Niente tregua, ancora raid a Gaza

Razzi su Gerusalemme e Tel Aviv Israele: “Pronti 75 mila riservisti”

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Niente tregua, ancora raid a Gaza

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Mentre Israele è pronto a mobilitare fino a 75.000 riservisti, nessuna tregua nella Striscia di Gaza, con Hamas che alza il tiro e dopo Tel Aviv mette nel mirino dei suoi razzi “Fajr” 5 anche Gerusalemme. Almeno due razzi sono caduti vicino alla Città Santa, tra cui uno in un campo disabitato vicino all’insediamento ebraico di Gush Etzion, in Cisgiordania. 
Nell’enclave palestinese le armi non hanno taciuto neppure durante le tre ore di visita del premier egiziano, Hisham Qandil. Il bilancio dei raid israeliani, proseguiti quasi senza sostam è di tre morti palestinesi mentre una donna israeliana è rimasta leggermente ferita a Ashdod. Il totale dei razzi lanciati da mercoledì dai palestinesi è salito a più di 300, compreso un altro Fajr 5 si fabbricazione iraniana che è caduto questa mattina in mare davanti a Tel Aviv. 
Fonti di Hamas hanno denunciato che Israele ha sparato 85 missili sulla Striscia di Gaza in appena 45 minuti. Prese di mira basi sotterranee usate da militanti palestinesi per sparare razzi verso il territorio dello Stato ebraico. Colpito anche il ministro dell’Interno di Hamas, dove si è sviluppato un incendio, e un edificio che ospita un generatore di corrente, vicino alla casa del primo ministro Ismail Haniyeh. Israele intanto smentisce l’abbattimento di un caccia isareliano, annunciato dalle Brigate Ezzedine al-Qassam. 
Intanto interviene Abu Mazen. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), in una conferenza stampa a Ramallah, tende la mano ad Hamas: «È il momento giusto per la riconciliazione», dice dopo le tensioni degli ultimi mesi. Quella di Israele «è un’aggressione non solo a Hamas ma a tutto il popolo palestinese». «Andremo comunque all’Onu il 29 novembre per chiedere il passaggio come stato non membro, qualunque cosa succeda», ha spiegato il leader palestinese. Abu Mazen ha poi annunciato che il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si recherà nel giro di due o tre giorni nei Territori. 
Il sindaco di Tel Aviv ha disposto l’apertura dei rifugi antiaerei. Non accadeva dal 1991, quando la città fu colpita a più riprese da missili iracheni Scud. In vista di una possibile offensiva terrestre, Israele ha richiamare 16.000 dei suoi 30.000 riservisti e successivamente il ministro Ehud Barak ha ordinato un’ulteriore mobilitazione. Il presidente israeliano, Shimon Peres, ha assicurato che non è intenzione del suo Paese «entrare in guerra»: «Speriamo che questa operazione non duri un minuto di più del richiesto», ha affermato. 
Intanto durante la tradizionale preghiera del venerdì il presidente egiziano, Mohamed Morsi, ha definito gli attacchi su Gaza «una eclatante aggressione contro l’umanità» e ha promesso che il suo Paese «non lascerà Gaza da sola».  

Fonte La Stampa

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