Rivolta repubblicana alla Camera: approvata la risoluzione per togliere a Trump i poteri di guerra con l'Iran
Il popolo americano è esausto del conflitto con l'Iran: questo il duro atto d'accusa lanciato da un deputato repubblicano che ha scelto di schierarsi a favore della risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump.
Tom Barrett è uno dei quattro rappresentanti del Partito Repubblicano alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti che hanno votato a favore del provvedimento. Intervistato dalla CNN, Barrett ha difeso apertamente la sua scelta, spiegando che i cittadini americani sono ormai stanchi e frustrati dall'andamento dello scontro con Teheran. Rispondendo a una domanda su quanto i residenti del suo distretto — un'area elettorale chiave e altamente competitiva nel Michigan — abbiano risentito delle pesanti ripercussioni economiche e sociali del conflitto, il deputato ha dichiarato: "Penso che le persone siano decisamente frustrate e deluse". Barrett ha poi sottolineato che il suo sostegno alla risoluzione è maturato dopo "diverse considerazioni", pur ribadendo di essere pienamente consapevole del grave impatto che questa guerra sta avendo sulla vita dei suoi elettori.
Mercoledì sera, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la risoluzione, che mira a imporre al presidente Donald Trump il ritiro delle forze armate statunitensi dalle operazioni belliche contro l'Iran. I legislatori hanno approvato la misura con 215 voti favorevoli e 208 contrari, un risultato reso possibile proprio dal decisivo strappo dei quattro deputati repubblicani.
Sempre secondo quanto riferito dalla CNN, se da un lato Barrett ha sostenuto la risoluzione, dall'altro lo Speaker della Camera, Mike Johnson, ha criticato aspramente il provvedimento, sostenendo che limitare le prerogative del presidente nel pieno delle trattative internazionali potrebbe rivelarsi "pericoloso".
Invitato a commentare la vicenda, il deputato della Pennsylvania Brian Fitzpatrick ha difeso la propria scelta di voto, sostenendo che l'iniziativa non faccia altro che seguire il quadro giuridico vigente nel Paese.
“Esiste già una legge approvata. Onestamente non capisco cosa ci sia di così complicato. Portate la questione al Congresso, discutetene in base alla sua natura e al suo contenuto, e poi mettetela ai voti. È esattamente così che dovrebbe funzionare il sistema”, ha affermato Fitzpatrick, richiamando espressamente il War Powers Act.
Un duro atto di accusa è arrivato anche da Thomas Massie, rappresentante del Kentucky e storico critico della linea di Trump, accusato di aver aperto le ostilità senza la necessaria autorizzazione del Congresso. Subito dopo il voto di mercoledì, Massie ha dichiarato senza giri di parole:
"La gente è stanca di questa situazione. È stanca di pagare cinque dollari al gallone per la benzina e sei dollari al gallone per il diesel; è stanca di non potersi permettere i fertilizzanti in Kentucky".
Massie ha poi aggiunto che questo voto "manda un messaggio chiaro: la Camera dei Rappresentanti, in quanto istituzione che rappresenta il popolo americano, è stanca di questa guerra".
La scelta dei quattro repubblicani di appoggiare il testo della risoluzione rappresenta un durissimo colpo politico per la Casa Bianca e suona come una condanna esplicita della strategia bellica presidenziale. Ora l'iter prevede che il provvedimento passi al Senato; se otterrà la maggioranza anche in quella sede, verrà inviato alla scrivania di Trump, il quale dovrà decidere se firmarlo o porre il veto.
I promotori della risoluzione contestano a Trump di aver ordinato l'offensiva militare contro Teheran aggirando il Congresso. Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, infatti, l'autorità esclusiva di dichiarare guerra spetta unicamente al potere legislativo.
Il contesto del conflitto e lo shock energetico
Le tensioni erano esplose lo scorso 28 febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele avevano avviato un'offensiva militare, scatenando un'immediata e massiccia rappresaglia da parte dell'Iran, che ha risposto con ondate di missili e droni diretti contro obiettivi israeliani e basi militari statunitensi dislocate nella regione.
L'inasprimento del conflitto ha spinto Teheran a imporre un rigido blocco sul transito navale attraverso lo strategico Stretto di Hormuz. Questa mossa ha provocato un vero e proprio shock sui mercati energetici globali, investendo in pieno anche gli Stati Uniti: l'impennata dei prezzi del carburante alla pompa ha finito così per logorare drasticamente i già bassi indici di gradimento del presidente Trump.


