La candidata Hillary Clinton ha fatto un sogno: la 'democrazia' in Venezuela

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La candidata Hillary Clinton ha fatto un sogno: la 'democrazia' in Venezuela

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Di Alex Anfruns da investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Hillary Clinton non poteva perdere questa occasione. Dopo i risultati delle elezioni per l’Assemblea Nazionale del Venezuela il 6 dicembre scorso, la candidata alle prossime elezioni presidenziali della Casa Bianca ricorda a coloro che non l’avessero ancora capito come il sostegno degli Stati Uniti all’opposizione venezuelana sia una questione cruciale e strategica.

Dopo aver sorpassato nelle stime l’Arabia Saudita, il Venezuela è ormai la prima riserva mondiale di risorse petrolifere. Tanto da immaginare a che punto gli Stati Uniti aspirino a rovesciare un governo troppo indipendente che ha nazionalizzato la principale impresa estrattiva del paese, PDVSA, per destinare una parte delle sue risorse ai programmi sociali in campo educativo, sanitario e abitativo. Solo in quest’ultimo ambito, il governo di Nicolas Maduro ha inaugurato, ai primi di dicembre, l’alloggio sociale numero 900.000 della “Mision Vivienda”.

Sotto la direzione di Hugo Chavez, il Venezuela ha effettivamente ripreso la propria sovranità nazionale e il suo impatto è stato notevole sugli eventi regionali per più di un decennio. Il messaggio era chiaro: l’America Latina e i Caraibi non sono più il cortile di casa degli Stati Uniti.

Ma la manna dell’oro nero venezuelano, il cui accesso per mare permetterebbe di disporre di un vantaggio essenziale per l’economia del vicino del nord riducendone i tempi di inoltro di questa risorsa strategica dal Medio Oriente, è una grande tentazione per l’imperialismo. E’ così che possono spiegarsi le recenti dichiarazioni della signora Clinton:

“Il popolo del Venezuela ha bisogno di tutto il nostro appoggio nell’emisfero, in particolare di quello dei nostri amici dell’America Latina. E’ necessario che essi si pronuncino in favore della democrazia, che difendano i diritti dell’uomo in quel paese. E’ tragico vedere a che punto questo paese, il più ricco dell’America Latina, uno dei più ricchi del mondo in materia di risorse, sia mal governato e a che punto le persone siano state oppresse e maltrattate nel corso degli ultimi 15 anni…Dunque, occorre sostenere il popolo venezuelano. E certamente io vi sosterrò, e formuliamo gli auspici affinché queste elezioni siano l’inizio di un processo di recupero della democrazia e affinché opportunità per il popolo del Venezuela possano essere create… [1]

Dichiarazioni che hanno il merito della chiarezza e che non lasciano nulla al caso, poiché tale preoccupazione per il petr….ops! cioè, per i diritti dell’uomo, è stata condivisa dal generale John Kelly che si è detto, anche lui, inquieto per la situazione economica del Venezuela, preoccupato per la situazione a tal punto che dice “di passare 40 secondi al giorno per pensare al Venezuela”, “deplorare l’inflazione della sua economia” e “pregare per il suo popolo, perché soffre terribilmente”.

Il generale Kelly sembra dunque augurare, da buon samaritano, il benessere dei venezuelani ed è anche “pronto ad intervenire se glielo si chiede”. [2]

Le recenti dichiarazioni di Hillary Clinton fanno eco a quelle del Segretario di Stato John Kerry dell’8 dicembre, in cui “esorta il Consejo Nacional Electoral (CNE) di pubblicare i risultati elettorali”. Il presidente Maduro risponde ironicamente “egli deve svegliarsi al mattino e pensare che governa il Venezuela. Un governatore speciale per il Venezuela….Ma voi chi vi credete, signore? Il CNE è il Potere elettorale della Repubblica bolivariana del Venezuela, ed è autonomo. Che Dio ci protegga di non divenire mai più colonia altrui. E ancor meno, di essere la colonia di questa élite che governa Washington.” [3]

Se la candidata alle elezioni presidenziali del 2016, signora Clinton, l’attuale Segretario di Stato John Forbes Kerry e il generale dell’esercito John Kelly possono ancora permettersi di dare lezioni di diritti umani al Venezuela senza temere la minima reazione del “mondo civilizzato”, è senz’altro perché tutto questo bel mondo non ha tratto il bilancio dell’ingerenza degli Stati Uniti e dei suoi crimini nel mondo, in particolare nella conduzione dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq e sostenendo finanziariamente gruppi di mercenari in Iraq, in Libia e in Siria.

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