Gaza, spunta il progetto "Green Rafah": chi c'è davvero dietro la ricostruzione

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Gaza, spunta il progetto "Green Rafah": chi c'è davvero dietro la ricostruzione

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Secondo quanto rivelato a Middle East Eye da fonti egiziane, diverse imprese edili del Paese hanno condotto sopralluoghi tra le rovine nel settore meridionale della Striscia di Gaza per avviare il progetto residenziale denominato "Green Rafah".

Un alto ufficiale dell'esercito di stanza nel Sinai settentrionale ha riferito che la squadra di ingegneri ha eseguito i rilievi nella zona orientale di Rafah sotto la costante supervisione delle forze armate e dell'aviazione israeliane, che li hanno scortati fino al termine delle operazioni.

Prima del conflitto, la città di Rafah contava circa 250.000 abitanti ed era nota per la vitalità dei suoi mercati, i campi profughi e le aree verdi circostanti. Le operazioni militari condotte da Israele hanno tuttavia portato alla demolizione di almeno l'80% degli edifici del governatorato, lasciando la quasi totalità della popolazione priva di un alloggio.

La fonte, che ha richiesto l'anonimato in assenza di autorizzazioni ufficiali a parlare con la stampa, ha spiegato che il nuovo insediamento dovrebbe inizialmente ospitare circa 20.000 palestinesi. La gestione dell'area verrebbe affidata a una forza multinazionale, il cui dispiegamento in vari settori della Striscia è previsto dall'accordo di pace di Sharm el-Sheikh. Le operazioni di sgombero delle macerie e l'avvio dei cantieri dovrebbero scattare all'indomani delle consultazioni elettorali in Israele, così da evitare ripercussioni politiche sul voto o strumentalizzazioni da parte dell'opposizione al Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Una seconda fonte interna a Organi Group ha confermato l'invio di una squadra tecnica a Rafah per mappare l'area destinata ai complessi abitativi. La società fa capo a Ibrahim al-Arjani (noto anche come al-Organi), influente uomo d'affari del Sinai storicamente legato agli apparati di sicurezza egiziani. Come emerso in precedenti inchieste, due aziende a lui riconducibili hanno esercitato un controllo quasi monopolistico sul transito di merci e persone attraverso il valico di Rafah: la Sons of Sinai, attiva nell'edilizia e negli appalti, ha gestito le autorizzazioni per i mezzi merci, mentre la Hala for Consulting and Tourism Services ha detento l'esclusiva sul trasporto dei passeggeri.

La fonte del gruppo ha ribadito che il team di rilievo ha operato sotto scorta militare israeliana e ha già consegnato la mappatura topografica necessaria per redigere i progetti ingegneristici. L'inizio effettivo dei lavori di livellamento del terreno e rimozione dei detriti attende solo il via libera formale. L'obiettivo dichiarato è porre "Green Rafah" sotto un'amministrazione internazionale, creando una separazione netta tra Gaza e Israele. Entrambe le fonti concordano sul fatto che le aziende riconducibili ad Arjani si aggiudicheranno i principali contratti assegnati all'Egitto, subappaltando poi le opere minori ad altre imprese locali.

Contattati da Middle East Eye, né il Gruppo Organi né il Servizio di informazione statale egiziano hanno rilasciato commenti prima della pubblicazione. Arjani, leader tribale di 49 anni, è stato più volte accusato di aver sfruttato la vicinanza alle istituzioni per consolidare il proprio impero economico. In passato ha guidato una milizia tribale schierata al fianco delle forze di sicurezza egiziane contro l'insurrezione armata nel Sinai settentrionale, scoppiata all'indomani del colpo di Stato che rovesciò il presidente Mohamed Morsi.

I piani per il futuro della Striscia

Ad agosto, la radio dell'esercito israeliano aveva anticipato che Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz avevano autorizzato i lavori infrastrutturali a est di Rafah, lungo il perimetro della cosiddetta Linea Gialla. L'area era stata identificata per un piano residenziale rivolto ai palestinesi residenti al di fuori delle zone controllate da Hamas, con interventi su scavi e reti fognarie, idriche ed elettriche. L'accesso ai cantieri per maestranze e appaltatori palestinesi sarebbe stato subordinato ai controlli di sicurezza dello Shin Bet. Sebbene l'ufficio di Netanyahu abbia ridimensionato il resoconto, ha confermato che "Green Rafah" costituisce un progetto pilota sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti e che i lavori si svolgeranno sotto la supervisione militare di Israele.

L'iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di ricostruzione denominata "Nuova Gaza", sostenuta dagli Stati Uniti e presentata da Jared Kushner al World Economic Forum di Davos. Il piano prospetta la realizzazione di oltre 100.000 unità abitative e 200 istituti scolastici a Rafah, affiancati da nuove zone industriali e snodi logistici. Il documento non chiarisce tuttavia le modalità di trasferimento dei titoli di proprietà immobiliare, né specifica i criteri di assegnazione delle abitazioni o il destino delle famiglie attualmente residenti negli edifici destinati alla demolizione nelle aree centrali e occidentali della Striscia.

Al momento, l'unico contratto formale già assegnato riguarda la statunitense Arkel International, incaricata di costruire un avamposto militare destinato a 150 militari della forza internazionale.

Il ruolo degli Stati Uniti

Secondo le fonti militari consultate, la mappatura topografica dell'area ha ricevuto il pieno avallo di Washington. Durante una visita al Cairo svoltasi il 20 settembre, il direttore della CIA John Ratcliffe ha trasmesso le direttive operative nel corso di un incontro con il presidente Abdel Fattah al-Sisi e il capo dei servizi segreti egiziani Hassan Rashad. In quell'occasione, al-Sisi ha sottolineato l'esigenza di attuare la seconda fase del piano di pace per Gaza, invocando il consolidamento del cessate il fuoco e l'accesso coordinato degli aiuti umanitari.

In una successiva riunione del Board of Peace a fine settembre, Kushner ha dichiarato che l'assegnazione dei contratti di ricostruzione avverrà tramite gare d'appalto trasparenti. Tuttavia, l'organismo non ha risposto ai chiarimenti richiesti da Middle East Eye in merito al coinvolgimento delle imprese egiziane legate al gruppo Organi.

Una valutazione congiunta condotta da Nazioni Unite, Banca Mondiale e Unione Europea ha stimato in 71,4 miliardi di dollari il fabbisogno finanziario nei prossimi dieci anni per la ripresa di Gaza, di cui 26,3 miliardi necessari nei primi 18 mesi. Ciononostante, le risorse finora effettivamente stanziate dal Board of Peace ammontano a soli 280 milioni di dollari, evidenziando uno scarto significativo tra gli impegni dichiarati e i fondi reali a disposizione.

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