"Sapevano perfettamente che bombardando l'Iran avrebbero bombardato anche noi" - Intervista ad Alberto Negri (VIDEO)
Non è tattica, è struttura. Non è reazione, è disegno. Alberto Negri, firma storica del reportage di guerra, non usa mezzi termini nell’analizzare le radici del conflitto in Iran. Secondo il noto giornalista, intervistato da l'AntiDiplomatico, dietro gli ultimi sviluppi non ci sarebbero semplici calcoli militari, ma la mano pesante di un’élite israelo-statunitense che tiene i fili del caos.
E lo fa, scrive Negri, con un progetto chiaro: dominio permanente, non contingenza.
Siamo davanti, spiega, a un asse messianico e suprematista. Da una parte le major del petrolio legate a Donald Trump. Dall’altra l’ideologia sionista più intransigente. In mezzo, un obiettivo condiviso: spazzare via qualsiasi Stato che possa insidiare l’egemonia di Israele.
Questa élite, che Negri definisce senza troppi giri di parole un «grumo di potere», agirebbe in modo trasversale: controllo della politica Usa e in Europa, sorveglianza tecnologica (Palantir in testa), capacità di orientare le scelte globali. E lo fa con un cinismo che ignora i confini. Bombardare l’Iran, nota Negri, significa di fatto colpire anche l’economia europea. Significa ridurre intere popolazioni – le sue parole – a «meno che pecore», tenute a bada con povertà e ricatto energetico.
L’obiettivo finale, secondo Negri, non è la stabilità. È l’instabilità permanente. Cosa resta, allora, davanti a un’oligarchia che ha perso ogni freno etico? Per Negri, una sola barriera: la resistenza dei popoli con alcuni segnali che iniziano a diffondersi anche in Italia.
Intervista ad Alberto Negri, 3 aprile 2026 - Buona visione.

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