"Se vengono gli yankee, di qui non escono. Stiamo pianificando la liberazione dell'umanità". Intervista esclusiva alla dirigente politica venezuelana María León

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"Se vengono gli yankee, di qui non escono. Stiamo pianificando la liberazione dell'umanità". Intervista esclusiva alla dirigente politica venezuelana María León

 

di Geraldina Colotti

Nonostante i suoi 88 anni, María León mantiene l'inconfondibile vigore della giovane che salì sulla montagna per partecipare alla guerriglia. La sua voce, carica di storia e convinzione, traccia un percorso personale e ideologico dalla militanza nel Partito Comunista del Venezuela (PCV) fino alla fondazione delle politiche femministe della Rivoluzione Bolivariana. Di seguito, presentiamo un'intervista esclusiva in cui la dirigente riflette sul femminismo, il socialismo del XXI secolo e la resistenza venezuelana.

E quando le si chiede quale sia il suo ruolo nella rivoluzione, lei risponde: "Il mio ruolo è stato quello di realizzare i miei sogni".

E come?

A 20 anni, avendo come maestre Olga Luzardo e Argelia Laya, ho iniziato la lotta per i diritti delle donne. Durante la campagna elettorale per eleggere Chávez, noi donne di diverse tendenze politiche ci unimmo e elaborammo una proposta di 20 punti. Io ho avuto la fortuna che a vincere le elezioni fu Hugo Chávez Frías, il mio comandante. Il giorno dopo mi nominò presidenta del CONAMU, un'istituzione che esisteva nella Quarta Repubblica. Da lì, ci circondammo di una squadra straordinaria e sviluppammo i 20 punti.

Il primo punto era creare l'Istituto Nazionale della Donna (INAMUJER), che ottenemmo quello stesso anno, il 25 ottobre. Nove anni dopo, a Maracaibo, celebrammo l'anniversario. Regalammo a Chávez un'immagine della Chinita (Vergine di Chiquinquirá) e, con essa in mano, egli si dichiarò femminista, ripetendo le parole di una nostra teorica: "Il socialista che non è femminista, non è socialista. E la femminista che non è socialista, non è femminista."

Ma, per quanto possa sembrare ardito, io sostengo questo: il socialismo del XX secolo fu diretto dal marxismo-leninismo e dalla dittatura del proletariato. Il socialismo del XXI secolo è stabilito da Hugo Chávez. La dottrina è il bolivarianismo; il nostro socialismo è bolivariano e femminista. E non c'è la dittatura del proletariato, bensì la democrazia partecipativa e protagonista. Io credo che questo sia il socialismo che oggi deve percorrere il mondo: bolivariano e femminista.

In tutti questi anni di attacco alla rivoluzione bolivariana, in cui tutto ciò che costruite la destra si dedica a distruggerlo dall'interno, non ha pensato che sia necessaria la dittatura del proletariato?

No, ma molte volte dico: siamo troppo tolleranti. Però la nostra mancanza, dove io la vedo, è nella formazione, nell'educazione. È un mistero che un paese con tanta ricchezza (petrolio, oro, bauxite, coltan, terre rare) abbia una popolazione povera. Per me non ha logica. Per questo, penso che si dovrebbe modificare l'articolo 12 della Costituzione. Che la ricchezza appartenga al popolo venezuelano, perché è l'unico modo per fargli sentire che ne è proprietario. Se avessimo coscienza di essere le e i proprietari, non ci sarebbero 500.000 garimpeiros in Bolívar che rubano la nostra ricchezza senza che la gente faccia nulla, accompagnando in questo il governo rivoluzionario. Il popolo non sente questo come suo, crede che sia "dello Stato". No, è nostro.

 

Dopo tanti anni di aggressioni, l'economia venezuelana è tornata a crescere, ma la disuguaglianza sociale persiste. La via verso lo stato comunale e l'aumento del potere popolare possono risolvere il problema?

Sì, le misure adottate dal presidente Maduro sono volte a far sì che il popolo risolva questi problemi. Qui vivevamo in modo comunitario. Il libro di José Gregorio Linares, Venezuela, nostra America, passato comunitario e avvenire sociale, ci racconta che i viaggiatori europei si meravigliavano del modo di vivere dei nostri popoli originari: nessuno mentiva, nessuno rubava, tutto era messo in comune.

Questi viaggiatori portarono la storia in Europa, che aveva già circa 10.000 anni di società classiste, e Thomas More si ispirò a quei racconti per scrivere Utopia. Il primo libro socialista d'Europa fu ispirato dalle nostre comunità. La dottrina venne assunta da Lenin per cambiare la storia: il 7 novembre 1917, operai, contadini e soldati prendono il potere. Io credo che dove si è realizzato ciò che canta l'inno della Comune di Parigi ("il genere umano è l'internazionale") sia in Venezuela, perché Chávez dichiara il socialismo bolivariano e femminista (uguaglianza tra donna e uomo).

 

La propaganda borghese dice che il socialismo, in tutte le sue forme, è fallito, e che soprattutto è fallito quello bolivariano, che non riesce a nutrire la gente. È così?

Nel frattempo, vedi quella borsa di alimenti CLAP? Arriva anche nei luoghi più remoti a tutte le famiglie a prezziminimi. Il socialismo sta facendo miracoli. Nonostante la guerra economica, oggi non importiamo più alimenti; credo solo un 2-3%. Ci auto-approvvigioniamo. Questo non era mai successo qui. Ed è successo nel pieno della guerra economica.

Non stiamo morendo di fame. Questo presidente sta facendo miracoli. Non fa tutto come Chávez, perché è un altro momento storico. E i cinesi sono l'esempio: le misure prese da loro hanno garantito il mantenimento del socialismo e la crescita. Il nostro presidente Nicolás Maduro ha detto che il Venezuela sarà la Cina della nostra America. Trasformeremo la realtà verso il socialismo, la stiamo trasformando.

Una marxista come lei, come valuta il progetto delle comunas?

Chávez disse: "Comuna o nulla". Il sogno che sia il popolo a prendere realmente le decisioni, lo stiamo sperimentando qui. La comuna serve affinché il popolo si integri, si impossessi e prenda le decisioni. Se tu mi crei un sistema comunitario in cui il proprietario è il popolo, è molto difficile che la proprietà torni a essere individuale. Qui la proprietà di tutto sarà comunitaria. Come vivevano i caraibici 500 anni fa: qui tutto era messo in comune. Questo non è affatto utopico. Il socialismo bolivariano e femminista basato sull'organizzazione comunitaria è l'esempio attuale per il mondo del socialismo del XXI secolo.

A che punto è la costruzione del socialismo femminista?

Alle classi dominanti il femminismo fa orrore. Il femminismo in Venezuela ha una base economica: Articolo 88 della Costituzione, si equiparano la donna e l'uomo nel lavoro. Per me, un compito che la rivoluzione deve assumere è dare una retribuzione alle casalinghe.

Hanno voluto equiparare femminismo e sessodiversità, ma non è così. La sessodiversità è un settore sociale. Noi la rispettiamo, ma, per come la vedo io, il femminismo è uguaglianza tra donna e uomo. La nostra costituzione, inoltre, ha consacrato il linguaggio non sessista (articolo 78) e ha 180 articoli di difesa della donna. Devo ringraziare per questo lavoro Blanca Nieves Portocarrero e la dottora Vicky Ferrara (dell'Istituto Gioconda Espina) per il loro aiuto nella Commissione di Stile di Vinicio Romero.

Con il genocidio in Palestina, la borghesia, spudoratamente, dice ai popoli: dovete inginocchiarvi o morire. Come vede lei questo mondo di oggi?

L'orrore della Palestina io lo paragono solo all'orrore che fecero gli spagnoli in questo continente. 90 milioni di indigeni morirono per l'invasione. Ma io sono ottimista. La debolezza dell'impero è evidente. Perché non ci hanno ancora invaso? Perché sanno che non usciranno vivi da qui, proprio come non ne sono usciti dal Vietnam. Qui ci stiamo preparando. Non stiamo pianificando la liberazione di un continente, ma quella dell'umanità. Che muoia l'imperialismo e che vivano i popoli!

Quando la Cina ha dato, di recente, quella potente dimostrazione militare, lo ha fatto perché vuole la pace. Io ho fede che il resto del mondo che vuole evitare la guerra ci riesca. I popoli rivoluzionari del mondo seppelliranno l'imperialismo. In appena 108 anni dal 1917, anno in cui è iniziata la nuova società, la Cina è la prima potenza economica. E il Venezuela è l'ultimo paese a essersi dichiarato socialista. Non sono riusciti ad avere la meglio su di noi negli ultimi 20 anni. Il Venezuela si auto-approvvigiona nel mezzo di un assedio universale. Il futuro è nei popoli, che lottano e resistono.

Cosa può dire ai compagni del mondo con la proposta delle Brigate Internazionali di Solidarietà?

Ricorda che una delle chiamate di Hugo Chávez è stata la Quinta Internazionale. Essa propone l'unità di tutto il pensiero rivoluzionario per accelerare la fine dell'imperialismo, l'assassino universale.

L'Homo sapiens ha 300.000 anni, e le società di classe non hanno 10.000 anni. Abbiamo vissuto 290.000 anni in modo comunitario. Questo incidente di 500 anni (di dominazione) lo possiamo spazzare via facilmente. La comune è tornare a come vivevamo comunitariamente. Per questo io ho fede: il socialismo venezuelano dà l'esempio.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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