Il ruolo del capitalista, l'intelligenza artificiale e la tenuta delle democrazie
di Giuseppe Giannini
Parassita: chi vive alle spalle degli altri, a nutrimento, senza aver la necessità di lavorare, sfruttando le fatiche altrui.
Il capitalismo, in quanto modello di gestione spietata del vivente, che disciplina (società del controllo), sfrutta (estrazione del plusvalore-parassitismo) e sottomette (divisione in classi dei lavoratori), è sempre in movimento. Aggiorna le sue tecniche, a volte facendole sembrare più accettabili, ma mira, unicamente, al dominio. Ci sta un mito da sfatare: quello secondo cui tutto ciò che è nuovo è anche migliore. Viene dato per scontato che, qualsiasi innovazione, vista dal lato delle applicazioni, sia in grado di apportare benefici a chi ne usufruisce. E' vero fino a un certo punto. Il problema di fondo è costituito da come vengono gestite queste invenzioni. Il tempo dei filantropi è terminato. Nella stragrande maggioranza dei casi, coloro che decidono di mettere in pratica le idee lo fanno per finalità di guadagno. Così, le applicazioni pur avendo scopi utilitaristici servono a rimodellare le produzioni, ridefinendo anche le abitudini. I risvolti etici di queste novità non interessano.
Dal capitalismo industriale a quello finanziario, sino all'attuale informatizzato e tecnologico che, facendo apparire smart il nuovo, controlla e sorveglia a distanza. Brevetti e proprietà intellettuale, strumenti finanziari tossici, identità digitali. In quest'ambito, ogni tempo di vita, inconsapevolmente e inesorabilmente, viene messo al lavoro. E' il caso dell'accesso ai contenuti della rete internet: il virtuale che invade e soppianta il reale, e che riproduce forme inedite di sfruttamento. Nell'onlife non esistono tempi morti. Qualsiasi istante speso (letteralmente) davanti ad uno schermo produce ricchezza (non distribuita). Modi di assoggettamento tradizionale convivono con il servilismo tecnologico, che seppur difficile da decifrare presenta le stesse ed identiche prassi (i freelance e i riders come i lavoratori delle catene in subappalto).
Insomma, il capitale si ristruttura, ma non cessa di parassitare. Ciò che dovrebbe destare preoccupazioni è vedere affiancare queste modalità di sfruttamento da altre, che utilizzano il nuovo, la tecnologia appunto. Uno schiavismo ibridato dalla tecnica e presto sostituito. Fino a ieri vi era bisogno della componente umana; oggi la tecnica è pienamente operativa e considera l'esperienza umana una eccedenza. Un surplus da rimuovere quando le stesse incombenze intellettuali e fisiche possono essere svolte, a costi notevolmente ridotti, dalle macchine. E per le quali il datore di lavoro non avrà la preoccupazione del salario, della malattia, delle ferie, della sicurezza ad un ambiente salubre, della pensione. L'intelligenza artificiale ha già invaso il quotidiano.
Le sue applicazioni sono ormai presenti nella formazione scolastica e lavorativa, negli aspetti ricreativi e ludici. Considerando quanto avvenuto fino a questo stato di sviluppo, nel quale ad ogni cambiamento nelle produzioni non corrisponde il miglioramento delle condizioni lavorative, pensiamo ad esempio, all'entusiasmo tradito della sharing economy, per quale ragione dovremmo avere cieca fede in questa forma di intelligenza? E' probabile che, salvo poche eccezioni, riguardanti coloro che detengono il potere decisionale (politico ed economico) per tutti gli altri, costretti ad adeguarsi e subirla, varrà il meccanismo di sostituzione. Siamo passati dal sogno keynesiano (nel 1930) di un futuro immaginato in cui sarebbero bastare tre ore di lavoro quotidiano, perchè il progresso avrebbe garantito a tutti condizioni ottime di vita, alla odierna distopia. Robot e algoritmi hanno preso il posto di attività e funzioni prima eseguite in carne e ossa. L'impatto sul mondo del lavoro è devastante: si perderanno centinaia di milioni di lavoratori in tutti i settori, anche quelli più qualificati. Dalle attività esecutive (i cassieri dei supermarket) ai software in grado di immagazzinare e vagliare una mole di dati che richiedono un determinato percorso di studi, professionalità ed esperienza (ad esempio in ambito legale, sanitario ecc.). I capitalisti della Silicon Valley considerano superflui gli improduttivi (malati, disabili, bambini, anziani).
Affermazioni che ricordano quelle avvenute durante il periodo della sindemia da covid, con gli improduttivi considerati da sacrificare, perchè la macchina capitalistica deve procedere spedita e non ammette intoppi. Il compito è sempre lo stesso: disciplinare, estrarre valore, e, se considerati inutili per la tenuta del sistema produttivo, eliminare. I giganti economici e le imprese dell'high-tech monopolizzano le attività e dettano le regole ai governi. Questi, dovendo rispondere a finanziatori e categorie di riferimento, cercano di racimolare fondi per incentivi, detassazioni, bonus. Vi è poi il problema delle rendite, dell'evasione fiscale, dei colossi da esentare e della marea di lavoratori impoveriti, in concorrenza per evitare le moderne forme di schiavitù. Il punto centrale è il welfare. Mancano adeguate forme di sostegno ai redditi.
L'inflazione, l'aumento dei costi energetici e delle materie prime, il caro vita rappresentano i sintomi residuali del capitalismo classico in via di conversione verso un sistema che vuole fare a meno dell'umano. La zombificazione del mondo. A questo utilizzo malevolo dell'intelligenza artificiale c'è da aggiungerne un altro ancora più tirannico, che riguarda il controllo delle azioni delle persone (il riconoscimento facciale, la biometria), del movimento dei migranti, delle frontiere. Nel nome di un'astratta sicurezza la società del rischio, in cui i demagoghi coltivano la paura, decide di accettare il securitarismo. Le aziende mettono a disposizione dei governi le loro tecnologie.
La sorveglianza è un fatto generalizzato e non si limita a contenere gli scarti. Campi di detenzione ovunque: dalla rieducazione degli uiguri all'identificazione dei rifugiati da ogni dove, fino agli obiettivi strategici dei sionisti israeliani, che mappano la Striscia di Gaza ed usano Palantir per dire che sono tutti terroristi. Ed i Paesi liberal-democratici si adeguano. Totalitarismo digitale. Barricarsi e tracciare milioni di sottoproletari che bussano alle nostre porte. Avanzi abbandonati dallo sviluppo occidentale, dal suo inquinamento e dalle sue guerre. Umanità disperata che minaccia la sicurezza delle nostre ricchezze. Non c'è posto per tutti. Abitare i luoghi dello spreco e dell'avidità è permesso solo a chi ne accetta le dinamiche produttrici della competizione e delle diseguaglianze. I ricchi accumulano sempre di più e lamentano un eccesso di popolazione di cui fare a meno. E' in atto la selezione della specie. La democrazia del costituzionalismo moderno allargava i diritti, attraverso la cittadinanza, il suffragio, il riconoscimento delle diversità, avendo come obiettivo la concretizzazione di quell'eguaglianza formalizzata nelle Carte fondamentali. La post-democrazia inibisce la realizzazione dei diritti sociali e civili, ed assume sempre più le vesti della democratura.


