La fine dei negoziati tra Usa e Russia. Che ruolo ha giocato l'UE nell'attacco a San Pietroburgo?

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La fine dei negoziati tra Usa e Russia. Che ruolo ha giocato l'UE nell'attacco a San Pietroburgo?

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

La Finlandia era a conoscenza in anticipo del grave attacco sferrato dall’Ucraina la Russia, mercoledì mattina. Lo ha dichiarato alla stampa finlandese il ministro della Difesa Antti Akkänänen, riservandosi di non divulgare “i dettagli sul sistema di intelligence e sugli altri metodi” utilizzati per “ricostruire la situazione. La Finlandia era pronta ad abbattere i droni qualora fossero finiti fuori rotta nello spazio finlandese. I droni ucraini hanno colpito infrastrutture portuali a San Pietroburgo, tra cui uno dei principali terminal petroliferi per l’export, proprio nel giorno in cui iniziava il Forum Economico, importante vetrina internazionale per il Cremlino. Quest’anno è stata annunciata anche la partecipazione di una delegazione statunitense.

L’obiettivo di questo attacco è chiaro: umiliare il presidente Vladimir Putin, mostrarlo debole proprio mentre i riflettori sono puntati sul grande evento.   

Allo stesso tempo, Kiev prosegue con la sua guerra asimmetrica. In Donbass, Crimea e nelle nuove regioni continua a colpire civili, massimizzando il numero delle vittime.

Dopo la strage allo studentato di Starobilsk, 21 studenti uccisi e ignorati dalla stampa occidentale, un drone ucraino ha colpito ieri un autobus della linea Mosca – Simferopoli, a Yenakievo. Almeno otto persone sono state uccise sul colpo, la maggior parte nel sonno. Più di dieci i feriti.

Sempre ieri un altro drone ha colpito un treno di pendolari, provocando tre vittime, in base a quanto riporta Tass. Sette feriti.

Inoltre, le forze armate ucraine, hanno ripreso gli attacchi contro la centrale nucleare di Zaporizhia (ZAES), la più grande d’Europa.

Davanti a ciò, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky afferma di essere pronto per incontrare Putin, mentre Francia, Germania e Regno Unito spingono per negoziati con la Russia. L’obiettivo, probabilmente, è quello di raggiungere una tregua entro l’autunno, puntuale per le elezioni di mid-term.

Come possiamo leggere tutti questi fatti?

La svolta Neocon di Trump e la fine dei colloqui USA-Russia

Gli Stati Uniti non sono un mediatore imparziale in questa guerra, hanno preso posizione. Lo ha dichiarato Marco Rubio durante un'audizione tenuta mercoledì, davanti alla Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti a Capitol Hill, Washington D.C.

“Non siamo mediatori imparziali in questa guerra. Non forniamo armi alla Russia. Forniamo armi solo all'Ucraina. Non imponiamo sanzioni all'Ucraina. Le imponiamo solo alla Russia. Quindi abbiamo chiaramente preso posizione”.

Queste parole non lasciano altra interpretazione: lo “spirito di Anchorage” è morto, Washington si sfila dal processo negoziale in Ucraina. L’ annuncio del segretario di Stato, che ormai parla come se fosse lui il capo della Casa Bianca, è in aperta contraddizione con la linea tenuta dagli USA nei colloqui con la Russia.

Trump, infatti, ha più volte riconosciuto le “cause della guerra” secondo il punto di vista russo, come ha sottolineato in più di un’occasione il Cremlino. Inoltre ha sempre puntualizzato che Washington non è parte in causa ma si limita a guadagnare dalla vendita di armi.

Dopo l’assassinio di Charlie Kirk, però, l’ago della bilancia dei rapporti di potere all’interno dell’amministrazione Trump si è spostato a favore dei neocon. I MAGA sono entrati in aperto conflitto con il presidente. Il vicepresidente JD Vance è sempre più marginale, figure meno allineate come Tulsi Gabbard hanno lasciato l’incarico o sono state costrette alle dimissioni.

Marco Rubio, invece, è sempre più centrale. Dal dipartimento di Stato ha adeguato la politica estera statunitense alla linea trasversale neocon, il cui maggiore esponente nei repubblicani è Lindsay Graham. Trump si limita a condizionare le trattative e gli andamenti dei mercati con le sue uscite pubbliche, sempre incoerenti, sempre roboanti, sempre paradossali.

E ieri, Marco Rubio al Congresso si è comportato come il presidente de facto. Ha annunciato nuove sanzioni contro il settore petrolifero russo e tariffe al 500% per chi acquista dalla Russia. Si tratta del progetto di legge presentato dallo stesso Lindsay Graham nell’aprile 2025, rimasto latente sino ad oggi. La Camera infatti lo ha approvato con 214 voti a favore e 204 contro. Dovrà superare il voto finale del Senato.

Trump si era rifiutato di approvarla, preferendo utilizzarla come leva al tavolo con Mosca.

Adesso la finestra negoziale si è evidentemente chiusa. Rubio lo aveva annunciato alcuni giorni fa, adducendo come ragione l’indisponibilità di Russia e Ucraina ad avvicinare le proprie posizioni. Tuttavia resta uno spazio aperto per il dialogo tra le due superpotenze nucleari.  

E infatti Russia e gli Stati Uniti terranno match di hockey a Mosca il 1° luglio, il primo da sette anni. Inoltre hanno ripreso gli scambi postali. Ma la diplomazia è ad un vicolo cieco. Rubio promette ai liberali russi, quel settore che non vede l’ora di tornare nel G8, che i rapporti tra i due paesi miglioreranno dopo la guerra.

L’inviato di Putin, Kirill Dmitriev, insiste per un incontro con Jared Kushner e Steve Witkoff. Ma per il momento non è stata fissata alcuna data.

Tutto lascia credere che, come gli USA hanno lasciato all’UE l’onere della guerra, adesso lasceranno anche quello della diplomazia.


Colloqui Russia e UE?

All’inizio del dialogo con la Casa Bianca, Mosca aveva stabilito un punto fisso: l’UE non entrerà nei colloqui. Almeno finché avrà una leadership ostile alla Russia.

A cinque mesi dal naufragio del processo negoziale, dopo la parata della Vittoria, Putin ha annunciato l’inizio della fase finale della guerra, aprendo al dialogo con la parte europea. Come inviato aveva proposto l’amico Gerard Schroeder.

I paesi europei non hanno rifiutato l’offerta, ma valutano un altro rappresentante. Forse Aleksandr Stubb o Mario Draghi, non certo Kaja Kallas.

Mentre Mosca non mostra segnali di fretta, sia Washington che Kiev condividono una scadenza: l’autunno 2026. Oggi Bloomberg ha pubblicato un articolo in cui riferisce, citando fonti, che Germania, Francia e Regno Unito, insieme a Kiev, stanno discutendo la possibilità di iniziare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra. Secondo l'agenzia, a Berlino, Parigi e Londra si ritiene che la situazione stia iniziando a diventare più favorevole per l'Ucraina. Sullo sfondo dello stallo negoziale e sul fronte, gli alleati europei hanno visto l'opportunità di tentare di avviare i colloqui con Mosca. Un ulteriore fattore di pressione sul Cremlino, secondo Bloomberg, è rappresentato dagli attacchi sempre più frequenti di droni ucraini contro obiettivi in profondità in Russia, nonché dai segni di insoddisfazione per la guerra tra una parte dell'élite russa.

E qui torniamo alla domanda iniziale: com’è possibile che mentre Kiev intensifica la guerra asimmetrica con la Russia, anziché un’escalation si apra una finestra negoziale?

L’Occidente (orfano degli USA) è convinto di potersi sedere al tavolo delle trattative da una posizione di forza, se colpirà obiettivi civili e strategici, come le infrastrutture petrolifere o la centrale nucleare di Enerdogar.

 

Il sospetto di attacchi coordinati

A questo punto è lecito pensare che gli attacchi in profondità contro il territorio russo facciano parte di una strategia coordinata dall’Ucraina con Parigi, Londra e Berlino e che Baltici e Finlandia stiano facendo il “lavoro sporco”.

Buona parte dell’opinione pubblica russa ne è convinta e le parole del ministro finlandese lo confermano: Helsinky sapeva perché avvisata da Kiev o da suoi altri partner. Akkänänen non può certo dichiararlo pubblicamente.

Inoltre le immagini dei droni che sorvolano il mare, diffuse ieri sui social, danno adito a pensare che l’attacco sia stato sferrato dal golfo di Finlandia. Molti russi pensano che i droni siano entrati dal territorio estone o siano controllati dagli operatori tramite ripetitori dall'Estonia, o attraverso Starlink, il cui segnale può provenire dalla Finlandia. Episodi analoghi sono avvenuti nel mese di maggio, provocando la caduta del governo lettone.

Alla luce delle rivelazioni pubblicate da Bloomberg, appare verosimile che alcuni Paesi europei abbiano aumentato il proprio livello di cobelligeranza con l’obiettivo di costringere la Russia a sedere al tavolo dei negoziati e strapparle concessioni. È un azzardo: il coordinamento di attacchi ucraini contro civili sul territorio russo, anziché avviare i negoziati, potrebbe avviare un escalation con la NATO.    

Clara Statello

Clara Statello

Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21, con l'obiettivo di mostrare quella pluralità di voci, visioni e fatti che non trovano spazio nella stampa mainstream e nella "libera informazione".

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