Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

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Viviamo in un mondo di pazzisic dixit Donald Trump dopo l’ultimo attentato subìto (vero o finto che sia stato) e.. del resto, ratione materiae, chi mai avrebbe potuto smentirlo!

 

Tra i diversamente giovani come il sottoscritto qualcuno ricorderà una pellicola che ai tempi ebbe uno straordinario successo commerciale (L’aereo più pazzo del mondo -1980), film praticamente senza trama dove su un aereo di linea guidato da un pilota improvvisato e sullo sfondo di uno schianto imminente, si susseguivano scene surreali ed esilaranti. In un certo senso una parodia a termini inversi della situazione attuale in cui (guidati a nostra volta da piloti improvvisati) mentre l’economia va a rotoli, o al meglio è stagnante, le tragedie sono ricorrenti (pandemia, Ucraina, Gaza, Iran) corroborate da episodiche minacce di Armageddon nucleare. Una situazione praticamente dove di surreale ed esilarante (con una nota aggiuntiva di schizofrenia) c’è solo la sua rappresentazione mediatica.

Un quadro dove noi italiani, a partire dai piloti, ben figuriamo. Nel paese anagraficamente più vecchio del vecchio mondo, dove l’aspirazione di buona parte dei giovani è quella di trovare un posto decentemente remunerato all’estero, la “Cattiva maestra televisione” (Karl Popper -1994) dispiega gli effetti nefasti più e meglio che altrove. Ancora una volta a termini inversi però, perché oggi le vittime non sono più i bambini ma gli anziani.

Ma come potrebbe dirsi per un coltello, è del tutto ovvio che anche in questo caso non è lo strumento in sé da stigmatizzare ma l’uso che se ne fa e così, nella tipologia dei programmi, emerge un genere per il suo carattere sempre più volgare e ripugnante. Sin dalla mattinata i talks si susseguono a tutto campo (reti RAI/Mediaset/ La7- La9) in funzione ausiliaria a quella che è sostanzialmente una carrellata continua di spots pubblicitari, inframezzati da una comunicazione a senso unico, bi-polarmente orientata dove il principale compito dei conduttori è quello di fare da buttafuori qualora uno degli ospiti, presenti o in collegamento, indugi oltre il consentito su argomenti e/o tesi sgraditi al proprietario o referente politico dell’emittente. Un rischio sempre incombente anche perché, dovendo il talk per intrattenere scaldare gli animi, ad ogni puntata vengono invitati uno o due ospiti fuori registro in funzione di prendi-botte.

Ormai vige un modello per cui (scuola La7) la straripetizione degli argomenti dei filmati e dei servizi accomuna i format dei programmi e volge a prendere lo spettatore per sfinimento. E’ l’apoteosi del neoliberismo per cui, fatto salvo il contraddittorio a livello formale sull’argomento oggetto di dibattito, il giudizio dello spettatore resta sospeso nell’attesa sub-liminale dell’imminente “verità” pubblicitaria che non sarà smentita da nessuno.

Senonché il suaccennato ruolo di buttafuori deve essere esercitato dal conduttore con discrezione, senza darlo a vedere, e quindi ci si potrebbe aspettare che, forte di una pratica ultradecennale, il più anziano del mestiere rifugga da fughe in avanti continuando a rifulgere come esempio di professionalità per attuali colleghi ed aspiranti tali. E invece, onore al merito! Dobbiamo allo sbrocco di Bruno Vespa (puntata di Porta a Porta, 09 Aprile 2026) il disvelamento di quel che va in onda sin dai tempi di Piazza Fontana: se vuol far carriera il vero professionista deve essere un “onesto dissimulatore” giammai un cacciatore di verità.

Più o meno allo stesso modo dobbiamo a Trump il disvelamento definitivo di quel che è sempre stata la politica estera a stelle e a strisce. Una politica di rapina e di sopraffazione che una volta esauritasi la frontiera non poteva che estendersi al resto del mondo. Dapprima affinando le tecniche di camuffamento ed edulcorazione, fino all’attuale crisi da basso impero che segna l’invertirsi del trend e fa sì che, una dopo l’altra, le carte nascoste vengano allo scoperto.

Ma se quanto detto sin qui può ridimensionare parzialmente il giudizio (comunque inesorabile) su entrambi i soggetti per i rispettivi ambiti, per la ciurma esso resta sprezzante e senza appello. Ciò vale tanto per i rampanti compagni di merenda di Trump (già sgomitanti per salire sul trono d’infamia) e per l’ignavia dei leader dei principali paesi occidentali (Sanchez a parte) quanto per i responsabili delle principali testate giornalistiche e televisive nostrane (guarda caso tra i più assidui frequentatori dei talks) costretti ad un crescendo di patetiche gimkane. Un’opera diuturna di camouflage e riposizionamento per cui, sembra che non solo i silenzi, ma che persino certe vergognose accondiscendenze ormai non li imbarazzino più. E così, i pasdaran della fratella d’Italia accolgono i quotidiani peti di Trump come fossero gocce di Chanel, al limite camuffandoli con qualche spruzzata di Garlasco.

Anche sull’altro fronte, quello sedicente progressista, non si intravede nulla di buono. Rispetto alle sguaiate grida della controparte qui vige la retorica della compostezza, sussurrando e argomentando in sostanza, sempre con persistente zelo, in favore del regime di servitù atlantiche. Sulle questioni più imminenti e spinose di politica internazionale (denuncia della politica sionista presente e passata, sostegno incondizionato all’Ucraina, riarmo e dipendenza energetica) il campo largo si accorcia come una tartaruga quando ritrae la testa all’interno del guscio. Ma il carapace atlantico non è più rassicurante come un tempo, come dimostrano gli attacchi iraniani ai paesi del golfo alleati di Washington. Non resta allora che l’enfasi data dall’indignazione, l’armocromismo delle espressioni e dei toni per coprire l’inconsistenza delle proposte e le contraddizioni interne all’area

In conclusione, questa è quella che in altri tempi si sarebbe detta una campagna di pubblicità-progresso. Se avete parenti anziani usi a spendere buona parte del tempo davanti alla tv cercate di non lasciarli troppo da soli. E se vi accorgete che il loro male rischia di diventare il vostro allora fate come si fa con i bambini. Cominciate col dare il buon esempio; stalkerizzatevi!

 

Alessandro Mariani

Alessandro Mariani


Laurea magistrale in Scienza politiche e a seguire in Giurisprudenza. Con attività avventurose cerco di contrastare il fattore tempo e mantenere un livello stabile di endorfine che mi consenta di coltivare a tempo perso velleità saggistiche e letterarie. A tempo pieno gestisco l'eredità di una prole ormai oltre frontiera di cui alla foto.

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