Il Medio Oriente dopo gli Stati Uniti

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 Il Medio Oriente dopo gli Stati Uniti

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L’America non sarà più il gendarme del Medio Oriente, sostiene Pierre Rousselin su Le Figaro. La nuova postura degli Stati Uniti nella regione è una rivoluzione che modifica gli equilibri in vigore da decenni a questa parte. Se è troppo presto per veder prendere corpo una nuova architettura regionale, i vecchi calcoli strategici non valgono più.
 
Descrivendo recentemente sul New York Times una politica statunitense più modesta in Medio Oriente, Susan Rice, Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Obama, definiva tre priorità: i negoziati con l’Iran, quelli tra palestinesi e Israele e la ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana.
 
L’obiettivo è evitare che il presidente americano venga risucchiato dalle crisi a ripetizione in Medio Oriente quando la vera posta in gioco per lui è l’Asia. Il primo serio processo di negoziato tra Iran e Washington dalla Rivoluzione  del 1979, innescato dall’elezione di Rowhani, costituisce l’elemento fondamentale della mutazione in corso. Queste trattative obbligano i paesi della regione a immaginare le conseguenze di un accordo.
 
 L’Arabia Saudita manifesta il suo malumore rifiutando il seggio al Consiglio di Sicurezza. Ryhad è consapevole che un eventuale accordo tra Iran e Usa andrebbe al di là di della questione nucleare e implicherebbe il riconoscimento da parte dell’America di un ruolo regionale all’Iran, potenza sciita, nemesi di Ryhad, potenza sunnita.  
 
Israele è in una situazione simile a quella dell’Arabia Saudita e anche se i due paesi non intrattengono relazioni ufficiali, i contatti ufficiosi si moltiplicano e potrebbero diventare operativi in caso di bisogno.
 
Visto che nessuna potenza esterna sarà in grado di sostituire gli Stati Uniti nella regione, conclude Rousselin, gli Stati della regione saranno spinti a  prendere in mano da soli la propria sicurezza. Nel caso di Israele non sarebbe una novità ma i raid aerei contro Hezbollah in Siria testimoniano la volontà di Israele di anticipare l’evoluzione in corso.

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