Quelli che per la Siria si indignano ad orologeria, telecomandati

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Quelli che per la Siria si indignano ad orologeria, telecomandati

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di Marco Santopadre

Non c'è cosa peggiore dell'indignazione telecomandata, a orologeria... 

In sei anni in Siria sono morte tra le trecento e le cinquecentomila persone: sotto le bombe, a causa delle autobomba, delle mine, delle pallottole, delle armi chimiche, di fame e di stenti.

Voi però vi ricordate della guerra in Siria ogni tanto, quando i telegiornali e i social network vi invitano a piangere i morti giusti. I morti sbagliati - quelli falciati dai mortai e dalle autobombe dei 'ribelli', oppure sventrati dalle bombe sganciate dai caccia Usa o sauditi - non hanno diritto alle vostre lacrime.

Oggi si piange, poi per una settimana, per un mese niente... aspettando che Rai News e Al Jazeera diano nuovamente il segnale. Non sappiamo cosa è successo veramente ieri a Idlib, nessuno può saperlo, e probabilmente non lo sapremo mai. 



Certo, può essere che Mosca-Damasco e Teheran, che pure stanno nettamente vincendo la guerra mettendo all'angolo sauditi, turchi e americani, abbiano deciso di suicidarsi compiendo una strage feroce quanto inutile sul piano militare: se proprio Damasco doveva rivelare al mondo di possedere ancora quelle armi chimiche teoricamente distrutte due anni fa, perché colpire i civili in un'area secondaria invece che le migliaia di combattenti di al Qaeda e delle altre formazioni jihadiste che controllano quel territorio? 

Certezze non ce ne sono - a parte quella che il macello in Medio Oriente continuerà ancora a lungo - e chi oggi spara sentenze assolute ha ben poca credibilità. 
Ma la velocità con cui tutto il fronte di coloro che hanno provocato la mattanza in Siria - dagli Usa agli Ue, dall'Arabia Saudita alla Turchia fino ad Israele - tenta di utilizzare la strage di Idlib a proprio favore per capovolgere la situazione sul campo dovrebbe ingenerare più di qualche dubbio in tutti noi...

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