“Stato di paura”: come il governo consolida il suo potere sulle masse

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“Stato di paura”: come il governo consolida il suo potere sulle masse

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Piuttosto che ridurre le paure che spingono gli individui ad agire in maniera irrazionale e violenta, le cosiddette democrazie strumentalizzano queste paure per controllare le masse. Eventi come quello dell’ 11 settembre e altri atti terroristici sono stati presi a giustificazione di un apparato di sorveglianza sempre più pervasivo, che continua ad essere supportato dalla classe politica americana.
 
Il professore di filosofia Peter Ludlow, tuttavia, sostiene che in ultima istanza non siamo impotenti di fronte allo stato delle cose e che “possiamo resistere all’istinto di essere spaventati”. 
 
L’attività di sorveglianza dell’NSA si è spinta così oltre che il Presidente Obama ha annunciato venerdì l’intenzione di ridurre alcuni dei programmi, pur restando tuttavia convinto circa la necessità del permanere di questo sistema.
 
L’aspetto interessante circa le misure di sicurezza che vengono attuate oggi, scrive Ludlow, è che esse offrono soltanto una “illusione di sicurezza”. Si tratta come di un teatrino della paura. Durante il governo di Bush figlio vi era un codice dei colori, presentatoci come un sistema per garantire la nostra sicurezza: quel sistema, oscillando sempre fra arancio e rosso, ci ricordava costantemente di avere paura. Lo stesso vale per i controlli di sicurezza agli aeroporti: gli esperti di sicurezza palesemente affermano che queste mere procedure di controllo non ci rendono più sicuri, sono solo un teatrino. Ma questo teatrino ci rende davvero più sicuri oppure è teso a ricordarci che siamo costantemente in pericolo?
 
Come suggerisce l’esperto alla sicurezza Bruce Schneier “lo scopo del terrorista è quello di infondere terrore, per l’appunto, ma può fare solo questo. I terroristi non possono prendersi le nostre libertà né tanto meno ridurle. Sono le nostre reazioni al terrorismo che decretano se esso ha avuto successo o meno e il fatto che noi consentiamo al governo di fare cose del genere, questa è la cosa peggiore”.
 
Il filosofo norvegese Lars Svendsen nel suo libro “A Philosophy of Fear” sostiene che lo Stato “deve convincere le persone che alcune cose devono essere temute più di altre, finché le persone non saranno portate a temere cosa sia appropriato temere dal punto di vista dello Stato”. 

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