"My leader". La straordinaria attualità dell'omaggio di Mandela a Khamenei (VIDEO 1992)

Prima l'apartheid in Sudafrica, oggi il massacro a Gaza e l'assassinio di Khamenei. Chiediti sempre: da che parte stanno i "civilizzatori" dell'Occidente?

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"My leader". La straordinaria attualità dell'omaggio di Mandela a Khamenei (VIDEO 1992)

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di Fabrizio Verde

In queste ore tragiche e drammatiche, in rete c’è un video che brucia gli occhi e il cuore. È l'incontro del 1992 tra Nelson Mandela, reduce da 27 anni di prigione, e l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, la Guida della Rivoluzione Islamica dell'Iran, oggi barbaramente ucciso dagli attacchi congiunti di USA e Israele. L’ennesimo crimine imperialista che i popoli oppressi del mondo sono costretti a subire.

Guardatelo bene. Ascoltate le parole che escono dalla bocca di Madiba, l'icona globale della lotta all'apartheid. Lui, che per il mondo intero è un simbolo di pace e riconciliazione, si rivolge all'Ayatollah Khamenei chiamandolo "my leader". Il mio leader.

Perché? Ce lo spiega la storia, quella vera, non quella riscritta dai vincitori. Mandela non era un ingenuo. Sapeva che la libertà si conquista con il sangue, il sacrificio e la lotta. Sapeva riconoscere chi, dall'altra parte del mondo, aveva combattuto la sua stessa battaglia.

La Rivoluzione Islamica dell'Iran non era per lui un nemico da demonizzare, ma un "esempio ineccepibile di lotta vittoriosa contro l'oppressione". L'Iran era stato la prima nazione a rompere le relazioni con il regime razzista sudafricano, a sostenere la lotta del popolo nero. Quando Mandela era in catene, in quella cella umida e fredda, aveva sentito parlare di un popolo, guidato dall'Imam Khomeini, che aveva rovesciato uno scià despota e sostenuto dagli stessi poteri che sostenevano l'apartheid.

Andò a Teheran proprio per chiedere: "Come avete fatto?". E la risposta che ricevette fu la chiave: "Il segreto è diventare una cosa sola con il cuore e la mente della gente".

Oggi, gli stessi poteri che hanno armato e sostenuto il regime dell'apartheid hanno ucciso l'uomo che Mandela chiamava leader. Lo hanno fatto mentre lo stesso identico massacro si consuma a Gaza, dove un altro popolo vive l'apartheid e il genocidio, come denunciava con forza Mandela stesso, che diceva: "La lotta per la libertà in Sudafrica e in Palestina è la stessa".

Questo video non è un reperto storico. È un test. Ti dice da che parte stai. Dalla parte degli oppressori, che oggi piangono la morte di un "nemico" e festeggiano, o dalla parte degli oppressi, che come Mandela sanno riconoscere un compagno di lotta, anche a migliaia di chilometri di distanza.

L'Iran è stato colpito, un leader della resistenza è stato ucciso. Ma la lezione di Mandela, quella che imparò dagli ayatollah, resta: finché ci sarà un popolo che si unisce al cuore e alla mente della sua gente, nessuna bomba potrà mai spegnere la rivoluzione.

Nelson Mandela lo sapeva. Ecco perché, in quel video, inchina la testa di fronte a un grande uomo. Oggi, quel grande uomo è stato martirizzato. Ma la sua lotta continua.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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