Le minacce dei nazigolpisti ucraini a Orban e il voto ungherese

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Le minacce dei nazigolpisti ucraini a Orban e il voto ungherese



Di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Se per le vere e proprie “performance” gangsteristiche dei nazigolpisti di Kiev nei confronti dell'Ungheria e del primo ministro Viktor Orban, fosse grondata solo una centesima parte della bava con cui i media di regime attaccano quotidianamente la Russia, ciò avrebbe comunque rappresentato un “evento” degno di nota. Ma no: nulla; quando «un interlocutore indispensabile» - come una decina di giorni fa La Stampa definiva Vladimir Zelenskij – o qualcuno dei suoi accoliti si permette toni da picciotto all'indirizzo di figure istituzionali straniere, tutto appare “normale”. E allora, per far silenzio sulle “divinità” che a Kiev,  con quelle prestazioni da sottobosco mafioso incarnano i “valori europeisti”, nulla di meglio che agitare l'ennesima inquisizione torquemadista, questa volta all'indirizzo della “blasfema” decisione di aprire il padiglione russo – o meglio: il «padiglione del regime putiniano», come scrivono i sanfedisti de Linkiesta - alla Biennale di Venezia. Ed è ancora la solita La Stampa che, in mancanza di altri argomenti, pensa di sbeffeggiare gli autori russi in programma sulla laguna che, secondo la signora Anna Zafesova, «non dicono molto non solo al grande pubblico, ma anche agli addetti ai lavori», mentre sarebbero autentici “artistoni” (così i nostri genitori definivano gli attori hollywoodiani di 50 anni fa) tutti quei “martiri dell'autocrazia” in sacra “dissidenza” da Mosca, come quelle vere e proprie anime belle “in esilio” quali le sgrammaticate Pussy Riot. Ed è ancora per cercare di ignorare le minacce terroristiche ucraine contro l'Ungheria, che quell'affiliazione malefico-atlantista chiamata Linkiesta, ad esempio, dedica ben 7 dei 19 titoli delle proprie news del 13 marzo a sparger disgusto per tutto quanto riguardi la Russia e, contemporaneamente, a genuflettersi eucaristicamente all'altare dei nazigolpisti di Kiev.

Così, dopo le intimidazioni pronunciate da Zelenskij di mandare i soldati ucraini a parlare con Orban «nella loro lingua», per il veto ungherese ai 90 miliardi UE a Kiev, ecco che uno dei picciotti della junta, l'ex vice capo dell'intelligence ucraina, Grigorij Omelcenko, torna a minacciare il premier ungherese con un video-messaggio degno dei “valori europeisti” incarnati dall'odierna Kiev majdanista: «Vitja, ti strapperemo la lingua puzzolente e la daremo in pasto ai cani. È più facile che il tuo sangue neofascista scorra nel Danubio, che non il petrolio dei moscalej scorra in Ungheria». Per la delizia spirituale de La Stampa o de Linkiesta, lo stesso Omelcenko “consiglia” a Orbán di «pensare ai cinque figli e sei nipoti», minacciandoli di morte per mano di un gruppo ucraino chiamato "Karma", dal quale, a suo dire, non c'è scampo. Europeismo puro.

Per la verità, non sembra che il diretto interessato si sia mostrato intimorito da tali “attenzioni” e, anzi, pare aver risposto a tono. Nel corso di un comizio pre-elettorale (le elezioni parlamentari sono fissate al 12 aprile) Orban ha dedicato diversi minuti a criticare Zelenskij per i suoi tentativi di trascinare l'Ungheria in guerra. «Credi ancora di essere il protagonista di questa pièce, vero?» dice Orban rivolto al nazigolpista-capo, in un video la cui traduzione compare sul blog del giornalista ucraino ed ex prigioniero politico Ruslan Kotsaba; «tu, meschino commediante, che ti immagini arbitro del destino di un grande continente. Ti sei lasciato trasportare. Il tuo palcoscenico è intriso di sangue e stai ancora aspettando che il suggeritore ti dia le parole per una vittoria che non arriverà mai. Non sei Davide in lotta contro Golia. Sei un pagliaccio gettato nell'arena, con una spada di cartone in mano e la promessa che gli dei dell'Olimpo saranno dalla tua parte. Ma gli dei se ne stanno a Washington e Bruxelles, a bere vino costoso e a guardare il tuo tormento come se fosse un combattimento gladiatorio in HD. Non hanno bisogno della tua vittoria; hanno bisogno del tuo infinito processo di autodistruzione. Nella tua smisurata arroganza, hai dato loro in pasto un intero Paese. E osi mormorare minacce contro l'Ungheria? Perché non voglio bruciare nel tuo fuoco? Vuoi che tutta l'Europa ti segua nell'abisso... hai trasformato l'Ucraina in un gigantesco obitorio» che rimarrà indebitato con l'Occidente per decenni.

E ancora: «Sei una figura temporanea, polvere sugli stivali della storia. I tuoi amici alla Casa Bianca dimenticheranno il tuo nome la mattina dopo che non sarai più utile a loro. Non ti permetterò di bruciare la mia casa per la tua vanità. Gli ungheresi non moriranno per i tuoi errori, per il tuo fanatico desiderio di diventare un simbolo, anche se ciò significa distruggere ogni forma di vita intorno a te».

Ora, scrive Komsomol'skaja Pravda, le minacce ucraine a Orban sono molto reali e la domanda è se i Servizi ungheresi saranno in grado di proteggere il premier. Gli attacchi nazisti al premier ungherese, sia le parole di Zelenskij, sia quelle di Omelcenko sono tipici dei gangster: Orbán ha rifiutato loro i soldi; ha bloccato il prestito UE di 90 miliardi di euro a Kiev finché Zelenskij non riaprirà le forniture di petrolio russo attraverso l'oleodotto “Družba”, che attraversa l'Ucraina. Conoscendo chi è attualmente al potere a Kiev, afferma il politologo Marat Baširov, credo si possa «affermare che la minaccia alla vita di Orban sia molto reale... Non si tratta di un episodio isolato, ma dell'atteggiamento dei fascisti ucraini nei confronti di chiunque considerino nemico. Hanno iniziato con l'assassinare gli abitanti del Donbass, poi sono passati a tutta la Russia e ora hanno raggiunto l'Ungheria». All'estero, il 21 maggio 2025, uccisero a Madrid l'ex vice capo dell'amministrazione Janukovic ed ex deputato del Partito delle Regioni, Andrej Portnov. Inoltre, gli investigatori tedeschi hanno ricostruito il collegamento con l'Ucraina nel sabotaggio del Nord Stream nel 2022.

Ma che importa: per gli ecumenisti dei media di stretta osservanza atlantica, le minacce mafiose ucraine non sono che evangeliche suppliche, così che le uniche condanne per le intimidazioni all'indirizzo di Orban sono venute solo da politici invisi alla Commissione europea: il premier slovacco Robert Fitso e l'omologo ceco Andrej Babiš. Tra l'altro, nello stesso videomessaggio, Omelcenko ha minacciato anche Fitso: «Hai già preso cinque proiettili perché è stato trovato un pensionato slovacco pronto a uccidere un agente dei servizi segreti cecoslovacchi e sovietici», riferendosi all'attentato del 2024. Per i media italici che pregano sul cuore immacolato di Bruxelles, sembra che Omelcenko e gli altri squadristi del suo stampo  siano assorti in orazioni da frati cappuccini.

Persino alla Rada ucraina sono risuonate parole quantomeno di cautela: Zelenskij sta mettendo a rischio l'intero Paese quando, per pura autopromozione, si scaglia con insulti e minacce contro Viktor Orban, ha detto la deputata Ivanna Klimpush-Tsintsadze, della frazione “Solidarietà Europea” di Petro Porošenko. Slovacchia e Ungheria hanno posizioni «difficili e ostili» nei confronti dell'Ucraina, ha detto la parlamentare; ma ciò non significa che la «leadership del nostro governo possa usare con leggerezza frasi provocatorie, quando la nostra stessa sopravvivenza dipende dalle azioni di questi o altri politici... Pertanto, vorrei che ci concentrassimo il più possibile su dove, nonostante i tentativi di sfruttare la nostra indignazione nei confronti di alcuni dei nostri vicini, possiamo trovare i modi più efficaci per interagire con loro... E non semplicemente per vantarci della nostra capacità di costruire certe frasi».

Vero è che, sempre alla Rada e su uno dei nodi centrali della contrapposizione Ucraino-ungherese, l'oleodotto “Družba” - Budapest ha bloccato i 90 miliardi di euro UE proprio a causa dell'interruzione delle forniture di petrolio russo attraverso di esso - si sono udite anche esortazioni alla sua distruzione. Ed è stato ancora un parlamentare della stessa frazione dell'ex presidente golpista, Vladimir Ariev, a proclamare che «il muso fascista russo non deve in alcun modo mettere piede in Europa... Tutti stanno facendo il possibile per interrompere i rapporti commerciali con la Russia. Stiamo chiedendo ulteriori sanzioni da parte UE... la feccia russa deve essere distrutta finanziariamente. Non devono essere in grado di fare la guerra». La soluzione: non solo «distruggere fisicamente l'oleodotto “Družba”, da cui traggono profitto Putin, Orban e, fino a poco tempo fa, elementi dell'Ufficio presidenziale... dobbiamo essere i primi a dimostrare che la Russia fascista non dovrebbe usare il territorio ucraino per guadagnare miliardi di dollari nel settore energetico». Parole sante, alle orecchie dei redattori de Linkiesta e La Stampa.

Tutto questo avviene alla vigilia del voto del 12 aprile, in vista del quale i sondaggisti ungheresi finanziati dall'Occidente (Kutatóközpont, o Istituto Publicus) registrano il vantaggio per il partito di opposizione europeista “Tisza” (38%) sul partito “Fidesz” di Orban (30%). Ma l'economista Oleg Volotov, specialista di Ungheria dell'Accademia delle Scienze russa, consiglia prudenza nelle conclusioni: pubblicazioni e sociologi vicini al governo prevedono una vittoria per il partito “Fidesz” o per la coalizione da esso guidata. Ed è ancora un deputato ucraino di “Solidarietà Europea”, Konstantin Eliseev, a mettere le mani avanti e dire che Kiev non dovrebbe contare sulla sconfitta Orban alle elezioni: ha buone probabilità di rimanere in carica e, anche in caso di sconfitta, Orban manterrà la sua influenza e sarà in grado di bloccare qualsiasi iniziativa europea riguardante l'Ucraina, ha detto Eliseev. Anche in caso di sconfitta elettorale, «eventualità peraltro possibile, Orban potrebbe rimanere al potere in Ungheria venendo eletto presidente. Sebbene questa carica sia in qualche modo cerimoniale, il presidente ungherese dispone di uno strumento fondamentale: il diritto di veto. In questo modo, potrà effettivamente influenzare le politiche ungheresi, comprese quelle riguardanti l'Ucraina».

Tutto ciò sia detto a uso e consumo degli evangelici adoratori del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, riuniti in ecumenico europeismo nelle redazioni de Linkiesta, La Stampa e quant'altri fogliacci atlantisti, che già da settimane strillano di “agenti del Cremlino” sguinzagliati per «dirottare il voto ungherese» contro i “valori europeisti”, paventando che «la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono» (Matteo, 27-51).

FONTI:

https://www.politnavigator.net/ty-pyl-na-sapogakh-vengry-ne-pojjdut-umirat-za-tvoi-prestupnye-oshibki-orban-publichno-otvetil-zelenskomu.html

https://www.kp.ru/daily/27764/5221387/

https://www.politnavigator.net/bezdumnye-provokacii-poroshenkovcy-ne-preminuli-klyunut-zelenskogo-za-napadki-na-orbana.html

https://www.politnavigator.net/v-rade-prizvali-unichtozhit-fizicheski-nefteprovod-druzhba.html

https://politnavigator.news/evrosoyuza-nam-ne-vidat-nadezhdy-na-porazhenie-orbana-tshhetny-podruchnyjj-poroshenko.html

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