Il diritto internazionale e la guerra all'Iran
di Sandrino Luigi Marra
L’atto di aggressione e dunque la guerra all’Iran portato da Israele e Stati Uniti d’America è una violazione della Carta Onu e questo è un fatto, incontrovertibile e senza dubbio alcuno. Ma ciò che sfugge o si vuol far sfuggire è l’atteggiamento dei paesi europei Italia compresa.
Il fatto che questi si schierino, per ragioni politiche o di convenienza, direttamente o indirettamente dalla parte degli aggressori diviene un profilo di perseguibilità sufficiente per ritenere i 27 paesi complici dell’aggressione stessa, anche se questi non partecipano direttamente. Essendo i 27 membri Ue parte del Trattato di Roma del 2017 i leader dei singoli paesi potrebbero essere chiamati a rispondere di aggressione, poiché si forniscono armi ed armamenti a paesi, non per difendere civili ma bensì basi americane.
Si prende dunque parte al conflitto indirettamente ma pur sempre condannabile dal diritto internazionale, anche se USA, Iran ed Israele non sono membri della corte internazionale, lo sono i 27 paesi della Ue e dunque i loro leader perseguibili. Va detto che il concetto di difesa, dallo scoppio del conflitto Russo-Ucraino è fortemente abusato, dimenticando che secondo lo Jus ad bellum, ovvero il diritto di guerra nel momento in cui un paese si schiera con una parte in conflitto in una guerra non provocata, entra nel conflitto: lo Jus ad bellum (in latino "diritto alla guerra") si riferisce ai criteri del diritto internazionale che definiscono le ragioni legittime per cui uno Stato può iniziare un conflitto armato. Stabilisce la legalità dell'entrata in guerra, focalizzata sulla legittima difesa o sull'autorizzazione delle Nazioni Unite.
Dunque l’uso della forza è sul piano internazionale un atto criminale, non si può aggredire un’altro Stato, anche se è prevista la difesa esistono delle condizioni e non si può, come nel nostro caso, inviare dei sistemi come il Samp/T, poiché non è questa la base giuridica, in questo modo si è scelto di aiutare dei paesi divenendo per lo stesso diritto in guerra un bersaglio legittimo.
Si è scelto fuori dal diritto internazionale e fuori dalla costituzione italiana l’assumersi un rischio, non valutato correttamente e fuori dai parametri del diritto e della stessa nostra costituzione, (articolo 11). Ma non solo, la tanto decantata uccisione di Khamenei la quale entra nella strategia tanto cara agli Stati Uniti della decapitazione dei regimi, è una violazione del diritto internazionale, qualunque cosa si voglia dire di Khamenei. Ed è come detto una violazione del diritto internazionale il fornire armi ed armamenti a paesi terzi coinvolti nel conflitto attraverso una risposta difensiva, che indipendentemente da tutto, è invece legittima da parte dell’Iran poiché colpisce (o intende colpire) basi militari dei suoi aggressori che sotto il vincolo dell’extraterritorialità sono sottoposte a un regime giuridico speciale che deroga la sovranità territoriale del paese ospitante in favore dello Stato ospitato, per cui considerabile territorio USA. Si può dunque criticare per quanto e come si vuole il regime iraniano, del suo operato ma non è possibile dire che se non piace il governo di un altro questo deve essere bombardato. Ma ancor più la morte di Khamenei è considerabile un crimine contro l’umanità poiché il fine dell’uccisione di questi è un fine politico, il quale diviene mezzo per un cambio di regime, che crea quindi una ulteriore violazione rispetto anche all’autodeterminazione dei popoli, e per quanto si possa dire che di autodeterminazione in Iran c’è poco per le pressioni governative che si conoscono, questo non giustifica in alcun modo i mezzi ed il fine politico dell’azione. E ancor più la giustificazione dell’arma nucleare come casus belli, non ha alcun determino legale a livello internazionale considerando che l’Iran ha aderito all’AIEA l’Agenzia per l’energia atomica e non si è mai opposto ai suoi controlli, oltretutto aderisce anche al TPN trattato di non Proliferazione nucleare, Israele invece respinge le pressioni internazionali in particolare da parte dei paesi arabi e delle Nazioni Unite, per aderire al trattato come stato non nucleare e per sottoporre le proprie strutture nucleari, come quella di Dimona, al controllo dell'AIEA.
Dunque un paese che nell’ambiguità del possesso dell’arma nucleare e di impianti di produzione si avvalla del diritto di attaccare un paese aderente all’AIEA ed al TPN, in virtù della difesa preventiva al “suo sospetto” di costruzione di armi nucleari, in una ulteriore violazione del diritto internazionale in merito ad un pericolo presunto che di fatto non esiste. Il diritto internazionale con tali azioni di sistematica violazione è sempre più minacciato dalle azioni di leader mondiali che disegnano un ordine basato sulla forza e sull’egemonia di questa rendendo oltretutto vano ogni risoluzione dell’Onu poiché gli Stati Uniti attraverso il veto blocca qualunque risoluzione del Consiglio di sicurezza.
A questo si aggiunge la perdita di lucidità e forse di comprensione stessa almeno di forma morale del diritto internazionale, da parte dei 27 paesi Ue i quali reinterpretano ad uso di altri il diritto stesso, ma ancor più quali paesi aderenti al Trattato di Roma, che reinterpretano le regole stesse del trattato, ma peggio ancora il nostro Paese il quale reinterpretando sempre ad uso di altri la propria costituzione che all’articolo 11 è chiara, comprensibile e vincolante non solo alla propria sicurezza nazionale, ma in modo indiretto a quel diritto internazionale che dovrebbe assicurare il rispetto delle nazioni, dei popoli e delle genti dai soprusi esterni di coloro che in virtù della propria forza militare ed economica cercano di imporre ad altri regole, idee, orientamenti politici e sociali che appartengono solo ad essi e non applicabili, in virtù anche qui della libertà di cui ogni paese ha diritto, ma che deve raggiungere secondo i propri tempi, costumi, idee ed in legame con i propri usi, costumi e tradizioni. E almeno per noi, per l’Italia, culla della diplomazia, delle leggi e del diritto (ricordiamo il diritto romano, la cittadinanza romana, il diritto di guerra e molto altro ancora) che continuiamo a perdere valori inseguendo ed affiancandoci ad azioni ed idee che non ci appartengono, che non sono nostre, o non lo sono più semmai ci fossero appartenute, della quale la nostra stessa costituzione ci permette di essere sulla stella polare della neutralità, del dialogo, della diplomazia, della possibilità di mantenerci fuori da ogni tipo di violazione del diritto internazionale attraverso essa stessa, ricordando che le costituzioni all’interno della Ue restano vincolanti nelle scelte e nelle decisioni e saranno tali e per noi sarà tale finchè, giungerà (semmai), una unica costituzione europea sull’esempio degli Stati Uniti d’America.
Sperando fortemente che non giungerà mai, restando dell’idea che la nostra costituzione nata per proteggere il popolo italiano da ogni forma di deviazione autoritaria, dalla guerra e concedendo quelle libertà di espressione, di parola, di culto, di religione e quant’altro resta la più moderna e migliore costituzione del mondo. Basta ricordare questo e saremo come paese sempre e comunque nella ragione del diritto internazionale usando ed applicando semplicemente la nostra costituzione.

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