Fulvio Grimaldi - La patria dei patrioti. TERRE E VITE DI TROPPO
di Fulvio Grimaldi per l'AntiDiplomatico
https://www.facebook.com/search/top/?q=ignazio%20di%20pasquale
https://youtu.be/0u4J2ifI_og?si=omGrbpbL4iQPbmN0
In questi video ci sono due appelli contro il biocidio deciso dalla maggioranza di questo governo di patrioti e difensori della Nazione. Una delle componenti della cittadinanza di questa Nazione, quella bipede che viene impegnata nelle missioni e guerre NATO, è già stata programmata a uccidere e farsi uccidere in operazioni di messa a tacere di altri popoli. Soluzione welfare ai problemi esistenziali dei 6 milioni di poveri, del 25,4% della cittadinanza a rischio di povertà e dei sei milioni che non hanno neanche i soldi per il ticket.
Esentate da una brutale patrimoniale, le 50.000 persone più ricche del paese, il cui patrimonio è soltanto raddoppiata dal 1995, contribuiranno con le loro tasse all’adeguato armamento di coloro che saranno sfuggiti alla povertà assoluta grazie all’ufficio di collocamento NATO. A questa bisogna li sta già preparando l’alternanza scuola-Forze Arnate predisposta dal ministro Valditara. L’altra, quella che garantisce la sopravvivenza e il futuro di tutto il resto, l’hanno sistemata con due leggi: una sulle terre da abbandonare e l’altra, un ddl, sulla caccia.
Per inciso, va detto che a quest’ultimo ha voluto subito plaudire, anticipandone il risultato, nientemeno che Donald Trump jr, confermatosi degno figlio del trombone bombarolo. Lo si è visto sulla laguna veneta mentre, in mimetica, stivaloni e carabina, con altri yankees dava la caccia ad anatre e specie avicole rare, di cui, come poi dichiarava ai microfoni, manco sapeva cosa fossero. Che confluenza di amorosi intenti tra la nostra capa legislatrice e il pargolo di colui che suole…implorare!
Il “Liberi tutti”
Di quest’ultima vi cito un riassunto come l’ha proposto, in un drammatico e lacerante video, Giovanni Storti del trio Aldo Giovanni e Giacomo.
“La caccia diventa pratica che, per legge, concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema. Si estendono le aree cacciabili. Le Regioni sono obbligate a ridurre le aree protette, se ritenute eccessive. Vengono riaperte gli impianti di cattura di richiami vivi. Le specie che possono essere catturate passano da 7 a 47. Si potrà tenere qualsiasi uccello da richiamo in gabbia. Viene consentita la caccia nelle aree demaniali, spiagge, foreste, praterie, boschi. Cancellato ogni limite alla costruzione di nuovi appostamenti fissi di caccia. Le gare di caccia sono consentite anche di notte e nei periodi di nidificazione. Nelle aree private la caccia può essere consentita senza regole. Si aumentano i tempi di caccia, anche nei periodi di migrazione e nidificazione. La caccia sarà consentita anche dopo il tramonto. Sono previste sanzioni fino a 900 euro per chi protesta contro le uccisioni di animali durante le attività di controllo”,
Nulla è detto sui fenomeni criminali del bracconaggio e del traffico di animali.
Il regime Meloni ha colto la palla al balzo. In un mondo dove la violenza sopraffatrice la fa da padrona su diritto, leggi, etica, fin dal momento in cui ai pargoli si mette davanti uno schermo su cui giocare a chi brucia, distrugge, fa saltare, uccide di più e poi lo si passa da quello del gioco allo schermo del vero come è a Gaza e nei meandri cerebrali di Netanyahu e Trump, Merz, Macron, Crosetto, Meloni. A questo punto tutte le premesse per una buona legge sulla caccia sono predisposte. E siccome le disgrazie non vengono mai da sole, c’è anche una bella legge propedeutica al trionfo dei killer della biodiversità. Quella che farà del nostro entroterra, cioè degli organi interni del nostro corpo nazionale, il deserto del Gobi.
Non si uccide così anche la terra?

Siamo una nazione in evidente declino, politico, economico, culturale, sociale. Non ci piove. Ma siamo anche una nazione, un paese, in disfacimento. E non mi riferisco solo all’aberrante strategia contro-risorgimentale e anti-unitaria dell’autonomia differenziata, con il ritorno ai contadi, baronie, ducati e feudi, Stato della Chiesa, stavolta non governati da sangue blù, ma dal sangue da vampiri cavato dalla terra, dai suoi frutti, dai suoi abitanti. Tutte cose che un processo rivoluzionario di tanti anni fa era riuscito, con istituzioni pubbliche impegnate per l’interesse collettivo, quanto meno a temperare.
Il nostro destino è segnato in misura crescente dalle diseguaglianze. Ne abbiamo visione e coscienza ogni momento. Ciò che c’è di nuovo in questo fenomeno è una diseguaglianza, sì storicamente determinata, ma ora programmata, decisa. Portata avanti fino all’estinzione di sue parti, di territorio e di vita.
Non mi ricordo più dove, ma da qualche parte ho letto una frase che centra il nocciolo: “Mentre l’Italia in uniforme NATO destina il 5% al riarmo, l’Italia profonda, rurale e montana, i tre quarti del territorio nazionale, è destinata al disarmo”. Civile e deliberatamente strategico. Ed è qui che si congiungono due crimini antinazionali in un unico progetto: terre disantropizzate che muoiono, occasione per una disordinata proliferazione di vita animale e, dunque, per il trionfo di quanto si ripromette la legge per la caccia. Legge-regalo a mezzo milione di elettori con fucile, di età superiore ai 65 anni e spesso degli 80, detestati dall’85% degli italiani e che, nel solo 23, hanno fatto 79 vittime di pallottole, di cui 19 morti. Poi c’è da lisciare il pelo all’indotto di produzione di armi e munizioni, reso incontinente dalle prospettive belliche.
Taglio e butto

Dove c’è blù non c’è più paese
Si chiama Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI). E’ stato approvato dal governo Meloni nel 2023, è il più micidiale attentato al paese mai concepito, ma non se ne parla. E quindi non c’è opposizione. Per aree interne si intende qualcosa come 4.000 comuni, il 60% del territorio nazionale su cui insistono a vivere 13 milioni di persone, circa un quarto di una popolazione già di suo in difetto di riproduzione.
Sono cittadini a pieno titolo, spesso tra i migliori, dei più “nostri”, ma che non hanno treno, autobus, ospedale, farmacia, scuola, fabbrica, tribunale, copertura digitale, stazione dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco. E vi si arriva per strade dissestate, mai rattoppate, piene di buchi e incidenti. Destinati a una desertificazione pianificata. Lo Stato si fa dare una mano dai privati nella cosiddetta razionalizzazione, ossia nel taglio dei punti d’appoggio della socialità minima. Tra il 2022 e il 2023 fuggendo dai propri luoghi, hanno celebrato l’arrivo del regime nostalgico 214.000 persone.
C’è un 5% del PIL da investire di cui si parla molto, ma non deve andare a fornire questi elementi costitutivi della vita collettiva come prescritta da decenza e Costituzione. Deve andare al riarmo. Investimenti su un capillare reticolo ferroviario, come un tempo spesso c’era? Con Salvini? Col Ponte da 13,5 miliardi?
Sono dichiarate zone depresse, a rischio di povertà, ovviamente inevitabile, con un futuro di spopolamento, ovviamente irreversibile. Lo PSNAI è il “piano mirato che accompagni queste zone depresse in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”. In altre circostanze, si chiama eutanasia ed è procedura avversata dalla Chiesa e dalla sua rappresentanza politica, stavolta perfino fascista.

Qualche frammento di questa dimissione, avente una presenza compensatoria, per esempio di immigrati, ha una piccola chance di essere rilanciato. Qualche ugandese coltiverà ancora un campo di patate. Era la terra della nostra fondamentale ricchezza agricola, della piccola e media proprietà rurale dalla quale il popolo traeva il suo sostentamento alimentare. Quello sano, integro. Prima di una Grande Distribuzione che si rifornisce altrove e alla quale sta bene, oltre alla nostra, la desertificazione dei paesi d’emigrazione purchè produca quello spurgo di schiavi sul nostro territorio.
Resta da vedere cose ne pensa del rilancio di territori agonizzanti il bilancio statale del 5% alla guerra, quando questa di guerra, al proprio corpo tuttora vivo, non costa e non rende niente. Tutto il rimanente esalterà ulteriormente l’incuria che già tutti i governi di questo paese, quale più quale meno, gli hanno riservato e diventerà Italia fantasma.
Alla classe che esprime e favorisce i gruppi dirigenti e ne è protetta, tutto questo importa poco e, del resto, costerebbe troppo e renderebbe poco. Si considera irreversibile il dato strategico dei giovani che se ne vanno a cercare lavoro lontano da casa, dei vecchi che finiscono col togliere il disturbo, del superamento della necessità di mettere a fare qualcosa di davvero patriottico un Lollobrigida, o un Urso. Se proprio si vuole insistere a salvare certi comuni, ci pensino loro, i comuni. E il loro pensiero si avvalga dell’ininterrotto definanziamento subito da questo governo e da quelli prima, compreso quello del PNRR dedicato al welfare.
Italia in discarica
Quello che il Piano definisce “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”, visto che ogni inversione di tendenza è esclusa a priori, è un accompagnamento in discarica di luoghi della nostra anima collettiva: Gran Sasso, Sila, Irpinia, Cilento, Vallo di Diana, Appennino Emiliano bassa ferrarese, colli di Parma e Piacenza, Garfagnana, Simbruini, Monti reatini. Alta Tuscia, Alta Valtellina, Alto Lago di Como, Valli del Lario, Delta del Po, Val di Sole, Vali Piemontesi Bormida, Ossola, Lanzo, bassa Valle d’Aosta, Appennino di Pesaro e Ancona, Piceno, Valnerina, il Sannio, il Matese, il Gennargentu, Nebrodi e Madonie, Salento…
Ho citato, alla rinfusa, appena metà dei territori a perdere.
Una mano data da tanti, anche dal terremoto
Tutta farina del sacco tossico del regime patriottico? Ho girato un documentario, “O la Troika o la vita”, che illustra l’imperversare di ciò che era, e oggi è, al comando in Europa e in Italia, con particolare attenzione a cosa è stato fatto nei territori del terremoto del 2016. Tre anni dopo non erano state rimosse tutte le macerie. Otto anni dopo la ricostruzione non è lontanamente completata, false promesse, false partenze, grandi parate di presidenti e ministri. Ma nessuno ha fermato l’abbandono per venir meno delle condizioni di vivere e produrre. Molti paesi sono diventati paesi da cartolina antica. La riparazione economica e sociale non è mai stata completata. Opere strategiche, strade, viadotti, sono ferme. Partito è invece lo spopolamento.
Prima si temeva un cambiamento d’uso di territorio e abitati finalizzato a un diverso sviluppo, non più fondato su attività che nascono dal legame abitanti-territorio, ma finalizzato al turismo ecologico e di lusso. Grandi alberghi, parchi a tema, collegamenti collina-mare, cottage. E, l’attrattiva di quanto è rimasto in piedi come patrimonio da ammirare. Una cattedrale diroccata, una pavimentazione romana, il palazzo del Signore.
Noi e gli altri animali

C’è qualcuno che si frega le mani per l’abbandono delle terre interne. Tutto spazio da rivendicare a doppiette e vita da colpire e trasformare in trofeo della propria perizia e disposizione a uccidere. Pensavo che con certi energumeni dell’animalicidio leghisti si fosse raggiunto un limite. Anche con il tristemente confermato presidente della Regione Trentino, Maurizio Fugatti, che alla carica deve essere arrivato camminando, anziché su un tappeto rosso, su una serie di pelli di orsi da lui fatti ammazzare. Giustiziati, anziché spostati nei santuari indicati dalle associazioni, perché “incutono paura”, si avvicinano alle case e in uno scontro tra uomo e orso per una volta ci aveva rimesso l’uomo.
O eliminati da un bracconaggio ben poco perseguito e che torna a minacciare l’estinzione del progenitore del mio bassotto Ernesto, discendente nobilissimo di uno degli animali più utili alla preservazione della biodiversità, maestro di vita nella solidarietà e collaborazione di branco, il lupo. Lupo caratteristicamente inviso anche alla baronessa Ursula von der Leyen che ne ha auspicato lo sterminio (subito attuato dai neo-NATOI svedesi), insieme a quello dei russi. Umani.
Anni fa, per la RAI mi sono ritrovato ripetutamente nelle vali bergamasche e bresciane, o anche nei boschi sulle colline di Ischia, o della Sila, accompagnato da generose e sagge guardie zoofile (quando c’era ancora una meraviglia delle nostre polizie, il Corpo Forestale dello Stato). Si cercava, denunciava e reprimeva quanto oggi è consentito e incoraggiato per legge da un governo che, coerentemente, solidarizza con le stragi compiute da suoi alleati e a volte vi collabora. Sapendo benissimo che nelle guerre che approva, o a cui partecipa, il genocidio visibile è accompagnato dal biocidio, cioè dalla distruzione della biodiversità, ogni indispensabile specie di animale, dall’ape alla rondine, dallo scoiattolo alla lepre, compreso.
Si rimuovevano gli orribili richiami vivi con i quali, uccelli legati ai rami, o chiusi in gabbia, i cui disperati squittii richiamano altri uccelli da abbattere a fucilate, o da imprigionare in trappole dalla lenta e dolorosa agonia.
Caccia per una soddisfazione che non serve a nutrirti, o a vestirti, non compensa le tue inadeguatezze e, di conseguenza, richiede una ripetizione, l’escalation. Nasce dalla voluttà, del tutto sterile, di sopraffare, fino all’uccisione, e compensare gli inevitabili sensi di inferiorità determinati da varie cause: rapporti umani, impotenza, frustrazione sociale, mancata considerazione, carenza affettiva, sessuale, solitudine, esclusione. Il fucile protesi del pene. La socialità della caccia di gara che sostituisce la fratellanza. L’uccisione a compensare la mancanza d’amore.
Abominii non solo venatori

Rifarsi una credibilità a spese degli animali non è solo del cacciatore. L’indulgenza del potere che non tollera atti di solidarietà per Gaza, è tutta per chi esercita, al pari di esso, una vantata supremazia sui deboli, si impone ai sottoposti per riaffermare un diritto che si fa derivare dalla natura e, a te omuncolo, dà la sensazione di essere protagonista. E il forte che alleva e destina a mattatoi, chiamati laboratori, migliaia di Beagle, per vedere “l’effetto che farebbe” sull’umano un avvelenamento, una lesione del rene, un glaucoma, o un arto disarticolato, una scossa elettrica, una dermatite, inflitti all’animale fatto cavia (ricordate lo scandalo del commercio dei Beagle nell’inferno di Green Hill a Montichiari e degli esprimenti della multinazionale farmaceutica Aptuit di Verona?). Vuoi testare qualcosa destinata all’umano? Sei un testa di cazzo vigliacco che approfitta di chi non si difende, anche perché si fida. Testalo sull’umano, punto e basta!

Il riprecipitare in forme di neonazismo travestito da tecno-oligarchia e nel graduale sopravvento della forza sul diritto, umano o di legge, ce l’ha documentato, con coraggio e agghiacciante evidenza, su Report, Giulia Innocenzi con le sue inchieste sugli allevamenti di maiali, polli, anatre. Il totale disprezzo di imprenditori, addetti, ispettori, per un minimo di rispetto per la vita, il dolore, in un ambiente di totale setticità, tra animali trattati come barattoli da scalciare e carogne che marciscono tra vivi appiccicati a migliaia negli spazi dell’immobilità gli uni agli altri.
E pensare che siamo andati precipitando fin da quando, negli anni’80 in Rai, ero impegnato a denunciare questo abominio, girando per gli allevamenti di animali “da consumo”. Dai falansteri a quattro piani, senza sole e senza cielo, dei polli di Amadori, ai cubicoli piemontesi, nei quali i vitelli dovevano maturare in pochi mesi senza potersi muovere, al massimo accasciarsi. Bovini per rapida crescita e rapido consumo, di grande avevano solo gli occhi disperati, senza luce naturale, ma con ricche dosi di antibiotici e ormoni. Praticaccia avvelenatrice contro la quale si batteva un coraggioso quanto impotente Mario Valpreda, direttore generale della Sanità in Piemonte. Le cose sono peggiorate, di pari passo con la spietatezza del neoliberismo e il ritorno dell’imperialismo militare.
Un Netanyahu per la biodiversità

Per chi è sodale, solidale e socio di uno che fa sparare in fronte ai bambini, al ventre delle donne e istruisce i cani a stuprare uomini incarcerati, il ddl Caccia, approvato il 13 maggio 2026 dalla Commissione Ambiente e Industria e ora in discussione alle Camere, è il meno che ci si poteva aspettare da chi anela a mettersi all’altezza. Era stato tolto di mezzo, da Renzi (da chi se no?), il Corpo Forestale dello Stato (depotenziato e incorporato nei CC) che, composto da gente eccezionalmente appassionata e competente, non teneva conto della faccia di nessuno. Me lo sono trovato accanto, assist formidabile, in parecchie battaglie, a partire dai traffici di rifiuti tra La Spezia e la Somalia. Ora è toccato all’ultima salvaguardia.
La legge sulla caccia prevede anche la riduzione dei poteri, storicamente salvici, dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, ISPRA. Erano vincolanti, a protezione di natura e animali, ora se ne può tener conto quanto di un pronostico sulla partita al bar. Chi pensate ne verrà messo spudoratamente a capo dagli amichettisti? Il candidato è Ettore de Conciliis de Iorio, cacciatore e lobbista del mondo venatorio.
L’aspetto più indecentemente autoritario della legge, compilata dal senatore Lucio Malan, non sta solo nelle nuove regole che il bravo e scandalizzato Giovanni ci ha elencato. Ci sono le competenze regionali, nel Nord da sempre impegnate alla morte per la…morte degli animali, che vengono ampliate e rafforzate sul calendario, sugli ambiti territoriali, sulle deroghe e sulla gestione della fauna. Rafforzate in misura addirittura anticostituzionale - e qui sta la soppressione fascistica della libertà di manifestare – anche ”sanzionando le azioni atte ad ostacolare i piani di controllo” (controllo sta per caccia). Si tratta in parole chiare del divieto di impedire, ostacolare o rallentare le attività previste dal citato Piano straordinario di gestione della fauna selvatica.
Forse, avessimo saputo meglio impedire, ostacolare o rallentare le attività ora rilanciate all’ennesima potenza, avremmo ancora lo storione, la quaglia, la gru, il pipistrello di Blasius e non rischieremmo ora di perdere anche l’orso marsicano, il capovaccaio, la pernice bianca, lo stambecco, le farfalle…
Canis Lupus

Quanto al soprannominato antenato del bassotto Ernesto e origine e simbolo della convivenza e amicizia tra umani e canini, il lupo (Canis lupus) esce dal novero delle specie “particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio”, come del resto anticipato dallo sciagurato declassamento UE del lupo, subito seguito da uno sterminio di esemplari in Svezia e in Abruzzo, dove sono stati avvelenati 18 esemplari, nientemeno che all’interno del Parco Nazionale. Parco a suo tempo salvato e potenziato da un grande direttore, Franco Tassi, di cui ho avuto il privilegio di essere amico e che era riuscito a sconfiggere un coacervo di interessi devastatori, edili e commerciali.
Tutta questa licenza del liberi tutti contro tutti, lubrificata dalla pretesa che le modifiche previste “sono funzionali a contrastare il fenomeno della proliferazione delle specie invasive, che continua ad arrecare danno alle attività produttive e a esporre a pericolo l’incolumità dei singoli” (immaginare gli orgasmi del presidente trentino Fugatti). L’immagine qui sotto è per chi di tutto questo è pronto a farsene una ragione.

ELENCO DELLE associazioni che lottano contro questo abominio, per CHI VOLESSE DARE UNA MANO
AFNI – ALTRITALIA AMBIENTE – ALLEANZA ANTISPECISTA – ALTURA – AMICI DELLA TERRA – ANIMAL AID ITALIA – ANIMALISTI ITALIANI – ANIMAL LAW ITALIA – ANIMAL VOICES UNITED – ASOIM – ASSOCIAZIONE CARETTA CARETTA -ASSOCIAZIONE IO NON HO PAURA DEL LUPO – ATTIVISTI GRUPPO RANDAGIO – CERM – CIRF – CISO – EARTH – EBN – ENPA – ESSERE ANIMALI – ETICOSCIENZA – FEDER TREK – FEDERAZIONE PRO NATURA – FONDAZIONE CAPELLINO – FONDAZIONE CAVE CANEM – FONDAZIONE MAREVIVO – GAIA ANIMALI&AMBIENTE – GAROL – GREEN IMPACT – GREENPEACE – GRIG – GRUPPO INSUBRICO DI ORNITOLOGIA – GYBN ITALY – HUMANE WORLD FOR ANIMALS – ISDE – LAC – LAV – LEAL – LEGAMBIENTE – LEIDAA – LIMAV – LIPU – LNDC – MAN – MOUNTAIN WILDERNESS – NAHR – OASICOSTIERA ODV – OIPA – RETE DEI SANTUARI – REWILDING APPENINES – SALVIAMO L’ORSO – SOCIETÀ ORNITOLOGICA ITALIANA – SOS GAIA – SROPU – SRSN – VAS- WALDRAPPTEAM – WWF ITALIA


