La Nuova Logica Pericolosa della Guerra contro l’Iran e l’Ombra sulla Palestina

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La Nuova Logica Pericolosa della Guerra contro l’Iran e l’Ombra sulla Palestina

 

di Rania Hammad e Tawfiq Al-Ghussein

 

L’attacco coordinato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminato nell’uccisione della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e di numerosi alti funzionari, ha aperto un capitolo nuovo e molto pericoloso nella storia contemporanea del Medio Oriente e del mondo. Non si è trattato di una risposta a un’invasione in corso, né di un’azione autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È stato un attacco preventivo contro uno Stato sovrano, giustificato come necessità strategica per Israele, che mira al dominio e all’espansione, ma privo di un mandato giuridico internazionale.

Ayatollah Khamenei, come altri leader prima di lui in Iraq e in Libia, ha sostenuto e difeso la causa palestinese (o cosi alcuni pensano) opponendosi a quelle che definiva guerre di aggressione statunitensi e campagne di destabilizzazione regionale. Egli si presentava come una voce, per quanto controversa, di un Sud Globale sempre più stanco della dominazione unipolare e dell’egemonia di Washington.

Ciò che rende questo momento così decisivo non è soltanto la scala della violenza o il precedente che consolida, ma la dimostrazione che il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania erano azioni mirate ai palestinesi e all’intera regione, con lo scopo ultimo di annessione e controllo da parte di una Israele fanatica, estremista e colonialista che usa il suprematismo ebraico e un linguaggio messianico per destabilizzare la regione e prenderne il controllo.

L’ordine internazionale costruito dopo il 1945 si fondava, pur con molte imperfezioni e con un aspetto radicato nella forza delle potenze attraverso il Consiglio di Sicurezza e il veto, sul principio che la forza tra Stati richiedesse una giustificazione legale inequivocabile. Quando le uccisioni mirate raggiungono la più alta autorità politica di un Paese, il confine tra operazione militare e assassinio politico si dissolve del tutto. Queste azioni sono offensive e illegali.

Il risultato non è e non sarà mai maggiore deterrenza, bensì instabilità strutturale, indebolimento e divisioni, nonché guerra permanente a beneficio degli aggressori che godono di impunità e sostegno.

Le implicazioni di questa aggressione sono profonde. Se gli Stati Uniti e i loro alleati normalizzano l’assassinio di capi di Stato che rifiutano di piegarsi ai loro ultimatum, l’architettura globale si incrina definitivamente e semina le radici di futuri conflitti e guerre.

Le operazioni militari in corso hanno già prodotto conseguenze umanitarie devastanti. In un singolo attacco aereo contro una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran, oltre cento ragazze sono state uccise e molte altre ferite. Tali eventi evidenziano l’erosione delle protezioni che il diritto internazionale umanitario dovrebbe garantire. Questo è il risultato di due anni e mezzo di genocidio contro il popolo palestinese con totale impunità di Israele, che perpetua crimini di guerra e contro l’umanità con il sostegno dei suoi alleati.

Parallelamente, l’attenzione globale concentrata sull’Iran ha coinciso con un’accelerazione degli sviluppi nei territori palestinesi occupati. Raid militari, confische di terre e violenze dei coloni in Cisgiordania si sono intensificati. L’espansione degli insediamenti procede rapidamente, consolidando una rapida annessione di fatto della Cisgiordania. Il controllo amministrativo, la frammentazione territoriale e le trasformazioni demografiche stanno ridefinendo la realtà sul terreno in modo sempre più irreversibile. Con lo spostamento dell’attenzione internazionale verso il confronto con l’Iran, tali trasformazioni strutturali vengono trattate come questioni secondarie, assorbite sullo sfondo di una crisi regionale più ampia. In realtà, questo rappresenta il proseguimento del progetto di Israele: l’attacco contro l’Iran serve a continuare indisturbati il genocidio e la pulizia etnica del popolo palestinese e a espandersi nell’intera regione come egemone assoluto.

La rapida annessione di fatto della Cisgiordania rischia di essere normalizzata sotto la copertura della guerra regionale. La questione palestinese viene nuovamente subordinata a narrazioni geopolitiche più ampie e occupazione e annessione passano in secondo piano anziché essere riconosciute come centrali e sconvolgenti crisi giuridiche e morali, non solo per la regione ma per l’intero pianeta, e soprattutto per l’Occidente che progressivamente perde i propri principi democratici.

Esiste un nesso diretto tra l’escalation contro l’Iran e il genocidio commesso da Israele a Gaza. La distruzione sistematica della popolazione civile palestinese, accompagnata da dichiarazioni pubbliche di intenti eliminazionisti e da una devastazione su vasta scala delle infrastrutture essenziali alla sopravvivenza, rappresenta non soltanto una tragedia umanitaria, ma una frattura strutturale nell’ordine giuridico internazionale nato dopo il 1945. Se un genocidio può essere perpetrato senza conseguenze e simultaneamente oscurato da una nuova guerra regionale, il principio stesso della responsabilità internazionale degli Stati si svuota di contenuto.

Quando guerra preventiva, assassinio politico, annessione territoriale e genocidio procedono in parallelo senza una risposta urgente e immediata, giuridica e diplomatica, l’architettura del diritto internazionale non viene semplicemente indebolita ma entra in una fase di erosione sistemica totale, mettendoci tutti in pericolo. Ciò che è in gioco non è soltanto il destino dell’Iran o della Palestina, ma la sopravvivenza stessa di un ordine fondato su limiti riconoscibili all’uso della forza, un ordine che stabilisca regole e protegga stabilità e pace.

Biografie

Tawfiq Al-Ghussein ha conseguito un BSFS (Bachelor of Science in Foreign Service) presso la School of Foreign Service della Georgetown University, con specializzazione in economia internazionale, e un Master presso la School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra. È scrittore e ricercatore specializzato in geopolitica, diritto internazionale ed economia politica.

Rania Hammad ha studiato Scienze politiche presso l’American University of Rome e ha conseguito un Master in Relazioni internazionali presso l’Università del Kent, Canterbury. È membro del Global Network for the Question of Palestine e autrice di Palestina nel cuore, Vita tua vita mea e Ritorno a Gaza.

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