Prof. Erspamer: Perché torno su Facebook

13421
Prof. Erspamer: Perché torno su Facebook


di Francesco Erspamer*

Del resto facebook l’ha inventato un giovane americano, di quelli che fin da piccoli l’unica cosa che sognano è fare molti soldi in fretta e poi vivere di rendita, vedendo il loro capitale moltiplicarsi esponenzialmente senza fare nulla, però pagando lobby, giornalisti e politici perché convincano la gente che gli altri, i comuni mortali, debbano lavorare sempre di più e accontentandosi di poco (il poco stabilito dal “mercato”), se no vuol dire che sono degli scansafatiche o, peggio, dei falliti e dunque non meritevoli di niente in quanto il mondo è di chi ha successo.

Questa concezione della vita e della società – si chiama liberismo – facebook e i social in generale la esprimono e promuovono con la loro struttura e le loro modalità d’uso, al di là dei contenuti: malgrado il nome sono dispositivi capaci solo di generare e promuovere individualismo, superficialità, fanatismo. Pensate al loro linguaggio, a come abbiamo svuotato il significato della parola “amico” (lo ricordate il proverbio “chi trova un amico trova un tesoro”?), banalizzato il giudizio (“mi piace” con un semplice clic), sdoganato le cazzate, ossia l’impulso a parlare anche quando non si abbia nulla da dire, anche quando non ci si sia informati, non si sia prestata attenzione, non si abbia riflettuto. Come se l’essenziale non fosse comunicare agli altri una conoscenza bensì dare sfogo al bisogno di esprimere la propria soggettività; il liberismo “vede la propria salvezza nel consentire alle masse di esprimersi (non di vedere riconosciuti i propri diritti)”, come scrisse del fascismo Walter Benjamin.
Così mi sono preso una vacanza da facebook. Non programmata: per alcuni giorni l’assenza è stata dovuta ad altri impegni. Ma nel frattempo ho cominciato a sentirmi meglio; quando poi ho anche smesso di guardare i giornali per dedicarmi solo ai libri e al giardinaggio approfittando dell’isolamento sociale da coronavirus, mi è anche tornato l’ottimismo.

Perché allora sono di nuovo qui? Perché purtroppo in questo mondo, credo per la prima volta nella Storia, non ci si può esentare dalla realtà neanche fuggendo. Non ci sono più luoghi, neanche i deserti, non toccati dall’ingordigia del neoliberismo e dei suoi tanti seguaci, che tutto ciò che di buono e di bello c’è su questo pianeta lo stanno distruggendo per l’ansia di consumare e sprecare. 

È come in guerra: bisogna prendere posizione o si è complici del più forte, per default. Non mi piace ma va fatto, e non perché l’impegno o il sacrificio garantiscano la vittoria: no, la vittoria è improbabile. Si tratta di un dovere morale e politico, ossia l’unica azione che ancora possa dimostrare la nostra umanità.


*Professore alla Harvard University. Post Facebook del 07 luglio 2020

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Il casus belli della Groenlandia di Loretta Napoleoni Il casus belli della Groenlandia

Il casus belli della Groenlandia

Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz di Fabrizio Verde Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz

Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz

L'economia Usa cola letteralmente a picco di Giuseppe Masala L'economia Usa cola letteralmente a picco

L'economia Usa cola letteralmente a picco

Voce al popolo di Gaza: “Il Board di Trump è solo simbolico” di Michelangelo Severgnini Voce al popolo di Gaza: “Il Board di Trump è solo simbolico”

Voce al popolo di Gaza: “Il Board di Trump è solo simbolico”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Liquidazione del nazista Kapustin di Marinella Mondaini Liquidazione del nazista Kapustin

Liquidazione del nazista Kapustin

Trump, la fine del diritto e la nuova egemonia occidentale di Giuseppe Giannini Trump, la fine del diritto e la nuova egemonia occidentale

Trump, la fine del diritto e la nuova egemonia occidentale

Dal commercio al check-in... una storia già vista di Antonio Di Siena Dal commercio al check-in... una storia già vista

Dal commercio al check-in... una storia già vista

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Trump un pericolo per il mondo intero di Michele Blanco Trump un pericolo per il mondo intero

Trump un pericolo per il mondo intero

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti