinai del proprio alloggio, costringendo il comando a una complessa gestione della logistica interna.

Successivamente all'evento, il Capo delle Operazioni Navali, l'ammiraglio Daryl Caudle, ha ammesso la rilevanza dell'incendio – confermando che l'innesco ha avuto origine nei locali della lavanderia di bordo – ma ha teso a minimizzare l'impatto complessivo, elogiando pubblicamente la prontezza e la resilienza dimostrate dall'equipaggio. Tuttavia, fonti qualificate del Pentagono hanno confermato alla CNN che la USS Gerald R. Ford è rimasta paralizzata per due interi giorni, impossibilitata a riprendere le cruciali operazioni di volo, prima di dover dirigere la prua verso un porto greco per effettuare riparazioni d'emergenza temporanee.

Usura strutturale e vuoti di copertura strategica

La USS Gerald R. Ford, entrata ufficialmente in servizio nel 2017 come capoclasse della nuova generazione di super-portaerei americane, ha sempre rappresentato il simbolo dell'egemonia tecnologica e della proiezione di potenza globale della marina statunitense. Questo incidente, unito ai dettagli emersi sul mancato funzionamento dei sistemi antincendio, solleva tuttavia pesanti interrogativi sull'affidabilità reale di piattaforme militari così complesse in condizioni di stress prolungato.

Il rogo si è verificato durante una missione ad altissima tensione durata ben 11 mesi, durante la quale la portaerei e il suo gruppo d'attacco (Carrier Strike Group) hanno operato nello scacchiere del Medio Oriente e del Mar Rosso, in un contesto bellico indiretto fortemente influenzato dalle ostilità regionali. Un impegno operativo così logorante che un formale encomio presidenziale ha descritto come una contrapposizione a una "minaccia persistente e asimmetrica guidata da missili nemici e droni d'attacco unidirezionali (kamikaze)". I marinai hanno descritto l'atmosfera a bordo come costantemente al limite: durante il transito nel Mar Rosso, i traccianti luminosi dei vettori intercettati erano visibili a occhio nudo e i sistemi di allarme della nave risuonavano frequentemente, imponendo continui turni di approntamento per impatti imminenti.

Oltre ai danni provocati dall'incendio, l'inchiesta ha evidenziato come la nave fosse già afflitta da altri significativi problemi tecnici di natura ordinaria, specchio di un'usura precoce o di difetti strutturali: ripetuti blocchi agli impianti igienico-sanitari hanno reso inutilizzabili i servizi per ampi segmenti del personale, provocando allagamenti in diverse aree della nave, anch'essi documentati nei video in possesso dei media.

Dopo il rientro alla base navale di Norfolk, in Virginia, avvenuto a maggio, la USS Gerald R. Ford è stata avviata a un esteso ciclo di manutenzione straordinaria. Secondo quanto confermato da un alto funzionario governativo statunitense, la combinazione tra i danni strutturali dell'incendio e l'estremo logorio accumulato in missione richiederà un fermo biologico in cantiere di almeno un anno. Questa prolungata assenza dai quadranti operativi costringerà il Pentagono a rimodulare i turni di schieramento delle altre portaerei della flotta, creando un potenziale e pericoloso vuoto di copertura strategica nei teatri caldi del globo.

 

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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