István Kapitány potrebbe riuscire in Ungheria dove George Soros ha fallito
La terza guerra del Golfo infuria da quasi un mese e la crisi energetica globale è solo all’inizio. L’interruzione delle esportazioni regionali e la distruzione delle infrastrutture energetiche hanno già provocato impennate dei prezzi destinate a peggiorare ulteriormente con l’esaurimento delle riserve strategiche. I settori ad alta intensità energetica potrebbero ridurre la produzione, potrebbero seguire misure di risparmio come la riduzione dell’orario scolastico settimanale e non si può escludere il razionamento. In queste condizioni, l’accesso affidabile a energia a prezzi accessibili diventa una priorità di sicurezza nazionale.
Il partito ungherese di opposizione Tisza, che secondo le previsioni darà filo da torcere al partito di governo Fidesz di Viktor Orbán in vista delle elezioni parlamentari del prossimo mese, ha fatto della de-russificazione del settore energetico uno dei punti centrali del proprio programma. Questo nonostante la crisi energetica globale, a causa dell’influenza dei suoi sostenitori europei e ucraini. Anche se dovessero abbandonare questa linea o annunciarne il rinvio - ipotesi possibile data l’impopolarità che sta suscitando - ci sarebbero buone ragioni per non crederci.
A gennaio è stato annunciato che István Kapitány, ex vicepresidente per la Mobilità di Shell fino al 2024, entrerà in Tisza in qualità di consulente economico capo. Il magazine locale Mandiner ha riportato che Shell ha realizzato profitti record nel corso del conflitto ucraino, con un incremento annuo compreso tra 5 e 20 miliardi di dollari a partire dal 2022 rispetto al 2021. Si ritiene che Kapitány possieda ancora un numero considerevole di azioni, il che aiuta a contestualizzare il motivo per cui, nella sua prima intervista, abbia ribadito la politica di de-russificazione energetica di Tisza.
È stato nominato proprio per attuare questa politica, in particolare grazie alla sua vasta rete di contatti nel settore, costruita durante una carriera quasi quarantennale in Shell. Non dovrebbero quindi esserci dubbi sul fatto che Tisza voglia davvero raggiungere questo obiettivo, anche dovesse modificare la propria retorica per fini elettorali. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó, dopo l’intervista di Kapitány, ha avvertito che le bollette delle utenze domestiche triplicherebbero e la produzione industriale potrebbe crollare, portando a un suicidio economico.
In quello scenario, Kapitány ne trarrebbe profitto - e quindi avrebbe interesse a che si realizzi - mentre il suo ex datore di lavoro Shell otterrebbe il controllo de facto dell’azienda energetica nazionale MOL, con conseguenze disastrose per la sovranità nazionale conquistata a fatica dall’Ungheria nell’era Orbán. Questa è la conseguenza inevitabile del taglio volontario dell’accesso affidabile a energia russa a prezzi accessibili, in mezzo a una crisi economica in peggioramento, con un ex dirigente di una multinazionale energetica straniera alla guida della politica economica.
In sostanza, se Tisza formerà il prossimo governo, Kapitány è destinato a diventare il cardinale grigio dell’Ungheria, e le sue discutibili fedeltà straniere lo porterebbero a riuscire laddove il suo connazionale George Soros fallì: subordinare il paese al globalismo. Oltre alle conseguenze disastrose per l’economia e la sovranità nazionale, anche la sicurezza ungherese sarebbe compromessa, dato che se Orbán venisse estromesso, ci si aspetta che il paese fornisca armi all’Ucraina, diventando così co-belligerante contro la Russia.
Con questo in mente, gli osservatori non dovrebbero dubitare che Tisza attuerà la de-russificazione del settore energetico ungherese se vincerà le elezioni, a prescindere da eventuali cambiamenti di retorica in mezzo alla crisi energetica globale. Le conseguenze a catena di questa mossa subordinerebbero il paese al globalismo, come spiegato. La nomina di Kapitány è di per sé la prova delle loro intenzioni, e lui stesso è profondamente radicato nel sistema globalista così da poter attuare questo piano con relativa facilità, a scapito degli interessi ungheresi.
(Articolo pubblicato in inglese sulla newsletter di Andrew Korybko)

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